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medio oriente

Cadono gli alibi di tre grandi organizzazioni umanitarie sulla guerra di Gaza

Giulio Meotti

Dal pregiudizio contro Israele al riconoscimento della presenza di Hamas negli ospedali della Striscia. Le ong ricoscono la verità che non volevano ammettere

All’indomani del massacro di Hamas del 7 ottobre sono emerse numerose prove che dimostrano come l’organizzazione terroristica abbia integrato le sue operazioni in ospedali, aree civili e strutture umanitarie a Gaza. Anziché affrontare le implicazioni di questa realtà, ong e istituzioni internazionali hanno minimizzato, ignorato o negato la portata dell’infiltrazione di Hamas. Quando lo scorso fine settimana Medici senza frontiere ha annunciato d’aver sospeso le operazioni non vitali nell’ospedale Nasser di Gaza dopo che il personale ha segnalato la presenza di terroristi, la ong ha fatto qualcosa che nessun’altra organizzazione umanitaria aveva fatto dal 7 ottobre 2023. Pur evocando la presenza di “masked and armed men”, guardandosi bene dal collegarli esplicitamente al gruppo terroristico al potere a Gaza da vent’anni e preferendo un vago appello alla neutralità ospedaliera, Medici senza frontiere ha confermato ciò che Israele diceva da anni. Per la prima volta dall’inizio della guerra, una grande organizzazione internazionale ha riconosciuto la presenza di terroristi armati che operano all’interno di un ospedale di Gaza, dopo che Israele aveva affermato in ogni modo che gli ospedali di Gaza, incluso l’ospedale Nasser, venivano sfruttati dai terroristi che li utilizzavano come centri di comando, depositi di armi e scudi umani a fronte degli attacchi israeliani. Medici senza frontiere era stata una delle tante ong che hanno condannato Israele per aver fatto irruzione negli ospedali di Gaza, accusando lo stato ebraico di vìolare il diritto internazionale. Israele aveva indicato come giustificazione i tunnel di Hamas trovati sotto gli ospedali di Gaza – tra cui al Shifa, l’Ospedale europeo e l’Ospedale giordano – e la presenza di uomini armati di Hamas. 

L’ex amministratrice delegata di Oxfam, un’altra ong molto attiva contro Israele, ha intanto tacciato la sua ex organizzazione di essere stata “tossica e antisemita” durante il suo mandato. Halima Begum si è dimessa dalla carica di amministratrice delegata di Oxfam a dicembre e ora accusa l’organizzazione di “concentrarsi in modo sproporzionato su Gaza” rispetto ad altre crisi mondiali e che è stata “troppo frettolosa nel definire le azioni di Israele a Gaza un genocidio”. Begum, che sta portando Oxfam davanti a un tribunale del lavoro inglese per le sue dimissioni (un trustee di Oxfam, Balwant Singh, ha lasciato in solidarietà con la Begum), ha dichiarato a Channel 4 News: “E’ importante lavorare nel rispetto dello stato di diritto e garantire che lo stato di diritto internazionale non venga compromesso. Ma dobbiamo essere coerenti con le altre crisi nel mondo, e abbiamo sempre avuto la sensazione che stessimo lavorando in modo sproporzionato per aggirare la crisi di Gaza”. Riferendosi a Gaza, Begum ha aggiunto: “Ma altri esempi includono una forte resistenza quando non eravamo ancora pronti a usare il termine ‘genocidio’. Usare il termine ‘genocidio’, deve essere qualcosa a cui arriviamo con consultazioni, prove e una buona consulenza legale, e cercare di usare quel termine prima di essere pronti come organizzazione mi sembra piuttosto rischioso”. 

La mancanza di neutralità non si limita a Oxfam. Anche l’ex caporedattrice di Human Rights Watch, Danielle Haas, ha da poco osservato che l’organizzazione “premia tattiche divisive e aggressive quando rivolte a Israele”. Documenti interni di Hamas, declassificati questa settimana da Israele, mostrano  che i terroristi hanno spiato e interrogato lo staff di World Vision, un’altra famosa ong, e presunti “informatori”, nell’ambito di uno sforzo per ostacolare un processo israeliano per terrorismo che coinvolgeva l’ex direttore dell’organizzazione umanitaria a Gaza. 

L’ex direttore di World Vision a Gaza, Mohammed al Halabi, è stato condannato da un tribunale israeliano per aver dirottato fondi di aiuti ad Hamas. Halabi è stato arrestato da Israele nel giugno 2016 e condannato nel 2022 per aver dirottato milioni di dollari in aiuti umanitari ad Hamas. E’ stato condannato a dodici anni di carcere e rilasciato nel febbraio 2025 nell’ambito di uno scambio di terroristi e ostaggi tra Israele e Hamas. Ora viene fuori che il gruppo terroristico spiava e interrogava lo staff di World Vision per ostacolare il processo, identificando whistleblower e impedendo testimonianze. Nel 2023, il fatturato totale dichiarato da World Vision International è stato di 3,5 miliardi di dollari. Uno dei principali sostenitori di World Vision è il governo australiano, che in un anno ha donato 39,9 milioni di dollari australiani alla ong. Quello che viene fatto nel chiuso dei tunnel e dei sotterranei dei reparti d’ospedale può non essere visibile dalle telecamere all’esterno, ma la verità prima o poi viene fuori.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.