Foto Epa, via Ansa
tra America ed Europa
Ricostruire insieme, accantonato il Green deal. Così parlò Rubio per l'Europa
Alla Conferenza di Monaco, il segretario di stato americano accusa l’Ue di essersi impoverita inseguendo la neutralità climatica mentre il resto del mondo rafforza la propria potenza industriale con le fonti fossili. Un richiamo brutale alla realtà: la transizione verde come scelta politica ha indebolito sovranità, industria e autonomia strategica
Per compiacere il culto del clima, ci siamo imposti politiche energetiche che stanno impoverendo i nostri popoli, mentre i nostri concorrenti sfruttano petrolio, carbone, gas naturale e qualsiasi altra risorsa, non solo per alimentare le loro economie, ma per usarle come leva contro le nostre”. E’ il discorso che ogni europeo, avendo già sperimentato i danni subiti a causa del Green deal, avrebbe dovuto tenere, e invece a esprimerlo è stato il segretario di stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, all’interno della sala conferenze del Bayerischer Hof Hotel di Monaco per la conferenza sulla sicurezza.
Quanto abbiamo perso in questi anni per inseguire una neutralità climatica che non raggiungeremo mai finché saremo gli unici a rincorrerla? “Abbiamo commesso questi errori insieme – ha detto Rubio a Monaco – e ora, insieme, dobbiamo affrontare questi fatti e andare avanti per ricostruire. E sebbene noi americani siamo pronti, se necessario, a farlo da soli, la nostra preferenza, che è anche la nostra speranza, è di farlo insieme a voi, ai nostri amici qui in Europa”. E’ una mazzata tra i denti quella che il segretario di stato americano sferra al Vecchio continente. “Una grande civiltà che ha ogni motivo di essere orgogliosa della propria storia, fiduciosa nel proprio futuro e determinata a essere sempre padrona del proprio destino economico e politico”. E invece noi abbiamo lasciato che l’ideologia green prendesse il sopravvento senza calcolare che avrebbe significato soccombere di fronte a un imperialismo economico e industriale che da oriente, scevro da fanatismi ambientali e responsabilità climatiche, imponeva la sua forza anche a danno di diritti umani e libertà. “La deindustrializzazione non è stata inevitabile. E’ stata una scelta politica consapevole, un’impresa economica durata decenni che ha spogliato le nostre nazioni della loro ricchezza, della loro capacità produttiva e della loro indipendenza. La perdita della sovranità sulle nostre catene di approvvigionamento non è stata il risultato di un sistema commerciale globale prospero e sano. E’ stata una trasformazione sciocca ma volontaria della nostra economia che ci ha resi dipendenti dagli altri per i nostri bisogni e pericolosamente vulnerabili alle crisi”.
Quando un europeo si accorgerà di questa realtà? “Insieme possiamo reindustrializzare le nostre economie e ricostruire la nostra capacità di difendere i nostri popoli”. L’America è pronta a farlo con l’Europa. Noi da che parte del mondo vogliamo stare? “La linea tra comunismo e libertà attraversava il cuore della Germania”. Possiamo aprirci a leggere le parole del segretario di stato americano ripulendole dal sovranismo di Trump per cercare insieme di creare un occidente industriale, democratico, prospero, e libero? Vogliamo l’Europa al centro del mondo, o artefice del suo declino e spettatrice tra due potenze egemoniche che vorrebbero solo prendere il nostro posto nella storia del mondo? “E’ stato qui, in Europa, che sono nate le idee che hanno piantato i semi della libertà e cambiato il mondo. E’ stato qui che il mondo ha ricevuto lo stato di diritto, le università e la rivoluzione scientifica. E’ questo continente che ha prodotto il genio di Mozart e Beethoven, di Dante e Shakespeare, di Michelangelo e Leonardo. Dei Beatles e dei Rolling Stones. Ma solo se saremo senza complessi riguardo alla nostra eredità e orgogliosi di questa comune appartenenza, potremo insieme iniziare il lavoro di immaginare e plasmare il nostro futuro economico e politico”.
l'editoriale dell'elefantino