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la tragedia
Chi ha ucciso l'attivista di estrema destra Quentin D.? Indiziata n. 1: l'estrema sinistra
A Lione tre attiviste del collettivo Némesis protestano contro la presenza di Rima Hassan a un evento, nota per le sue simpatie pro Hamas. Aggredite dai collettivi, la tensione sfocia nel massacro. Testimoni fanno il nome di Favrot, collaboratore del deputato mélenchonista Arnault. Macron: "Nessuna causa giustifica l'omicidio"
Parigi. Quentin Deranque è stato picchiato violentemente “da “almeno sei individui” e “a più riprese”, dopo essere stato “gettato a terra” assieme ad altri due militanti della destra identitaria lionese: ma a differenza loro non è sopravvissuto. Il procuratore di Lione, Thierry Dran, ha tenuto una conferenza stampa sulla tragedia consumatasi giovedì nella città francese a margine di una manifestazione del collettivo femminista di destra Némesis: la morte di un ragazzo di 23 anni, “vittima di un’ondata di violenza senza precedenti”, come ha dichiarato il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron. “L’autopsia eseguita questa mattina ha permesso di stabilire che presentava principalmente lesioni alla testa, un grave trauma cranico-encefalico (...) associato inoltre a una frattura dell’osso temporale”, ha dichiarato il procuratore di Lione. Uno degli amici di Quentin è arrivato sul posto subito dopo l’aggressione. “Era ancora cosciente, riusciva a parlare, ma aveva dimenticato lo svolgimento dei fatti”, ha dettagliato Thierry Dran, prima di aggiungere: “Ha cercato di riportare Quentin Deranque a casa, ma lungo la strada si è reso conto che le condizioni del suo amico stavano peggiorando”. Trasportato in ospedale, il giovane era già in condizioni disperate: il decesso è stato ufficializzato sabato, poco dopo le 19, dalla procura di Lione. “Nella Repubblica nessuna causa, nessuna ideologia, potrà mai giustificare l’uccisione di una persona”, ha reagito il presidente Macron sabato sera dopo l’annuncio.
Tutto è iniziato giovedì poco prima delle 18, nel Settimo arrondissement di Lione, nei pressi dell’antenna locale di Sciences Po, dove era in corso una conferenza di Rima Hassan, eurodeputata della France insoumise (Lfi), il partito della sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon. Le femministe di Némesis, collettivo vicino alla destra identitaria nato nel 2019 con l’obiettivo di “difendere le donne occidentali”, si erano date appuntamento per protestare contro la presenza di Hassan, nota per le sue simpatie pro Hamas, in un istituto prestigioso come Sciences Po, e più in generale contro l’“islamogoscismo” nelle facoltà francesi. “Era un’iniziativa organizzata dalla nostra sede di Lione, erano presenti cinque, sei ragazze, e alcuni ragazzi, come volontari, si erano posizionati poco più lontano, pronti a intervenire e a garantire l’ordine pubblico in caso di aggressione delle attiviste”, ha raccontato al Figaro Alice Cordier, presidente di Némesis. Tra i ragazzi che facevano parte del servizio d’ordine ed erano lì per garantire la sicurezza delle militanti di Némesis c’era anche Quentin Deranque, studente di matematica con la passione per il tennis e la filosofia, convertitosi recentemente al cattolicesimo e vicino ad alcuni gruppuscoli della destra identitaria locale come Audace. A un certo punto, le attiviste di Némesis e i militanti che erano lì per proteggerle sono stati aggrediti da un gruppo di persone appartenenti all’estrema sinistra. Quentin e altri due ragazzi si sono poi divisi dal gruppo, sono stati inseguiti e infine linciati. “I suoi aggressori erano incappucciati, armati di guanti rinforzati e lacrimogeni, lasciando pochi dubbi sulla premeditazione del loro attacco”, ha affermato la presidente di Némesis.
Il procuratore di Lione ha detto che la polizia ha già sentito più di una quindicina di testimoni e sta esaminando i filmati dell’aggressione, ma “al momento non ci sono stati interrogatori”. Le attiviste del collettivo, assieme ad altri testimoni, assicurano tuttavia di aver riconosciuto Jacques Elie Favrot, collaboratore del deputato mélenchonista Raphaël Arnault (prima di entrare all’Assemblea nazionale, Arnault si era fatto un nome nella sinistra radicale fondando il gruppuscolo antifà Jeune Garde, dissolto lo scorso anno dal ministero dell’Interno per le sue azioni violente). La presidente dell’Assemblea nazionale, Yaël Braun-Pivet, ha deciso di sospendere a titolo precauzionale “il diritto di accesso” in aula a Jacques Elie Favrot. “La sua presenza potrebbe causare problemi di ordine pubblico”, ha affermato. Anche i ministri dell’Interno e della Giustizia, Laurent Nuñez e Gérald Darmanin, hanno denunciato “l’ultrasinistra che uccide”. Maud Bregeon, portavoce del governo, si è spinta più in là, denunciando la “responsabilità morale” della France insoumise nel “clima di violenza” che la scorsa settimana ha strappato la vita a un ragazzo di 23 anni.
l'editoriale dell'elefantino