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Trump lascia ad al Sharaa la base di al Tanf. Passaggio di testimone in Siria

Redazione

La mossa americana potrebbe preludere a un ritiro definitivo dal paese, già auspicato dal presidente Usa durante il suo primo mandato. Il messaggio potrebbe però essere letto come un assist allo Stato islamico che nel frattempo, avvertono dal Palazzo di vetro, si sta riorganizzando più o meno ovunque

 

Se vuoi governare un paese devi controllarne i confini e per questo l’avvicendamento con cui ieri la base militare di al Tanf è passata dagli americani alle forze siriane è una specie di investitura di Washington a Damasco come alleato credibile e, soprattutto, sovrano. Questo avamposto nel cuore del deserto alla frontiera con Iraq e Giordania era stato, oltre dieci anni fa, una delle prime basi americane in Siria per combattere l’Isis. Ora gli Stati Uniti si ritirano – non completamente, visto che nel nord resterà un migliaio di uomini e che i raid aerei contro i terroristi continueranno – e passano il testimone a un ex jihadista, Ahmed al Sharaa.

 

Lo scioglimento delle Forze democratiche siriane a guida curda non ha portato solamente alla fine del Rojava, passato sotto il controllo di Damasco, ma anche allo smantellamento dei presidi curdi a guardia delle prigioni dove erano detenuti circa 8 mila miliziani dello Stato islamico con le rispettive famiglie. Al Sharaa, fresco di investitura come 90esimo membro della Coalizione internazionale anti Isis, ha preso il controllo dei campi di al Shaddadi e al Hol e si è intestato la guerra contro i jihadisti a scapito delle forze curde. Per facilitare la transizione ed evitare fughe di massa, gli americani hanno spostato migliaia di prigionieri dalla Siria all’Iraq, con una mossa che potrebbe preludere a un ritiro definitivo dalla Siria – ritiro peraltro già auspicato da Donald Trump durante il suo primo mandato e poi, più di recente, con il ritorno di indiscrezioni circa un nuovo piano per richiamare le truppe. Il messaggio potrebbe però essere letto come un assist allo Stato islamico, che proprio di recente è tornato a essere menzionato come una minaccia emergente dal Sahel al Corno d’Africa, in occasione delle riunioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’Isis si sta riorganizzando più o meno ovunque, è stato l’avvertimento lanciato la settimana scorsa dal Palazzo di vetro. Difficile che il ridimensionamento degli americani in Siria sia una risposta adeguata.

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