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Macron vola da solo

La Francia volta le spalle al super jet franco-tedesco e fa un assist all'asse Meloni-Merz

Stefano Cingolani

La partecipazione tedesca al programma anglo-italo-giapponese Gcap darebbe più sostanza industriale e finanziaria. Ma se fosse possibile lavorare tutti insieme (Parigi compresa) allora sì che finirebbe la superiorità aerea americana

L’asse franco-tedesco era sottosopra da tempo anche nella Difesa e il de profundis al progetto del nuovo cacciabombardiere di sesta generazione al quale partecipava pure la Spagna (Fcas cioè Future Combat Air System) era già suonato e cantato. Nel luglio scorso la Bdli, l’organizzazione tedesca delle aziende aerospaziali in un memo interno aveva scritto chiaro e tondo che si sarebbe ritirata: “A causa della rivendicazione unilaterale e non cooperativa di una singola azienda, il progetto perde il suo scopo”. La singola azienda è la francese Dassault e il documento specifica il pomo della discordia: “Il desiderio ora chiaramente espresso da Dassault di essere responsabile dell’architettura del sistema e di avere l’autorità esclusiva di progettazione per il Next Generation Fighter non è più compatibile, a nostro avviso, con l’idea di cooperazione, ma riflette piuttosto lo spirito di una spinta unilaterale al dominio”, afferma il documento della lobby che rappresenta circa 260 aziende, da Airbus a Rheinmetall. Dassault avrebbe chiesto addirittura l’80 per cento delle attività del programma e il governo Macron sosterrebbe tale pretesa

 

                                 

Il mese precedente, durante il Salone aeronautico di Parigi, Michael Schoellhorn, responsabile di Airbus Defence and Space, aveva criticato apertamente Éric Trappier, patron della Dassault, il quale si era detto pronto ad andare avanti da solo, proprio come nel 1985 per il Rafale, nato dopo che il governo francese presieduto dal socialista François Mitterrand si era ritirato dal progetto Eurofighter Typhoon poi costruito da britannici, tedeschi, italiani e spagnoli. Ci risiamo, la Francia ricade su se stessa. La debolezza di Emmanuel Macron e la pressione del sovranismo di destra e del populismo di sinistra sono alibi, visti i precedenti. La fine del super jet Fcas è grasso che cola per il programma alternativo, il Gcap, il Global Combat Air Program sviluppato da Regno Unito, Italia e Giappone. La partecipazione tedesca darebbe più sostanza industriale e finanziaria, anche se bisognerà rivedere la distribuzione dei ruoli tecnologici, produttivi, manageriali. Non è escluso che possa unirsi anche la Spagna, a meno che non scelga di accettare comunque il diktat della Dassault. Certo, se fosse possibile lavorare tutti insieme, Francia compresa, allora sì che finirebbe la superiorità aerea americana: addio F-22 Raptor della Lockheed Martin, e una gara testa a testa con il nuovo F-47 della Boeing.

La svolta tedesca dà più sostanza al rapporto tra Roma e Berlino. Al vertice di Villa Pamphilj del 23 gennaio scorso il cancelliere Friedrich Merz aveva parlato di due paesi “mai così vicini”. Lo sono anche sul futuro dell’Unione europea, al punto da pensare a una Europa a due velocità o a cerchi concentrici, raccogliendo l’appello di Mario Draghi a un “federalismo pragmatico” guidato dai “paesi più lungimiranti”. I trattati consentono già il sistema della “maggioranza rafforzata”: il 72 per cento dei membri (20 paesi allo stato attuale) rappresentanti il 65 per cento della popolazione. In tal caso, la regola dell’unanimità verrebbe a decadere. Domani al vertice in Belgio sulla competitività (ci sarà anche Macron?) si potrebbe compiere un ulteriore passo avanti sulla cooperazione economica e sulla Difesa, terreno sul quale l’Unione europea può superare anche la muraglia sempre più traballante della Brexit. Gran Bretagna, Italia e Germania hanno cooperato bene in programmi aeronautici come il caccia Tornado, negli anni 80, e l’Eurofighter, negli anni 90, che dovrebbe essere rimpiazzato proprio dal Gcap.

Il programma anglo-italo-giapponese si è dato una complessa divisione del lavoro. Spetta a Londra con la Bae Systems lo sviluppo e la progettazione del velivolo e la produzione della cabina di pilotaggio, mentre i motori saranno della Rolls-Royce; Roma con Leonardo guiderà l’assemblaggio e con Elettronica (alla quale partecipa la francese Thales oltre a Leonardo e alla famiglia Benigni) i sistemi di guerra digitale, pezzo forte del super jet; Tokyo con la Mitsubishi contribuirebbe in vari segmenti della progettazione e della produzione; gli armamenti sarebbero forniti dalla Mbda, leader europeo nei missili, formata da Airbus, Bae e Leonardo, che ha sede a Parigi e con la Francia che è parte importante del progetto e della produzione. Se entra anche Berlino è probabile che porti con sé la Mauser, che arma già l’Eurofighter. Il Gcap ha quindi un’importanza notevole per l’Italia sul piano industriale e tecnologico, ma una macchina da guerra può diventare anche fucina di alleanze politiche, occasione per ripensare al funzionamento dell’Europa (non solo della Ue) e ai suoi equilibri interni.

 

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