Perché i documenti di Epstein sono una valanga anche per Rothschild
Le nuove carte del Dipartimento di giustizia rivelano un intreccio di affari, pressioni e favori che coinvolge uno dei nomi più potenti del capitalismo europeo. Email, transazioni e mediazioni politiche. In gioco c'è la credibilità del denaro globale
I Rothschild, persino loro? Anche l’aristocrazia del denaro e i principi se così si può dire dell’ebraismo mondiale, hanno baciato la pantofola di Jeffrey Epstein? A mano a mano che il dipartimento di giustizia apre le 943 pagine del dossier, quel che sembrava una saga di sesso, ricatti e potere scritta da un epigono del marchese de Sade, cambia registro, fa tremare primi ministri, capi di stato (anche il presidentissimo americano), divi della cultura, affaristi, industriali, magnati, eroi dell’era digitale, spie. Destra e di sinistra, russi e americani, inglesi e israeliani. Un gigantesco Schema Ponzi, ha scritto il Financial Times, ma Epstein sembra in realtà il factotum dell’alta società. Tutti lo volevano, tutti lo cercavano, a tutti prometteva aiuti, sostegni, reti di salvataggio, non solo i piaceri della carne. La più recente novità è tale da far tremare la finanza internazionale con una reazione a catena che può partire dall’infida Svizzera.
Protagonista è Ariane Langner nata a San Salvador da padre tedesco dirigente della Hoechst, e madre alsaziana. Buoni studi francesi e americani, bella presenza dal fascino nordico, esordisce in finanza come broker di Wall Street e qui incontra il suo destino nelle vesti di Benjamin de Rothschild figlio del barone Edmond il grande banchiere francese emigrato durante la guerra in Svizzera dove ha fondato e guidato La Compagnie financière (LCF) uno dei più rilevanti rami della secolare quercia degli zecchini. Nel 1999 il matrimonio, ma Ariane non vuol passare la vita tra shopping, canasta e filantropia, così nel 2008 entra nel consiglio di amministrazione, nel 2015 diventa presidente esecutivo e come scrivono i biografi “porta brio” nella polverosa boutique finanziaria. Quando nel 2021 Benjamin muore d’infarto, lei prende il comando. Ma tutto era già sossopra in casa Rothschild.
L’amicizia con Epstein cominciata nel 2013, due anni dopo si sarebbe rivelata più che fruttuosa. La LCF era stata messa sotto tiro dal dipartimento americano della giustizia alla caccia dei patrimoni nascosti dai ricconi. Il governo chiedeva decine di milioni, Ariane chiama Jeffrey che la mette in contatto con la sua amica Kathy Ruemmler che ha una posizione top nella amministrazione Obama, è la consigliera giudiziaria e numero due al dipartimento. Detto fatto, si arriva a una transazione da 45 milioni di dollari, ben 25 dei quali finiscono nelle tasche (o meglio nei paradisi fiscali) del faccendiere.
Ma Epstein non era più un mero sensale, era ormai l’ascoltato consulente finanziario della baronessa Rothschild. Quando il marito le aveva lasciato le redini, la banca era già in serie difficoltà e in men che non si dica era finita nelle grinfie di Jeffrey. Dopo l’accordo con il dipartimento della giustizia cercò di ristrutturare gli affari cementando il suo potere interno e gettando ancor più zizzania nella già litigiosa famiglia Rothschild, perché David, cugino del marito, avrebbe usurpato il prestigioso nome che un tempo faceva tremare le monarchie d’Europa. Dietro la denuncia giudiziaria c’era, manco a dirlo, lo zampino di Jeffrey. Nel 2023 Ariane aveva detto al Wall Street Journal che si erano sentiti soltanto in un paio d’occasioni. Centinaia di email e altri messaggi sono emersi invece nei documenti oggi resi pubblici.
Si scriveva di regali (sontuosi ça va sans dire), inviti a cena o in vacanza e quant’altro potesse confermare una stretta relazione d’affari e amicizia (niente più di questo si è affrettata a specificare una portavoce della signora Langner in Rothschild). Ma il rapporto era esteso anche al barone che chiedeva a Epstein se conosceva qualcuno a Cuba per aiutarlo a comprare una piantagione di buon tabacco. Ariane aveva introdotto il suo consigliere a Lord Jacob, il patriarca del ramo londinese, proprio nel bel mezzo dell’annosa disputa sul nome. Jacob e Jeffrey erano arrivati a discutere persino sulle reali condizioni di Benjamin accusato di far troppo uso di stupefacenti. E il Lord firmava i suoi messaggi con un familiare “Love”.
Jeffrey cercò di far assumere anche la Ruemmler che prenderà un posto al vertice della Goldman Sachs dopo la fine del mandato Obama, e maneggiò con Leon Black, il capo del fondo Apollo, per maritare, poi eventualmente fondere, le due società finanziarie, intascando ben 158 milioni di dollari. Cosa accadrà a questo punto alla Compagnie financière? E chi avrà ancora fiducia nel mondo bancario svizzero che ha già attraversato il fallimento del Crédit Suisse poi finito in UBS? Non siamo più alle mire di una vedova allegra, uno dei lucenti blasoni del capitalismo era finito nelle mani di un ricattatore e lenone d’alto bordo.