Juan Pablo Guanipa, rilasciato dal carcere, visita i parenti dei prigionieri politici vicino al centro di detenzione di El Helicoide a Caracas (GettyImages)
Il leader oppositore venezuelano Guanipa libero per poche ore. Il regime rialza il muro
Dalla scarcerazione al nuovo fermo. Versioni contrastanti e uomini armati in borghese. Il caso del collaboratore di María Corina Machado mette in discussione l'amnistia, le garanzie giudiziarie e i segnali di apertura annunciati da Caracas. E anche il dialogo con le ong appare sempre più fragile
Non appena scarcerato, il leader oppositore venezuelano Juan Pablo Guanipa è stato subito riarrestato. Anzi, all’inizio la meccanica di un apparente sequestro da parte di uomini armati e non identificati, avvenuta domenica, poteva indurre a pensare di peggio. Per esempio, un colpo di mano di gruppi oltranzisti del regime per bloccare la transizione. Ma poi la procura ha chiarito che il riarresto era stato per “inosservanza delle misure cautelari accordate”, e che avrebbe chiesto gli arresti domiciliari. Il che, però, conferma gli altri dubbi, sul fatto che gli scarcerati dopo il ritorno in libertà tendono a non dare interviste e a non parlare, perfino quelli all’estero.
La famiglia del leader oppositore, stretto collaboratore di María Corina Machado, ha dichiarato che è stato rapito da uomini armati domenica sera, alle 23,45. “Si trattava di un gruppo di circa 10 persone non identificate. Siamo riusciti a identificare una Corolla argento, una Range Rover bianca e una Renault Symbol. Chiediamo l'immediata prova dell'esistenza in vita e il suo rilascio”, si legge nel comunicato pubblicato sull'account social del leader. “Alcune persone sono scese dall'auto senza documenti, con armi lunghe, ed erano molto aggressive. Hanno colpito l'auto. Alcuni di loro sono rientrati in casa e hanno iniziato a colpirla a loro volta. E nel mezzo di quella confusione, mio padre ha deciso di uscire. Dato che non andavano da nessuna parte e si comportavano in quel modo, lo hanno immediatamente afferrato, lo hanno caricato su uno dei veicoli e se ne sono andati. Non hanno portato via nessun altro che si trovasse lì”, ha raccontato il figlio in un'intervista al quotidiano Guarimba Digital. “Mio padre è stato sequestrato dal regime”, ha reiterato in una conferenza stampa dove ha denunciato che non si sa dove si trova. Ha pure mostrato un ordine di scarcerazione da cui risulta che gli unici obblighi erano di presentarsi ogni 30 giorni e non uscire dal paese.
Guanipa era uscito dal carcere nel primo pomeriggio, dopo otto mesi di detenzione. Dopo aver lasciato il centro di detenzione, aveva pubblicato un video in cui affermava: “Eccoci qui, rilasciati dopo un anno e mezzo, dieci mesi di clandestinità, quasi nove mesi di detenzione. Oggi veniamo rilasciati. C'è molto da discutere sul presente e sul futuro del Venezuela”. “Sempre con la verità al primo posto”. Si era poi recato in diverse zone di Caracas, visitando in motocicletta diversi centri di detenzione. Lì aveva incontrato i familiari dei prigionieri e alcuni politici, e aveva anche parlato con la stampa.
Ex deputato ed ex vicepresidente dell'Assemblea Nazionale, Guanipa era stato detenuto il 23 maggio 2025, nell'ambito di un'ondata di arresti contro gli alleati di María Corina Machado. L'arresto era avvenuto a Caracas durante un'operazione delle forze di sicurezza. Guanipa era entrato in latitanza dalle elezioni presidenziali del luglio 2024, dopo aver denunciato brogli elettorali. L'annuncio dell’arresto era stato dato dal Ministro degli Interni del regime Diosdado Cabello, che lo aveva presentato come uno dei presunti “leader” di una “rete terroristica" che, secondo il regime, stava pianificando di “sabotare” le elezioni.
Il rapimento è stato denunciato anche da María Corina Machado, in un messaggio pubblico. “Allerta internazionale urgente. Pochi minuti fa, Juan Pablo Guanipa è stato rapito nel quartiere Los Chorros di Caracas. Uomini pesantemente armati, vestiti in borghese, sono arrivati a bordo di quattro veicoli e lo hanno portato via con la violenza. Chiediamo il suo rilascio immediato”.
L’evento rappresenta una nota d’allarme in una situazione che stava sembrando avviarsi su un percorso positiva. La ong Foro Penal aveva ad esempio detto di trovare “positivo” l’incontro che c’era stato tra diverse ong e la Commissione dell’Assemblea nazionale a proposito della legge di amnistia. Lo stesso Foro Penal aveva attestato la liberazione di 383 sugli 895 nominativi che il governo aveva dato da dicembre, mentre la coalizione di opposizione Piattaforma Unitaria Democratica ne ha contati 391. 35 domenica, tra cui appunto Guanipa. Sabato a Caracas c’era stata davanti al famigerato carcere El Helicoide una grande manifestazione di familiari per chiedere il rilascio di tutti i prigionieri politici venezuelani. L’altra ong Provea, che pure ha partecipato all’incontro con la Commissione dell’Assemblea nazionale, ha denunciato che sotto Nicolás Maduro, almeno 1.652 persone sono state vittime di tortura e altre 7.309 hanno subito trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti, principalmente mentre erano sotto la custodia del Sebin (Servizio di Intelligence Nazionale Bolivariano) e della Polizia Nazionale Bolivariana (Pnb).
Un altro incontro c’era stato tra il presidente dell’Assemblea Nazionale Jorge Rodríguez, fratello di Delcy, e familiari di detenuti politici, e ne era venuta la promessa che il loro rilascio totale sarebbe stato completato “entro venerdì”. E la vicepresidente e presidente a interim Delcy Rodríguez a sua volta aveva incontrato l’ex-primo ministro spagnolo Jorge Luis Rodríguez Zapatero, che in visita per partecipare a un evento aveva espresso ottimismo sulla situazione attuale e aveva elogiato i progressi verso la comprensione reciproca nel paese.
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