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l'intervento
Per gestire l'immigrazione l'Ue deve avere il controllo e dare protezione. Una soluzione comune
L’Europa deve rimanere un luogo di protezione per coloro che ne hanno realmente bisogno, ma questo processo deve essere gestito dall’Ue e dai suoi stati membri, non dai trafficanti di migranti o da attori statali ostili. Ci scrive il Commissario europeo per gli Affari interni e la Migrazione
I cittadini si aspettano dall’Europa soluzioni comuni alla comune sfida della migrazione. Si tratta di una questione che in passato ci ha diviso. Ma il 2025 è stato l’anno in cui abbiamo dimostrato che, uniti, siamo in grado di ottenere risultati in questo campo. Negli ultimi due anni gli attraversamenti illegali delle frontiere sono diminuiti del 55 per cento e le domande di asilo del 21 per cento. Il nostro nuovo sistema di ingressi/uscite, entrato in funzione a ottobre, è il sistema informatico di gestione delle frontiere più avanzato al mondo. Sono già stati registrati 23 milioni di attraversamenti delle frontiere e oltre 12 mila persone sono state fermate e respinte. Se a questo si aggiungono le nuove norme che entreranno in vigore tra pochi mesi, risulta chiaro che l’epoca della frammentazione e dei disordini che hanno segnato la crisi migratoria del 2015-2016 è ormai alle nostre spalle.
Abbiamo voltato pagina. La sfida consiste ora nel consolidare questo nuovo approccio in materia di migrazione: un approccio che riflette sia gli interessi dell’Unione europea sia i suoi valori. Per me e per la maggior parte degli europei, la soluzione è un’Europa che assuma il controllo: l’Europa deve rimanere un luogo di protezione per coloro che ne hanno realmente bisogno, ma questo processo deve essere gestito dall’Ue e dai suoi stati membri, non dai trafficanti di migranti o da attori statali ostili. La soluzione consiste nel creare procedure chiare, efficienti ed eque, non un sistema che possa essere manipolato, inclusa l’esplorazione di soluzioni innovative che l’Italia ha ispirato l’Europa a prendere in considerazione. L’approccio europeo sostiene decisioni giudiziarie rapide, evitando le scappatoie che consentono di perpetuare il soggiorno illegale. Dobbiamo inoltre garantire rimpatri rapidi e dignitosi per coloro che non soddisfano i requisiti legali. Perché cercare una vita migliore è un’aspirazione legittima, ma farlo illegalmente non lo è.
Sono gli abusi del sistema a creare un’immagine negativa della migrazione, compromettendo il sostegno pubblico alla protezione di coloro che ne hanno effettivamente bisogno. Nella stessa ottica, sono questi abusi a indebolire la nostra capacità di attrarre le competenze e i talenti di cui le nostre economie necessitano per prosperare. Abbiamo fatto quanto necessario per riformare le nostre leggi, e i risultati sono già visibili. Ma se vogliamo un’Europa che rimanga un luogo di asilo e una destinazione attraente per i talenti, il compito per noi è chiaro: ridurre il numero di arrivi illegali e mantenerlo basso. Questa è ora la nostra priorità assoluta. Per realizzarla dobbiamo fare in modo che l’Ue resti autonoma, con una politica migratoria assertiva e un uso più strategico della politica dei visti.
Soprattutto, dobbiamo intensificare la cooperazione e il dialogo con i paesi terzi. Dobbiamo cioè cogliere ogni occasione possibile per concludere partenariati, in modo da aprire percorsi legali e cooperare meglio nella lotta globale contro i trafficanti di migranti. Ma dobbiamo anche difendere gli interessi dell’Ue in maniera più decisa. Per esempio, ci aspettiamo che i paesi terzi riammettano i propri cittadini, come del resto sono tenuti a fare. Non dimentichiamo che l’Ue può contare su molti punti di forza per sostenere questo approccio: siamo il principale partner commerciale di circa 80 paesi. Ogni anno i nostri stati membri rilasciano 10 milioni di visti a cittadini di paesi terzi. E noi, l’Ue e i suoi stati membri, restiamo il principale fornitore mondiale di aiuto pubblico allo sviluppo, con oltre 90 miliardi di euro all’anno. In futuro l’Ue rafforzerà il collegamento tra la politica dei visti e la cooperazione, non solo per quanto riguarda la riammissione, ma anche per la protezione delle frontiere, la sicurezza e la lotta contro il traffico di migranti. Perché l’accesso all’Ue è un privilegio e il modo in cui lo gestiamo è una scelta strategica. Stiamo dimostrando che possiamo procedere secondo un modello europeo. E che funziona.
Magnus Brunner, Commissario europeo per gli Affari interni e la Migrazione