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editoriali
Lo sprint di Milei sull'accordo Ue–Mercosur
La Casa Rosada vuole essere il primo paese a ratificare l'accordo per garantirsi le quote d'esportazione più vantaggiose. E per von der Leyen la pressione sale
Dopo che il Brasile ha trasmesso il dossier Mercosur-Ue al suo Congresso, chiedendone un’approvazione rapida, il 5 febbraio il governo argentino ha inviato al rispettivo Congresso l’accordo di libero scambio per avviarne la ratifica. La Casa Rosada, infatti, vuole essere il primo paese del blocco a ratificare per garantirsi quote d’esportazione più vantaggiose. Nella relazione che accompagna l’invio del dossier, il governo Milei insiste sia sull’abbattimento dei dazi per più del 90 per cento delle esportazioni del blocco sudamericano, sia sulla creazione di un mercato da oltre 700 milioni di persone. Proprio nelle stesse ore, l’Argentina ha firmato con gli Usa un accordo di commercio e investimenti con impegni su dazi, standard regolatori e commercio digitale che dimostra la voglia del presidente Milei di cercare sbocchi commerciali su più fronti. E in Europa? Dopo la firma del 17 gennaio ad Asunción, l'Europarlamento ha scelto di chiedere alla Corte di giustizia un parere sulla legittimità dell’accordo Ue-Mercosur, congelandone l’approvazione per almeno 18 mesi. Ma, proprio per evitare che i tempi vengano dettati dal Parlamento, il 9 gennaio il Consiglio dell’Ue aveva deciso di lasciare alla Commissione la possibilità di far partire la provvisoria applicazione dell’accordo commerciale non appena uno stato del Mercosur ratificherà l’intesa. La Commissione per ora ha adottato un approccio conservativo per evitare strappi interistituzionali. Ma un’Europa che vuole reagire ai dazi di Donald Trump e all’incertezza causata dalle politiche commerciali americane e cinesi non può permettersi di tenere in sospeso un accordo già firmato. Una ratifica lampo a Buenos Aires potrebbe infatti spingere la Commissione a decidere di non aspettare il parere della Corte e di optare per l’applicazione dell’accordo commerciale, magari anche con il Brasile. E dopo la copertura politica arrivata da Berlino e Roma che hanno esortato Bruxelles a non perdere tempo, von der Leyen avrebbe difficoltà a trasformare l’attesa in prudenza.