Ansa
editoriali
Washington non perde tempo con Teheran: vuole negoziare ora
Gli americani sono insofferenti, l’ambiguità degli iraniani non è più ammessa. Teheran vuole dettare le condizioni dell'accordo ma non è nella posizione di farlo. Dall'amministrazione americana un messaggio chiaro: o si negozia o si fa la guerra
La Repubblica islamica dell’Iran pretende di dettare le condizioni per l’incontro con gli americani. Vuole spostare il vertice dalla Turchia all’Oman. Vuole decidere di cosa parlare: soltanto del nucleare e non ammette colloqui sul programma missilistico, il finanziamento dei gruppi armati in giro per il medio oriente e la repressione interna. Pretende che siano presenti soltanto gli omaniti, escludendo la coalizione dei paesi che si sono offerti di mediare, interessati alla rinuncia da parte di Teheran al nucleare sia a nutrire i gruppi come Hamas, Hezbollah o gli houthi che avvelenano la regione. Gli iraniani non hanno intenzione di sentirsi addosso questa pressione, sono paranoici e vogliono dettare le regole. Teheran è indebolita, non è nella posizione di stabilire le condizioni, gli americani che hanno la “big beautiful armada”, l’armata americana mandata in medio oriente, puntata contro la Repubblica islamica, sono sempre più insofferenti e vogliono che gli iraniani si siedano e si mettano a negoziare sul serio. Per questo ieri il segretario di stato americano Marco Rubio ha esposto con chiarezza le aspettative dell’Amministrazione e in serata alcuni funzionari di Washington hanno riferito ad Axios che gli americani sono pronti a ritirarsi dai colloqui e non ammettono un cambio di sede. E’ dalla fine di dicembre che la situazione si trascina, negoziare è l’unica via di fuga da un attacco militare. Nel regime iraniano però non domina soltanto la paranoia di chi pensa che, proprio come a giugno dello scorso anno, i negoziati non risparmieranno Teheran da un attacco, ma anche la convinzione che la sopravvivenza della Repubblica islamica sia messa meno a rischio da un attacco che da un negoziato che imponga delle rinunce importanti. Oggi Steve Witkoff e Jared Kushner, i due emissari di Trump che dovrebbero parlare con gli iraniani, sono in Qatar. Forse non è arrivato il momento delle decisioni definitive, ma Washington, insofferente, sta dicendo: o si negozia o si fa la guerra. Nessuna ambiguità è ammessa.