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lo scenario

Abbas: i palestinesi voteranno. Ecco perché nessuno si entusiasma

Fiammetta Martegani

Il 2026 potrebbe segnare le prime elezioni dirette per il Consiglio nazionale palestinese, ma per molti è solo una convocazione simbolica. Il vero parlamento che rappresenta i palestinesi in Cisgiordania e Gaza, infatti, è paralizzato dal 2007 per il conflitto tra Fatah e Hamas

Tel Aviv. Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas ha definito il 2026 come “l’anno della democrazia palestinese” e martedì scorso ha annunciato che, il 1° novembre, si terranno le elezioni per il Consiglio nazionale palestinese (Pnp), ovvero il parlamento dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp). Sarebbe la prima volta che i membri del Consiglio verrebbero eletti direttamente dal popolo mentre, fino a oggi, venivano nominati all’interno dello stesso movimento politico. Inoltre, ha dichiarato che le elezioni si svolgeranno ovunque sia possibile – nei territori palestinesi, a Gaza, a Gerusalemme est e all’estero – per permettere la partecipazione del maggior numero possibile di palestinesi.

Nonostante la notizia abbia avuto un forte eco tra i media internazionali, dal punto di vista palestinese sembrerebbe trattarsi di “fumo negli occhi” poiché il Consiglio nazionale palestinese è uno degli organi politici controllati da Abbas ed è considerato il parlamento dell’Olp, mentre il parlamento che rappresenta i palestinesi in Cisgiordania e Gaza è costituito dal Consiglio legislativo palestinese che non si riunisce dal 2007, a causa del conflitto politico tra Fatah e Hamas. 

Come spiega al Foglio Samer Sinijlawi, analista politico palestinese che vive a Gerusalemme e ha trascorso gli ultimi tre decenni cercando di costruire ponti tra palestinesi e israeliani, collaborando per note testate israeliane e per il New York Times: “Abbas sta solo cercando di prendere tempo per continuare a fare quello che ha sempre fatto: manovrare un teatrino politico di cui è l’unico regista indiscusso, senza alcuna visione di lungo periodo nei confronti del popolo palestinese e di una risoluzione del conflitto che implicherebbe una collaborazione, seria, con le istituzioni israeliane. Purtroppo, ancora oggi, nei Territori domina la corruzione e viene soffocato, con tanto di arresti, ogni tentativo di libertà di espressione che possa portare a cambiamenti concreti”. Secondo Nidal Foqaha, presidente della Palestinian Peace Coalition, due eventi politicamente più rilevanti potrebbero essere le elezioni municipali in Cisgiordania, previste per il 25 aprile, e la conferenza generale di Fatah prevista 14 maggio a Ramallah, dove verranno eletti membri del comitato centrale del partito: “Non credo che la data del primo novembre possa aver alcun effetto significativo nell’implementazione della democrazia palestinese e nel miglioramento delle nostre vite. Eppure, lo si può leggere come un tentativo ‘diplomatico’ di cercare di cominciare a portare un cambiamento a livello istituzionale, attraverso delle riforme, come è stato auspicato dall’attuale Amministrazione americana, al fine di mandare avanti anche la ricostruzione, sia infrastrutturale sia politica, della Striscia di Gaza. A Ramallah i problemi sono ben altri, ma questo sembrerebbe, se non altro, un tentativo di apertura per un futuro più democratico”.

 

 

Secondo Guy Hetzroni, Direttore della Camera di commercio israelopalestinese, diversi osservatori ritengono che l’annuncio di Abbas non sia destinato a produrre cambiamenti significativi, poiché riguardano un organo che storicamente è in gran parte inattivo e dominato da Fatah: “Se un tempo l’Olp era considerato il principale rappresentante del popolo palestinese a livello internazionale, oggi il suo ruolo si è progressivamente indebolito a causa delle divisioni interne soprattutto tra Fatah e Hamas e dell’emergere di altri attori politici. Per tanto, anche un’eventuale riforma del Cnp attraverso le elezioni nazionali, difficilmente cambierebbe i rapporti di forza sul terreno, a meno che non si inserisca in un processo di trasformazione politica più ampio, che al momento appare improbabile. Per quanto Abbas sia in carica dal 2005 – le successive elezioni sono state ripetutamente rinviate – la maggior parte dei palestinesi considera la leadership dell’Anp illegittima, responsabile della repressione interna, delle pratiche clientelari e della corruzione all’interno del sistema. In sintesi, conclude Hetzroni: “La convocazione delle elezioni per il Consiglio nazionale palestinese sembrerebbe significativa solo su un piano simbolico, ma per ripristinare la democrazia tra i palestinesi sarà necessario tornare alle elezioni per un esecutivo e, realisticamente, è un traguardo che potrà essere raggiunto solo se verrà imposto, verosimilmente, dall’attuale Amministrazione americana”.

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