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ipocrisie
“Tirate fuori le spille per l'Iran”. Il grande Draiman le suona ai colleghi silenti sui massacri
Il frontman dei Disturbed, dopo aver visto che ai grammy nessuno ha speso parole per ciò che accade in Iran, ha pubblicato un video sui social denunciando l'accaduto. Poi ha scritto anche al Washington Post: "Il coraggio è il coraggio di restare soli, di difendere ciò che è giusto quando il pubblico non ti applaude”
Roma. Il regista Javad Ganji è stato assassinato nella Tiananmen iraniana e poche ore dopo ai Golden Globes nessuno si è curato di citarlo. Per Mark Ruffalo e Javier Bardem non era una causa. Mojtaba Torshiz, ex centrocampista dei Tractor, la squadra vincitrice del campionato di calcio iraniano, ha lasciato le figlie coi genitori ed è uscito per protestare. Lui e sua moglie sono stati assassinati. Nessuna stella del calcio si è inginocchiato. Le celebrities che hanno difeso gli iraniani si contano su una mano: ci sono le cantanti Pink e Due Lipa, la produttrice discografica Sharon Osbourne e la scrittrice di “Harry Potter”, J.K. Rowling. Ora sono passati anche i Grammy e nessuno ha di nuovo fiatato. Così David Draiman, il frontman dei Disturbed e leggenda vocalist metal, ha prodotto un video per i social e le ha suonate al red carpet. “Dopo aver visto i Grammy Awards sono rimasto deluso dal fatto che nessuno abbia deciso di dire nulla su ciò che sta accadendo in Iran. Sul fatto che decine di migliaia di persone innocenti sono state massacrate, fucilate dopo le loro proteste nei letti d’ospedale, braccate senza pietà, represse. Dovreste essere contro la repressione, a favore della libertà e dei diritti umani, giusto? Non c’era una sola voce a nome del popolo iraniano? Lo farò io”.
La Human Rights Activists News Agency, un’organizzazione per la difesa dei diritti umani in Iran, al Washington Post di ieri ha spiegato che i morti sono almeno 6.800 e oltre undicimila altri casi sono sotto revisione. Numeri che hanno superato il massacro di piazza Tienanmen e l’uccisione da parte delle forze governative siriane di almeno diecimila persone ad Hama nel 1982. Draiman ha poi preso carta e penna e scritto al Wall Street Journal. “Alla cerimonia dei Grammy, una sola causa sembrava avere importanza: la repressione dell’immigrazione da parte dell’amministrazione Trump. Ma ci sono altre cause nel mondo. Perché il massacro di migliaia di iraniani innocenti, perpetrato dalle forze della Repubblica islamica che li tengono in ostaggio da decenni, non rientrava tra queste?”. E’ probabilmente il più grande massacro di civili perpetrato da un regime nella storia recente. Gli sgherri del regime hanno ucciso anche due musicisti, Sanam Pourbabaei e Pouya Faragardi. “Eppure, i luminari dell’industria discografica riuniti a Los Angeles non hanno avuto nulla da dire al riguardo. Perché?”. Draiman lo sa, che la questione iraniana è in contrasto con le narrazioni di oppressione, genocidio e violazione dei diritti umani “che hanno preso piede nella sinistra antisemita e antisraeliana negli ultimi anni”. Il loro simbolo è la mano rossa insanguinata, indossata come una spilla da artisti e attivisti, anche se la maggior parte di loro sa che è un simbolo di morte, il simbolo dei linciaggi di israeliani durante la Seconda Intifada. Billie Eilish non ha avuto problemi a sfoggiare questo simbolo agli Oscar.
“Ma non è riuscita a trovare il coraggio di dire una parola a nome del popolo iraniano nel momento del suo più grande bisogno?”, chiede Draiman. “Coloro che si trovano in un’alleanza inaspettata con il regime iraniano, pensando che il loro sostegno solidale sarà ricompensato con diritti e libertà, farebbero bene a ripensare a ciò che è accaduto a persone come loro quando i mullah hanno preso il potere. O alle migliaia di cristiani massacrati e presi in ostaggio dai radicali islamici in Africa. O alle donne afghane, private di tutte le libertà conquistate con il sangue delle truppe americane. Dove sono le campagne e le marce per queste vittime dell’intolleranza? Perché non ci sono spille per loro?”. Draiman conclude: “La signorina Eilish e le sue amiche non sono coraggiose. Il coraggio è il coraggio di restare soli, di difendere ciò che è giusto quando il pubblico non ti applaude”. E ancora deve iniziare Sanremo, il festival delle canzonette e dei cachet.