editoriali
Trump chiude il Kennedy Center
Dopo aver fatto scappare artisti e pubblico, il presidente passa alla ristrutturazione: l'opera house dell’intellighenzia di Capitol Hill si ferma per due anni. Ma difficilmente basterà una mano di pittura per cambiare l’anima culturale della capitale, e di una nazione
Quando Donald Trump è tornato a Washington poco più di un anno fa ha deciso che anche la vita culturale, anche le arti, si sarebbero dovute piegare al vento Maga e alla celebrazione della sua persona. Così si è fatto nominare a capo del Kennedy Center, fulcro della vita culturale della capitale, opera house dell’intellighenzia di Capitol Hill, luogo di spettacoli e balletti e festival del jazz, oltre ai concerti della National Symphony Orchestra. Una mossa senza precedenti. Artisti e abbonati hanno iniziato a boicottare il centro, ma Trump non si è fermato: la deriva woke del palcoscenico doveva essere bloccata. Il presidente ha fatto ribattezzare il centro, aggiungendo le lettere sulla facciata – con una font fastidiosamente diversa – e chiamandolo Donald Trump & Kennedy Memorial center for performing arts. Ma non basta mettere il proprio nome sopra un edificio per cambiarne lo spirito, come si fa con un hotel. Così il pubblico di Georgetown e Kalorama ha smesso di andare: sale vuote, biglietti invenduti, almeno un 43 per cento in media di vendite in meno. La Washington National Opera ha detto che avrebbe scelto un nuovo teatro. E poi anche il padre nobile del minimalismo musicale, Philp Glass, ha detto la sua, proprio mentre si teneva lì, sulle rive del Potomac, la prima del documentario sulla first lady, “Melania”. Il compositore ha annullato la scorsa settimana la prima mondiale della sua ultima fatica, in dichiarata protesta contro il governo, dicendo che “i valori del Kennedy Center sono in diretto conflitto con il messaggio della sua sinfonia”. E così Trump, stanco di vedere che nessuno si piega al suo controllo, ha tirato fuori una dottrina, imparata probabilmente all’asilo: la palla è mia e ci gioco io. Ha annunciato la chiusura del Kennedy Center per almeno due anni per una “rivitalizzazione e completa ricostruzione” degli spazi con la scusa del 250esimo anniversario della nazione, convinto che basti una mano di pittura per cambiare l’anima culturale della capitale, e di una nazione.
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