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in germania
Forte dei dati da scansafatiche, Merz cerca di dare ai tedeschi un po' di senso del dovere
Nel 2024 i lavoratori tedeschi sono rimasti a casa per 3,6 giorni all’anno in più rispetto al 2021. Mentre nel 2025 i giorni di malattia fra gli impiegati sono arrivati a 19,7 di giorni all’anno. Secondo il cancelliere, “con una settimana di quattro giorni e un equilibrio esagerato tra lavoro e vita privata, la prosperità non può essere mantenuta”
Stacanovista in tedesco si dice Arbeitstier, letteralmente “bestia da lavoro”. Tra i suoi sinonimi troviamo Arbeitspferd, “cavallo da lavoro”. Ma se gli animali, volenti o nolenti, non hanno mai smesso di fare il loro dovere, i tedeschi di oggi, a detta del cancelliere Friedrich Merz, sono diventati un po’ scansafatiche. Anzi. A essere precisi al lavoro ci andrebbero pure se non gli facesse difetto la salute. “Il lavoratore tedesco è in malattia in media 14,8 giorni all’anno”, ha di recente affermato il capo del governo federale, “sono quasi tre settimane: è davvero necessario?”.
Lo zampino ce lo ha messo il Covid, lasciando uno strascico burocratico contro il quale Merz intende combattere. Nel 2021, nel pieno della pandemia da coronavirus, il quarto e ultimo governo di Angela Merkel annunciò una misura temporanea per alleggerire il carico di lavoro degli ambulatori medici diminuendo al tempo stesso le occasioni di incontro ovvero di contagio fra pazienti, dottori e infermieri: chi accusava sintomi alle vie aeree, alle ossa o alla pancia poteva telefonare al medico e farsi mettere in malattia. Un uovo di Colombo logistico e sanitario adottato come misura eccezionale ma poi confermato come regola nel 2023 dal governo rosso-verde-giallo di Olaf Scholz, al netto di alcune condizioni non draconiane. Il paziente tele-malato con sintomi lievi può sollevare la cornetta e ottenere fino a cinque giorni di malattia a condizione di essere “noto” allo studio medico al quale fa richiesta, ossia essersi fatto vedere almeno una volta negli ultimi due anni. Il medico, da parte sua, può chiedere che il paziente si presenti di persona – ma questo non succede mai – mentre per avere più giorni oltre ai primi cinque occorre in ogni modo la visita medica.
Le cassandre della Cdu si erano opposte alla misura paventando un suo abuso, e oggi che sono al potere i dati danno loro ragione: secondo l’Ufficio federale di statistica, nel 2024 i lavoratori tedeschi sono rimasti a casa per 3,6 giorni all’anno in più rispetto al 2021. Peggio ancora, secondo uno studio della cassa medica Dak (la terza nel paese) effettuato su quasi la metà dei suoi 5,3 milioni dei suoi assistiti, nel 2025 i giorni di malattia fra gli impiegati sono arrivati a 19,7 di giorni all’anno. Numeri incompatibili con un’economia che stenta a uscire dalle secche della recessione.
Mentre cerca di convincere i poco entusiasti alleati socialdemocratici (Spd) che è tempo che i tedeschi tornino dal dottore quando stanno male, Merz cerca di instillare alla Germania un maggior senso del dovere. “Con una settimana di quattro giorni e un equilibrio esagerato tra lavoro e vita privata, la prosperità non può essere mantenuta”, ha affermato forte dei dati Ocse secondo i quali nel 2023 i tedeschi hanno lavorato i media per 1.347 ore l’anno contro le 1.501 dei francesi e le 1.726 degli italiani. Giorni fa l’associazione degli imprenditori (Mit) che orbita intorno alla Cdu di Merz ha puntato il dito contro chi lavora part time: “Non ce l’abbiamo con chi lo fa per prendersi cura dei bambini, di parenti malati o per seguire un corso di istruzione o formazione”, ha spiegato la portavoce del Mit Juliane Berndt, “parliamo delle persone che vogliono solo più tempo libero”. Per il Mit è una questione di giustizia sociale: “I contribuenti non dovrebbero finanziare l’equilibrio tra lavoro e vita privata delle persone che ricevono sussidi sociali”.
Allo studio del governo c’è un progetto di legge per non rendere più automatico il diritto di chi, assunto a tempo indeterminato, decide di passare al part time. La Spd ha accusato la Cdu di fare “populismo sulla pelle dei lavoratori” e di resuscitare “politiche neoliberiste antiquate”.
Con la Cdu sono gli esperti dell’Iw, l’Istituto per l’economia tedesca con sede a Colonia. Secondo l’economista senior Holger Schäfer Il diritto al part time è figlio dell’epoca della disoccupazione di massa. “Oggi, la Germania ha il problema opposto: troppo pochi lavoratori per riempire troppi posti di lavoro”.