Il caso

Fedorov ha capito molto bene Elon Musk

Micol Flammini

Il ministro ucraino mostra il problema e la soluzione per i droni russi equipaggiati con Starlink. Musk ha risposto e agito. Una regola importante sull'Ucraina in guerra

 Il 26 febbraio del 2022, Mykhailo Fedorov, all’epoca ministro della Trasformazione digitale dell’Ucraina, scrisse a Elon Musk su X: “Mentre tu provi a colonizzare Marte, la Russia tenta di occupare l’Ucraina. Mentre i tuoi missili arrivano con successo nello spazio, i missili russi attaccano i civili”. Fedorov chiese a Musk l’attivazione di  Starlink  in modo che ovunque,  anche vicino al fronte, gli ucraini potessero avere internet. Musk accettò il giorno dopo, lo annunciò su X. Lo scambio sulla piattaforma di proprietà di Musk in realtà era il frutto di giorni  di lavoro, di un’intuizione importante che aveva avuto Fedorov: inviare quattromila lettere firmate di suo pugno ai Big Tech e parlare loro di Ucraina. Era stata un’opera di persuasione e insistenza,  riuscita anche perché Fedorov ha mostrato  che l’Ucraina sapeva  essere attrattiva. Nel paese sono stati installati circa 50 mila terminali di Starlink, con il contributo di diversi donatori e soprattutto del governo della Polonia. Nel frattempo però anche la Russia ha imparato a usare la tecnologia  e i suoi droni si sono fatti sempre più mortali. Ora Fedorov è ministro della Difesa, continua a dormire al massimo quattro ore a notte, sa che deve rivoluzionare l’esercito  e la scorsa settimana si è di nuovo rivolto a Musk che, dopo aver definito Starlink “la spina dorsale della Difesa dell’Ucraina”, aveva continuato a ignorare quanto la sua tecnologia stesse diventando sempre di più il motore dell’attacco russo. 


Fedorov ha chiesto a Musk di aiutarlo a impedire l’uso non autorizzato di Starlink sui droni russi, che volano molto veloci  e  a bassa quota. Gli attacchi più recenti sono sempre stati fatti con droni equipaggiati con Starlink, come quello della scorsa settimana contro il treno passeggeri nella regione di Kharkiv in cui sono state uccise sei persone. Senza Starlink, per chi manovra i droni è  più complesso controllarli in tempo reale e si possono ridurre le vittime. Fedorov ha centrato il punto: ha mostrato a Musk che ci sono terminali di Starlink non registrati che vengono utilizzati dall’esercito di Mosca e si è offerto di mapparli in modo che possano venire disattivati. Per Musk è stato semplice accettare l’offerta: il ministro ha scelto le parole giuste, ha mostrato la soluzione. Il rapporto fra i due dura da quattro anni, Fedorov  ha continuato a credere in Musk anche quando nel 2022, dopo essere stato a contatto con i generali russi, l’inventore di SpaceX decise di disattivare Starlink vicino alla Crimea per paura che l’Ucraina  con i suoi attacchi nella penisola spingesse verso  la risposta nucleare. Fedorov contattò Musk, gli chiese almeno di riattivare la connessione per i droni sottomarini, indispensabili per allontanare la minaccia della Marina russa. Venne accontentato. 


Fedorov capisce Musk e risponde a una regola che l’Ucraina in guerra ha imparato a usare con necessario cinismo:  non occuparsi dell’ideologia.  Musk è meglio averlo a favore che contro e a chi importa se poi  improvvisa piani di pace a favore di Mosca: non è  la diplomazia il campo in cui  può fare  la differenza. 

Di più su questi argomenti:
  • Micol Flammini
  • Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)