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in Venezuela

Il petrolio (e il bilancio) venezuelano ora è sotto tutela americana

Maurizio Stefanini

Il Tesoro americano supervisionerà i conti petroliferi e approverà i bilanci mensili del governo ad interim, nell'ambito di un meccanismo di controllo finanziario descritto come un passaggio intermedio per impedire il collasso del paese dopo la cattura di Maduro. Ecco come funziona

Inizia una nuova era per il petrolio venezuelano. Mentre l’Assemblea nazionale approvava una nuova legge sugli idrocarburi e la presidente a interim Delcy Rodríguez annunciava la prima esportazione in base a questa normativa, il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha rivelato dettagli su come gli Stati Uniti stanno controllando le relative entrate. Il Tesoro Usa supervisionerà dunque i conti petroliferi e approverà i bilanci mensili del governo ad interim, nell'ambito di un meccanismo di controllo finanziario descritto come un passaggio intermedio per impedire il collasso del paese dopo la cattura di Maduro.

La spiegazione di Rubio è stata data mercoledì davanti alla Commissione Affari esteri del Senato di Washington. I fondi saranno depositati su conti gestiti dal Tesoro statunitense. e il Venezuela potrà utilizzare il denaro per pagare i servizi di polizia o acquistare medicinali, ma sotto stretto controllo per verificarne l'utilizzo autorizzato. Il sistema consentirà a Washington di approvare o respingere i bilanci mensili presentati dal regime chavista. Il segretario di stato ha presentato il piano come una misura di emergenza per prevenire un “collasso sistemico” in Venezuela, respingendo al contempo l'idea che gli Stati Uniti sovvenzionino gli investimenti nell'industria petrolifera del paese. Il conto è stato inizialmente istituito in Qatar per evitare sequestri da parte dei creditori statunitensi e aggirare le complicazioni legali derivanti dal rifiuto di Washington di riconoscere la legittimità del regime di Maduro. Secondo Rubio, centinaia di milioni di dollari sono già stati accantonati, con proiezioni fino a ulteriori tre miliardi di dollari.

La struttura si basa su una distinzione tecnica che Rubio ha spiegato ai senatori: “Si tratta di un conto che appartiene al Venezuela, ma è soggetto alle sanzioni statunitensi come meccanismo di blocco. Noi controlliamo solo l'erogazione del denaro; non il denaro in sé”. Il modello replica in parte i sistemi di controllo finanziario utilizzati nei contesti di ricostruzione post-conflitto, sebbene con la differenza che gli Stati Uniti non si limitano alla verifica contabile, ma decidono quali spese autorizzare.

Il 20 gennaio, Delcy Rodríguez ha annunciato che i proventi delle vendite di petrolio sarebbero confluiti in due fondi sovrani: uno per sostenere il sistema sanitario in difficoltà e un altro per rafforzare le infrastrutture pubbliche, inclusa la rete elettrica. Gli ospedali venezuelani si trovano ad affrontare una situazione critica in cui i pazienti devono procurarsi autonomamente i beni di prima necessità, dalle siringhe alle viti chirurgiche, oltre a pagare per esami di laboratorio e diagnostica per immagini presso strutture private. Durante un discorso televisivo pochi giorni dopo l'insediamento, Rodríguez ha dichiarato che il suo governo e l'amministrazione statunitense hanno stabilito “canali di comunicazione rispettosi e cortesi” sin dalla cattura di Maduro.

Il petrolio venezuelano è al centro di una complessa disputa geopolitica che Trump ha reso una priorità nella sua politica estera verso l'America Latina. Il Venezuela possiede le maggiori riserve di petrolio greggio al mondo, con 303,2 miliardi di barili. Circa il 19 per cento del totale mondiale: sei volte le riserve statunitensi e il doppio di quelle dell'Arabia Saudita. Tuttavia, la produzione attuale contrasta drasticamente con questo potenziale: nel 2025, il paese ha pompato una media di 1,08 milioni di barili al giorno, una frazione dei 3,1 milioni prodotti nel 1998, prima dell'ascesa al potere di Hugo Chávez. La maggior parte delle riserve venezuelane è concentrata nella fascia petrolifera dell'Orinoco, dove il greggio extra-pesante è costoso da estrarre e processare a causa della sua elevata densità. Questo tipo di petrolio richiede diluenti speciali, come la nafta, per il trasporto. Per anni, il Venezuela ha ricevuto questi diluenti dalla Russia tramite la cosiddetta “flotta fantasma”, una rete di vecchie petroliere che operano al di fuori delle normative internazionali per eludere le sanzioni.

 

                                            

L'industria petrolifera venezuelana ha così operato per anni attraverso una sofisticata rete di elusione delle sanzioni che coinvolge decine di navi mercantili, società intermediarie e meccanismi di pagamento alternativi. Queste petroliere, oltre 70 secondo analisi indipendenti, hanno trasportato circa 400.000 barili al giorno alle raffinerie cinesi nel 2024. Le tattiche includono la disattivazione o la falsificazione dei segnali Gps, il continuo cambio di nomi e bandiere, l'esecuzione di trasferimenti di petrolio greggio offshore per nasconderne l'origine e l'operatività con proprietari poco trasparenti registrati in giurisdizioni dubbie.

La Cina ha consolidato la sua posizione di principale destinazione del petrolio greggio venezuelano dopo la rottura con gli Stati Uniti nel 2019, e nel settembre 2024 ha ricevuto l'84 per cento del petrolio esportato dal Venezuela, con transazioni che hanno bypassato il dollaro statunitense ed sono state effettuate in yuan o tramite criptovalute, in particolare la stablecoin Tether. Il blocco navale imposto da Trump a dicembre a “tutte le petroliere sanzionate” in entrata o in uscita dal Venezuela ha innescato una crisi operativa. Da allora, almeno sette navi sono state sequestrate dalle forze statunitensi nei Caraibi e nell'Atlantico. Le petroliere hanno iniziato a emergere dall'ombra pochi giorni dopo la cattura di Maduro, quando alcune hanno attivato i loro transponder per rivelare le posizioni tenute nascoste per mesi. La superpetroliera Marbella, la cui posizione era rimasta un mistero per oltre un anno, è apparsa improvvisamente al largo delle coste venezuelane con 1,9 milioni di barili a bordo.

I sequestri hanno generato tensioni diplomatiche con Pechino, che ha accusato Washington di “grave violazione del diritto internazionale” dopo l'intercettazione della petroliera Centuries, che trasportava 1,8 milioni di barili di greggio venezuelano in Cina. La nave aveva caricato con il falso nome di Crag e operava tramite Satau Tijana Oil Trading, uno dei tanti intermediari di cui la statale Petróleos de Venezuela (Pdvsa) si avvaleva per commercializzare la sua produzione alle raffinerie cinesi indipendenti. Questa strategia di utilizzare società registrate in paesi terzi oscurava la tracciabilità legale, sebbene ogni intermediario percepisse la sua parte, riducendo così i ricavi effettivi che raggiungevano il Venezuela.

Ma adesso il Venezuela ha annunciato la sua prima esportazione di gas dopo la riforma della legge sugli idrocarburi richiesta da Delcy Rodríguez all’Assemblea Nazionale con l'obiettivo di creare le condizioni per attrarre investimenti privati esteri. Il presidente della Pdvsa Héctor Obregón ha annunciato l'obiettivo di aumentare la produzione del 18 per cento entro il 2026, raggiungendo circa 1,4 milioni di barili al giorno. Trump ha esortato i dirigenti delle principali compagnie petrolifere mondiali a investire “almeno 100 miliardi di dollari” per rivitalizzare le infrastrutture venezuelane, offrendo "protezione e sicurezza governativa" a lungo termine. Secondo un annuncio fatto giovedì da Delcy Rodríguez, la nave che deve trasportare il carico si trovava già nel Paese e sarebbe partita a breve. Non però stati resi noti dettagli sulla destinazione o sui termini dell'accordo.

Poche ore prima dell'annuncio, appunto, l'Assemblea nazionale aveva approvato all'unanimità la riforma della Legge sugli Idrocarburi Organici, che apre le porte alla partecipazione privata in attività chiave come l'esplorazione, l'estrazione, il trasporto e lo stoccaggio. Facilita inoltre gli investimenti esteri e consente la risoluzione dei conflitti attraverso meccanismi alternativi di risoluzione delle controversie, tra cui la mediazione e l'arbitrato. L'obiettivo è invertire l'impatto delle politiche che hanno concesso a Pdvsa il controllo di maggioranza dei progetti e limitato l'autonomia dei partner privati.

“La Legge Organica che riforma la Legge è promulgata per la storia, per il futuro, per i nostri figli e le nostre figlie”, ha detto il presidente dell'Assemblea nazionale Jorge Rodríguez, fratello di Delcy. Il regime sostiene che l'emendamento mira ad attrarre capitali fuggiti dopo le modifiche legislative attuate durante la presidenza di Hugo Chávez. “Si tratta di una legge chiara, con certezza giuridica, con regolamenti adeguati alle pratiche internazionali del settore”, ha dichiarato la presidente ad interim, che ha sottolineato che i giacimenti petroliferi rimarranno di proprietà statale. Ha inoltre insistito sul fatto che la riforma “rispetterà la sovranità nazionale”. Delcy Rodríguez ha presentato la riforma pochi giorni dopo l'annuncio di un accordo da 500 milioni di dollari tra Washington e Caracas per la vendita di petrolio venezuelano sotto la supervisione degli Stati Uniti.

Nel 2006, una riforma promossa da Chávez sostituì gli accordi operativi con joint venture a maggioranza statale, portando all'uscita di aziende come ExxonMobil e ConocoPhillips, che in seguito intrapresero azioni legali presso tribunali internazionali. Altre aziende, come Chevron, rimasero nel Paese a condizioni meno favorevoli. “Hanno approvato una nuova legge sugli idrocarburi che sostanzialmente elimina molte delle restrizioni dell'era Chávez sugli investimenti privati nell'industria petrolifera”, ha commentato Rubio, avvertendo però che, pur rappresentando “una svolta importante”, probabilmente non sarà ancora sufficiente ad attrarre gli investimenti necessari. Allo stesso tempo, Donald Trump ha annunciato giovedì di aver richiesto la riapertura dello spazio aereo venezuelano ai voli commerciali. “I cittadini americani potranno, molto presto, recarsi in Venezuela e saranno al sicuro. [Il paese] è sotto un controllo molto stretto”, ha dichiarato il presidente, aggiungendo di aver parlato anche lui con Delcy.