Kevin Warsh nel 2024 (GettyImages)

Addio a Powell. Trump nomina Kevin Warsh alla guida della Fed

Redazione

Il successore di Jerome Powell alla Federal Reserve è l’ex governatore Warsh, favorevole a tassi più bassi e già vicino al presidente in passato. Il dibattito sull’indipendenza della banca centrale e il futuro della politica monetaria americana

Donald Trump ha nominato Kevin Warsh come nuovo presidente della Federal Reserve al posto di Jerome Powell. Si tratta di una svolta significativa nella guida della banca centrale americana e che riaccende il dibattito sull’indipendenza della politica monetaria dagli impulsi della Casa Bianca. La notizia era stata anticipata in mattinata da un articolo del New York Times. Trump aveva incontrato Warsh alla Casa Bianca giovedì, lasciando poi intendere ai giornalisti di essere vicino a nominare una figura “nota a tutti nel mondo finanziario”. Un indizio che molti osservatori hanno interpretato come un riferimento proprio all’ex governatore della Fed, già considerato dal presidente durante il suo primo mandato. All’epoca, però, Trump optò per Powell, scelta di cui in seguito si è più volte pentito, accusandolo di non aver sostenuto con sufficiente convinzione una politica di drastica riduzione dei tassi. Negli ultimi mesi, il presidente ha intensificato gli attacchi contro l’attuale numero uno della Fed, arrivando a definire “ingiustificata” la decisione di mantenere i tassi nell’attuale intervallo del 3,5-3,75 per cento. Trump sostiene che l’inflazione non rappresenti più una minaccia e che gli Stati Uniti dovrebbero puntare a un costo del denaro vicino all’1 per cento, per ridurre l’onere del servizio del debito pubblico e stimolare ulteriormente la crescita.

 

In questo contesto, Warsh appare in linea con la visione presidenziale. Nominato alla Fed da George W. Bush, ha fatto parte del board tra il 2006 e il 2011, attraversando la fase più acuta della crisi finanziaria globale. Negli anni successivi ha spesso invocato una sorta di “cambio di regime” all’interno della banca centrale, criticando quello che considera un eccesso di interventismo e sostenendo la necessità di una politica monetaria più orientata alla crescita. Oggi lavora a stretto contatto con il miliardario Stanley Druckenmiller e gode di solidi legami con Wall Street, un profilo che rassicura i mercati ma che solleva interrogativi sul rischio di una Fed troppo sensibile alle pressioni politiche e finanziarie.

La nomina di Warsh arriva al termine di un processo di selezione lungo e molto esposto mediaticamente. Tra i candidati figuravano anche Kevin Hassett, direttore del National Economic Council, il governatore Fed Christopher Waller e Rick Rieder, dirigente di BlackRock. Tuttavia, le tensioni tra l’amministrazione e Powell – acuite dall’apertura di un’indagine del Dipartimento di Giustizia e dalle denunce pubbliche del presidente della Fed su presunte pressioni indebite – hanno contribuito a rimescolare le carte.

  

Non mancano le resistenze politiche. Alcuni esponenti repubblicani, in particolare nella Commissione bancaria del Senato, hanno espresso preoccupazione per una scelta percepita come eccessivamente allineata alla Casa Bianca. Il senatore Thom Tillis ha addirittura dichiarato che potrebbe opporsi a qualsiasi conferma finché non sarà chiarita la posizione legale di Powell. A breve la partita si sposterà al Congresso. In gioco c’è la credibilità dell’istituzione che, da oltre un secolo, rappresenta uno dei pilastri della stabilità economica americana. In un momento in cui i mercati restano sensibili a ogni segnale di cambiamento, la scelta di Warsh potrebbe segnare l’inizio di una nuova stagione, caratterizzata da una Fed più accomodante sui tassi e, forse, più vicina alla volontà del presidente.