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Il personaggio
Melania non è più la moglie (di Trump) dell'est, si è fatta proprio americana
Durante il secondo mandato. la first lady ha capito che nella vita non conviene essere pienamente ermetici. Ora fa qualcosa che prima non faceva: firma contratti, l'ultimo dei quali è il film. Qualche giorno fa poi ha deciso di nuovo di parlare sulle morti di Minneapolis: “We need to unify”. Pochissimo, ottimo
Melania, ultimo capitolo. Chi la conosce, Melania Trump? Nessuno. Ce lo diciamo da dieci anni, che è inutile approfondire. Ogni tanto qualcuno (io) ci prova, le sfortune non sono nemmeno alterne perché produco ogni volta uno scritto tutto uguale e tutto insipido. Idee brillanti non ce ne sono, molti hanno fallito prima e meglio di me. Abbiamo finito pure i commenti malevoli, quelli femministi e difensivi, visto che quelli oggettivi nemmeno esistono. Poi – meno male – ci siamo scocciati di averne un’opinione e abbiamo lasciato perdere. Il problema è che ogni tanto evolve, quella donna. Non è un soprammobile normale, il suo è purtroppo uno spostamento al microscopio difficile da registrare quando accade. Una Michelle Obama simmetrica e contraria. Parla a molliche, Melania. Cercare di capire qualcosa è come fare il pane con le briciole, è tutto minimo, impercettibile. Adesso è diventata, Melania, un film documentario. Esce il 30 gennaio, ha già parecchie critiche disgustate. Ma perché stronchi, critico? Che c’era da documentare, secondo te? Sono anni che lascia giusto il minimo margine per il commento superficiale. I vestiti, il modo di ridere, gli occhiali da sole, il cappello.
1970, Slovenia. Melanija Knavs cresce a Sevnica. Paese depresso. A diciotto anni si trasferisce a Lubiana per studiare design e architettura, ma la carriera universitaria è breve: parte per Milano e poi Parigi, dove lavora come modella. Nel 1996 arriva a New York, incontra Donald Trump un paio di anni dopo, si sposano nel 2005, Hillary Clinton è tra gli invitati, copertina su Vogue. Seguono anni da trofeo del più palazzinaro d’America. Perfeziona l’indecifrabilità. Ce la troviamo a Washington. Primo mandato. Vestiti, altri vestiti, moltissime facce schifate e siccome c’era poca geopolitica grave, ci si spassava. Così per quattro anni. Non l’abbiamo lasciata in pace nemmeno dopo la sconfitta del 2021. Gli articoli di commento all’assenza erano di questo tenore: “a Mar-a-Lago Melania va alla Spa, pranza, torna alla Spa (di nuovo) e cena con Donald sul patio. E così via, ogni giorno”.
Secondo mandato. Melania ha capito che nella vita non conviene essere pienamente ermetici. E’ il momento della prima micro-svolta. Nel memoir che ha pubblicato l’altro anno ha deciso che doveva iniziare a dimostrare una minima consistenza. Così il ghost writer ha messo in pagina questo proclama: “Il diritto fondamentale di una donna alla libertà individuale, alla propria vita, le conferisce l’autorità di interrompere una gravidanza, se lo vuole. Limitare il diritto di una donna di scegliere se terminare una gravidanza indesiderata equivale a negarle il controllo sul proprio corpo. Ho portato con me questa convinzione per tutta la mia vita adulta”. Certo, è una non-posizione interessante. L’avrà deciso lei? Ha nominato un consulente apposta per erogare mini-dichiarazioni? Ha un carattere o no, Melania? Mentre siamo qui a fare congetture: pensa-o-non-pensa, soffre-o-non-soffre, quanto le conviene questo matrimonio di convenienza?, lei fa qualcosa che prima non faceva: firma contratti. L’ultimo dei quali è il film, generosamente appoggiato e smerciato da Bezos su Amazon, costato tanto per dire un mezzo niente.
Non è finita. Ha deciso di nuovo di parlare qualche giorno fa sulle morti di Minneapolis. “We need to unify”. Pochissimo, ottimo. Vorrei dire che la nuova politica di impenetrabilità attenuata ha raggiunto il suo scopo: il nuovo capitale personale indipendente. Mentre si sottrae agli impegni, ha trovato il modo di passare alla cassa con gli amici del marito. Un’apoteosi del “mi faccio i fatti miei” contemporaneo, l’unico spirito del tempo che ci possiamo permettere. Sublimazione dell’homo oeconomicus mentre il mondo fuori si deprime. Imprenditoria delle opportunità, dal fango prendere l’oro, gli Stati Uniti come li conoscevamo coi film di Tom Cruise. Tanto strologare però forse l’ho trovata, una cosa da dire. Non è più la bella moglie dell’est. Si è fatta proprio americana, Melania.