In Minnesota

La bugia intenibile di Minneapolis e il calcolo elettorale di Trump

Paola Peduzzi

Per la prima volta gli occhi del presidente americano vedono quello che abbiamo visto tutti. Così cambia tattica in Minnesota ma non ferma l’ebollizione dell’America. Il capro espiatorio Greg Bovino

Per la prima volta gli occhi di Donald Trump hanno visto quel che abbiamo visto noi, che hanno visto tutti, o perlomeno il presidente americano si è reso conto che continuare a negare l’evidenza, come fa sempre, a raccontare una versione  alternativa dei fatti, come fa sempre, a “flood the zone”, inondare lo spazio del dibattito di accuse infondate o di insulti per accecarci, come fa sempre, non era una strategia praticabile. E così ha cambiato tattica.

   

Dicono i resoconti che, complice la tempesta di neve che ha colpito parte degli Stati Uniti, Washington compresa, Trump abbia visto e rivisto i filmati dell’uccisione a Minneapolis, in Minnesota, di Alex Pretti, un infermiere di 37 anni, da parte degli agenti del Border Patrol, un’agenzia anti immigrazione che dipende dal dipartimento per la Sicurezza nazionale, proprio come l’Ice (le chiamano le due milizie di Trump nella lotta all’immigrazione, in costante contrasto con la polizia e le autorità locali dove operano); abbia guardato la tv ininterrottamente, in particolare la sua amata Fox News, che piano piano ha iniziato a sbeccare la versione monolitica del governo, cioè: Pretti è un terrorista, aveva un’arma (quindi è stato ucciso con dieci colpi sparati nel giro di pochi secondi); abbia ricevuto le telefonate di alcuni repubblicani che gli dicevano: questa linea è intenibile, gli americani hanno gli occhi; e infine abbia deciso di identificare un capro espiatorio e di inviare un mediatore. 

     

Il capro espiatorio è Greg Bovino, comandante degli agenti del Border Patrol, grande esperto di rastrellamenti di migranti (legali e illegali: la maglia è larghissima), che è stato allontanato dal Minnesota e secondo alcuni ha proprio perso il posto di lavoro – di certo ha perso l’accesso ai suoi account social dove dava libero sfogo alla sua caccia all’uomo. Il mediatore è Tom Homan, lo “zar del confine”, che ora viene descritto come un moderato (se volete saggiare la sua moderazione ci sono i video in cui spiegava perché gli agenti dell’Ice hanno tutto il diritto di aggirarsi con il volto coperto a terrorizzare gli americani) ma che dalla sua ha un’esperienza trentennale, una medaglia conferita da Barack Obama, la furbizia utile per sembrare meno mostro degli altri.

   

“Credete ai vostri occhi”, ripetono i commentatori dall’inizio di gennaio, quando è stata uccisa Renee Good, una mamma di 37 anni, con tre colpi di pistola sparati dal finestrino della sua automobile dall’agente dell’Ice Jonathan Ross. Credete ai vostri occhi: i filmati ci sono, la dinamica è chiara, la sproporzione brutale pure, tutto il resto è accecamento. Pensate all’assalto del 6 gennaio del 2021 al Campidoglio, ripetono i commentatori, abbiamo visto tutti che cosa è successo, abbiamo visto gli assalitori in tuta mimetica sfondare le porte, mettere a soqquadro gli uffici, aggirarsi con le fascette per legare le mani, inneggiare a Trump e farfugliare di brogli e di impiccare il vicepresidente: credete ai vostri occhi. L’impunità di quel giorno non è più emendabile, Trump ha detto parlando a Davos che lo sanno tutti, lo ammettono tutti che le elezioni del 2020 le aveva vinte lui e gli sono state rubate, ma non è detto che debba ripetersi. 

  

A muovere Trump non è certo stata la verità dei fatti o un improvviso istinto di umanità e giustizia: sono state le pressioni dei repubblicani che guardano i sondaggi e dicono che lo strapotere delle agenzie anti immigrazione stanno innervosendo il loro elettorato, lo stesso che li ha votati per deportare immigrati ma non così, non con questa furia caotica; sono stati i senatori come Lindsey Graham, che ha telefonato a Trump e gli ha detto: ma come, stai facendo tutto così bene, stai portando l’immigrazione illegale a zero e lasci che tutto venga travolto dalle bugie isteriche dei tuoi alle quali è impossibile credere, perché ci sono i filmati; è stato anche uno dei preferiti anchorman di Trump, Brian Kilmeade, che dalla mattina di lunedì ha iniziato a dire in tv, su Fox News: mandate Tom Homan a fare ordine; è stata pure l’Nra, la potente associazione che difende il diritto di portare le armi, il Secondo emendamento, che si è inalberata a sentire i trumpiani che dicevano che Pretti, che aveva un legalissimo porto d’armi, se l’era cercata, andando a protestare contro l’Ice con la pistola in tasca. Secondo il Wall Street Journal, a innervosire Trump è stato il caos: sembriamo deboli, cosa per lui inammissibile.

  

Ora non si fa che parlare di possibili licenziamenti: in cima alla lista c’è Kristi Noem, ministra per la Sicurezza nazionale, “Barbie Ice” è soprannominata, che ha definito sia Good sia Pretti dei terroristi, giustificando gli omicidi da parte dei federali come legittima difesa, e assieme a lei c’è il cosiddetto ministro ombra del dipartimento, il chief of staff di Noem con un contratto da consulente, Corey Lewandowski, che aveva gestito la prima campagna elettorale di Trump, e che è detestato da buona parte dei trumpiani per i suoi modi rissosi. Ma secondo molti per il momento l’estromissione di Bovino è considerata sufficiente dall’Amministrazione – sono gli stessi molti che dicono che l’assenza di Stephen Miller, architetto di questo potenziamento militare nella lotta all’immigrazione, dalla riunione di lunedì sera alla Casa Bianca non vuole affatto dire, come sperano alcuni, che il superconsigliere sia ora “isolato”. Perché per la prima volta gli occhi di Trump hanno visto quello che abbiamo visto noi, ma la campagna contro i cosiddetti “Ice watchers”, i cittadini che monitorano e denunciano (filmando o parcheggiando le loro auto in modo da rallentare le operazioni di rastrellamento) le agenzie federali continua: i trumpiani preferiscono aprire inchieste su di loro che sui loro agenti con licenza di uccidere. Così come continua il dispiegamento dell’Ice e del Border Patrol in altri stati (a guida democratica); e continua la pretesa da parte del ministero della Giustizia di avere avere accesso ai registri elettorali come merce di scambio, o di ricatto, per moderare le operazioni anti immigrazione. 

  

C’è chi dice che il passo indietro di Trump sul Minnesota è simile a quello fatto sulla Groenlandia, quando da un giorno all’altro ha escluso una conquista militare dell’isola artica e tolto la minaccia di dazi ai paesi della Nato disposti a difendere la Groenlandia a ogni costo. Forse è un paragone troppo romantico: Trump ha visto il danno elettorale nel negare l’evidenza e il crollo dei mercati ha contato almeno quanto, se non di più, la pressione degli europei della Nato nel difendere l’Artico e l’Alleanza. Ma sì, la pressione conta.

  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi