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Il vero patriota

Il linguaggio ben poco moderato di Lori Chavez-DeRemer, segretaria al lavoro di Trump

Matteo Muzio

Ex deputata dell’Oregon dal profilo moderato e filosindacale e con radici familiari in Messico, posta messaggi e immagini retrò per chi ha un “retaggio” americano, con slogan che echeggiano frange etnonazionaliste

Quando la seconda Amministrazione Trump ha preso forma, una delle nomine che ha destato meno preoccupazione di tutte è quella della segretaria al lavoro Lori Chavez-DeRemer. Ex deputata dell’Oregon dal profilo moderato e filosindacale e con radici familiari in Messico, sembrava un ramoscello d’ulivo verso il mondo delle rappresentanze dei lavoratori. Invece a quasi un anno dalla sua tranquilla conferma da parte del Senato (con ben diciassette voti democratici) si nota che i social del dipartimento da lei diretto usano un linguaggio ben poco moderato. Soprattutto sembra quasi sparita la parte istituzionale delle informazioni da condividere sui social, come le informazioni sui tirocini e le opportunità formative o i sussidi per i lavoratori in cerca di occupazione. Tutto scomparso dietro a un flusso continuo di immagini spesso realizzate con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. Il tema: la difesa dei lavoratori americani. Spesso con toni ben poco progressisti.

Alcuni degli slogan più usati sono “Patrioti, non globalisti”, “Ricordatevi chi siete, americani” e “Una Patria, Un Popolo, Un Retaggio” (che sembra ispirato allo slogan nazista “Ein Reich, Ein Volk, Ein Fuhrer”). Si calca anche la mano su quanto il presidente sia dalla parte del lavoratore, fermando la fuga di posti “promossa dai globalisti” e sul fatto che valga la pena combattere per difendere “l’American way of life” assediata dall’esterno. Si tratta di slogan che echeggiano frange etnonazionaliste e che ricalcano anche la retorica pro colletti blu bianchi promossa nel 1972 da un candidato alle primarie democratiche, il governatore della Georgia George Wallace, noto per le sue posizioni di difesa della segregazione razziale. Tutto questo è stato notato, come riporta il Guardian, dai presidenti di due sigle sindacali, l’International Union of Painters e delle National Nurses United, che rappresentano gli imbianchini e gli infermieri e hanno denunciato il flusso continuo di “propaganda fascista” sui social, dove si tenta di convincere “i lavoratori della working class bianca” che il presidente Trump “è dalla loro parte”. Le uniche informazioni sulle opportunità fornite dai programmi di apprendistato, già promossi all’epoca della prima Amministrazione Trump nel 2018-19, sono nascoste dietro link inseriti sopra immagini in stile Art Déco dove si invita l’aspirante apprendista a fare la sua parte per la Patria e a “tenere la linea”, implicitamente contro “l’invasione straniera”. C’è anche qualche post che fa uso di disegni e dipinti risalenti agli anni Cinquanta che raffigurano comunità bucoliche di soli bianchi che mangiano insieme all’aperto o che vanno in chiesa la domenica.

Questo flusso continuo di evocazioni indebolisce anche la credibilità dello stesso dipartimento di fronte a datori e dipendenti, che non riescono a trovare più le informazioni richieste che altri uffici governativi, come quello della Sanità e dell’Agricoltura, continuano a fornire. L’unica informazione ripetuta ossessivamente è che i nuovi posti di lavoro vanno tutti ad “americani nativi”, echeggiando una delle ultime trovate della destra radicale online, quella che sostiene che gli americani di “retaggio”, ovverosia quelli con antenati arrivati prima delle ultime ondate migratorie, valgono più degli altri. Non si sa chi sia la persona che realizzi questa campagna propagandistica: una dichiarazione sotto anonimato parla di un “ventitreenne” imprecisato, del tipo di quelli che hanno collaborato con il dipartimento dell’Efficienza governativa, il famigerato Doge guidato da Elon Musk nei primi mesi del 2025, che aveva come missione il taglio delle spese dell’amministrazione pubblica. Non che altri organi dell’Amministrazione siano immuni dalla propaganda battente contro i nemici “globalisti”: per esempio il dipartimento di stato promuove molti di questi punti. Soltanto il dipartimento del Lavoro però usa opere d’arte modificate a scopo propagandistico in modo costante. E la segretaria Chavez-DeRemer è totalmente assente da questo quadro, come se il suo potere fosse in realtà soltanto nominale. Del resto, poco importa: l’importante è fare parte della campagna elettorale permanente del trumpismo.

 

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