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il caso

Vienna alle prese con il suo primo grande processo a una spia di Mosca

Lorenzo Monfregola

Sotto sospetto dal 2017, arrestato due volte e poi rimesso in libertà, Egisto Ott (ex ispettore capo dei servizi segreti austriaci ), è accusato di "attività segreta ai danni dell’Austria”. Lui con veemenza si dichiara vittima di una congiura e spiega: “Sono emotivo, perché sono mezzo italiano”

Berlino. Un processo per spionaggio a Vienna, la città delle spie. “Il processo dell’anno”, secondo diversi media austriaci e tedeschi. Una storia che va avanti dal 2017. Sul banco degli imputati, Egisto Ott, di madre italiana, ex ispettore capo dei servizi segreti interni austriaci Bvt. L’accusa della procura è pesante: “Attività segreta ai danni dell’Austria”, anni di presunte consultazioni non autorizzate di banche dati per passare all’intelligence russa spostamenti di persone, numeri di targa e indirizzi, inclusi dati sul giornalista Christo Grozev, investigatore di punta sulle spie russe, e sull’ex alto ufficiale dell’Fsb Dmitri Senin. Ott è anche accusato della vendita di un computer portatile con hardware di sicurezza Sina e di telefoni appartenenti a funzionari del ministero dell’Interno austriaco, materiale poi arrivato al Fsb. Le motivazioni di Ott sarebbero state sempre economiche e di frustrazione personale, mai ideologiche. L’agente austriaco avrebbe addirittura redatto una consulenza per spiegare come perpetrare meglio uccisioni in Europa, stilata pochi giorni dopo l’assassinio al Tiergarten a Berlino nel 2019, quando il sicario russo Vadim Krasikov venne arrestato in pochi minuti.

Nell’aula del tribunale della capitale austriaca, da giovedì, il 63enne Ott si dichiara con veemenza innocente, incastrato, vittima di una congiura, attivo in realtà in operazioni con partner occidentali di massima segretezza. A un certo punto, Egisto Ott ha spiegato alcuni suoi comportamenti dicendo: “Sono emotivo, perché sono mezzo italiano”. I suoi accusatori sembrano però determinati nel dimostrare la penetrazione dell’intelligence russa in Austria, paese Ue ma non Nato, da sempre permeabile alle influenze del Cremlino. Fin dal Dopoguerra, l’Austria è considerata terra franca per le spie, grazie a leggi in cui non viene punito lo spionaggio fra paesi terzi o contro organizzazioni internazionali sul territorio austriaco, ma solo quello contro l’Austria. Una specificità legale che il governo ha promesso di modificare.

Sotto sospetto e indagini dal 2017, arrestato due volte e poi rimesso in libertà, Ott è accusato di aver raccolto e diffuso informazioni come membro del Bvt, venendo poi sospeso nel 2021, poco prima che lo stesso Bvt venisse trasformato nella nuova agenzia Dsn, Direzione sicurezza e intelligence dello stato. Il servizio segreto interno austriaco, infatti, è stato smantellato e ricostruito, dopo che dal 2018 era finito in un intreccio di scandali e un feroce scontro tra partiti politici. Scandali originati anche da un dossier anonimo e ambiguo, scritto, secondo alcuni, dallo stesso Egisto Ott e dal suo ex dirigente di divisione Martin Weiss. Proprio quest’ultimo avrebbe negli anni fatto da tramite tra Ott e il fuggitivo austriaco nr.1, l’uomo dei servizi russi Jan Marsalek, ex manager ricercato dall’Interpol per la bancarotta fraudolenta dell’azienda finanziaria tedesca Wirecard. Marsalek è al centro di molteplici intrighi dello spionaggio russo, come la cellula bulgara condannata lo scorso maggio a Londra, il cui operato tocca anche il processo di Vienna. Il materiale che Ott avrebbe trasmesso sarebbe molto spesso arrivato a Marsalek. Per l’accusa viennese, Weiss e Marsalek dovrebbero trovarsi sul banco degli imputati con Ott. Ma non è possibile: Weiss è scappato a Dubai nel 2021, mentre Marsalek è fuggito a Mosca nel 2020, dove continuerebbe a operare per il Fsb. La dimensione politica del caso è profonda, in passato Ott è stato anche accusato nel quadro dei suoi legami con un uomo del Fpö, il partito austriaco di ultra-destra vicino al Cremlino. Il grande scontro sull’intelligence, del resto, si è sviluppato durante il primo governo di Sebastian Kurz, con la coalizione tra popolari Övp e Fpö, poi caduto nel maggio 2019 per l’Ibiza-gate, che travolse il vice-cancelliere Heinz-Christian Strache. Intrighi che si susseguono, sempre intensamente legati alla geopolitica austriaca e all’ingombrante non-così-nemico di Vienna: la Russia. Nell’attuale processo, Ott affronta anche altre accuse, ma la pena massima per il solo reato di spionaggio potrà essere 5 anni. Pochi, in confronto alle severissime condanne possibili in altri paesi occidentali. L’Austria continua probabilmente a essere una terra per spie, anche quando le processa.

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