Il video leak

Il racconto di Delcy Rodríguez sulle "minacce" di Trump dopo la cattura di Maduro

Maurizio Stefanini

In un video svelato da un collettivo di giornalisti la vicepresidente e presidente a interim del Venezuela con la voce rotta giustifica i motivi per cui starebbe “mostrando una leadership molto forte” agli occhi del presidente americano. Quei 15 minuti per accettare le richieste di Washington

“Le minacce sono venute dal primo minuto in cui hanno sequestrato il presidente. Hanno dato a Diosdado, a Jorge e a me 15 minuti per rispondere, se no ci avrebbero ammazzato”. Con la voce rotta,  la vicepresidente e presidente a interim del Venezuela Delcy Rodríguez ha spiegato il motivi per cui in questo momento lei, il fratello presidente dell’Assemblea Nazionale e il ministro dell’Interno Cabello stanno obbedendo a Trump, in un video che è stato fatto filtrare da un gruppo di giornalisti che si firma come "La hora del Venezuela" in un articolo rilanciato anche dal Guardian.

 

Donald Trump sull'Air Force One ha ribadito che secondo lui “in questo momento” Delcy Rodríguez starebbe “mostrando una leadership molto forte”. Ha aggiunto che aveva parlato anche con María Corina Machado e che la apprezza molto, ma appunto la presidente a interim sta facendo un lavoro egregio, e ha intenzione di farglielo continuare. L’Assemblea Nazionale di Caracas proprio su pressione di Trump ha appena approvato una riforma che smantella il controllo statale sul petrolio. In particolare, l'iniziativa rompe con i fondamenti del modello stabilito da Hugo Chávez, eliminando il requisito delle partnership di maggioranza con Pdvsa, allentando le royalties e consentendo l'arbitrato internazionale. “Il Venezuela guadagnerà più soldi nei prossimi sei mesi che nei 20 anni precedenti”, ha detto Trump. I primi 300 milioni di dollari ricavati dalla vendita di petrolio greggio venezuelano da parte degli Stati Uniti sono arrivati, e il governo di Caracas dice che utilizzerà i 300 milioni per ridurre l’inflazione. Delcy Rodríguez ha ribadito di non avere “alcun timore” di confrontarsi con gli Stati Uniti e ha confermato di essere in dialogo con l'amministrazione Trump.

 

Nel frattempo l'ambasciatrice Laura F. Dogu è stata nominata incaricata d'Affari per il Venezuela, come confermato alla Cnn da un alto funzionario del Dipartimento di stato. “L'Amministrazione Trump continua a collaborare con le autorità ad interim per stabilizzare il Venezuela nell'ambito del piano in tre fasi che il segretario (Marco) Rubio ha presentato al Congresso e al popolo americano”, ha dichiarato il dipartimento di stato in una nota. Tale piano prevede la presenza di un Incaricato d'Affari a tempo pieno presso l'Unità Affari Venezuela, situata presso l'Ambasciata degli Stati Uniti a Bogotà, in Colombia. Gli Stati Uniti hanno celebrato il rilascio di 143 prigionieri politici, anche se secondo la Piattaforma Unitaria Democratica dell’opposizione ne restano dentro almeno altri 946. E tra i rilasciati c’è anche Rafael Tudares, genero di Edmundo González Urrutia, dopo aver trascorso più di 380 giorni in prigione.

 

Lo scenario è insomma tale che varie indiscrezioni e analisi sospettano addirittura che Rodriguez e il fratello fossero d’accordo sotto banco con gli Stati Uniti, per consegnare quel presidente tanto testardo nel restare al potere quanto incapace di gestirlo, in modo da poter salvare per lo meno se stessi e la parte di regime a loro collegata. Ma Rodriguez, intervenendo in vivavoce a un'assemblea di influencer e comunicatori del regime che si sarebbe tenuta il 10 gennaio scorso, ha spiegato che obbedisce a Trump perché “le minacce e i ricatti sono costanti”, e che la sua priorità era “preservare il potere politico”.

 

La registrazione rivela evidentemente come Delcy e i suoi sodali si stiano sforzando di riprendere il controllo della narrazione di regime, mantenendo compatti i fedelissimi, ed evitando di essere catalogati come traditori. Prima di metterla in vivavoce Freddy Ñáñez, cantante e poeta che allora era ministro delle Comunicazioni prima di essere passato il 16 gennaio all’Ecosocialismo, cerca di difendere la Rodríguez, chiedendo che “pettegolezzi, voci, intrighi e tentativi di screditarla” vengano messi a tacere. Sostiene che lei è “l'unica garanzia che abbiamo per riportare vivi il presidente e la first lady, ma anche voltare pagina e riconfigurare le nostre forze”. La Rodríguez, che ha parlato in vivavoce per sei minuti, ha detto che “fa male doversi assumere delle responsabilità in queste circostanze”. Ñáñez ha anche provato a spiegare che “tutto ciò che sta accadendo oggi”, incluso il controllo degli Stati Uniti sul petrolio venezuelano, "è semplicemente il piano che Maduro ha messo sul tavolo", aggiungendo: “non è una concessione, un regalo o una sconfitta; vendere petrolio agli Stati Uniti è sempre stato il nostro piano”. Insomma, sarebbe Maduro secondo Ñáñez a essersi fatto catturare apposta, per obbligare Trump a obbedirgli.

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