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Tra mercosur e dazi
Il Parlamento europeo ostile a von der Leyen mette a rischio accordi indispensabili
È diventato incontrollabile e dopo il voto per bloccare l'accordo con il Mercosur, ora socialisti e verdi si oppongono all'azzeramento dei dazi sui prodotti americani. In tutto questo, la presidente spera di concludere i negoziati su un accordo di libero scambio con l’India
Bruxelles. La diversificazione degli accordi commerciali è uno dei pilastri della strategia geopolitica dell’Unione europea per affrontare gli stravolgimenti globali provocati da Donald Trump. Ursula von der Leyen ne ha fatto una priorità. La prossima settimana spera di concludere i negoziati su un accordo di libero scambio con l’India, dopo la firma con il Mercosur una settimana fa. E’ sostenuta da Friedrich Merz e Giorgia Meloni, che nel loro documento congiunto chiedono di accelerare anche con Australia, Emirati Arabi Uniti e i paesi dell’Asean. Germania e Italia vogliono anche una decisione rapida per azzerare i dazi sui prodotti americani per non rischiare di incorrere di nuovo nelle ire di Trump. Ma spingendo von der Leyen a forzare la mano, espongono la presidente della Commissione a un rischio: un Parlamento europeo sempre più ostile potrebbe provocare un incidente.
La moltiplicazione degli accordi di libero scambio è uno dei pochi successi che può vantare Ursula von der Leyen, da quando è iniziato il suo secondo mandato il primo dicembre del 2025. Offrire libero commercio serve a sfruttare e proiettare la potenza economica dell’Unione europea. Il ritorno di Trump e i suoi dazi punitivi rendono questa strategia ancora più urgente. Ma, come su altri dossier, von der Leyen si trova confrontata a un Parlamento europeo più frammentato e imprevedibile. La crescita dei gruppi dell’estrema destra ha eroso la sua maggioranza europeista e l’approccio pragmatico degli eurodeputati di Meloni non basta a compensare. I giochi politici del Partito popolare europeo, che cerca di preservare il suo dominio facendo accordi puntuali con l’estrema destra, hanno alienato socialisti, liberali e verdi. Tra numeri e rivendicazioni, il Parlamento europeo è diventato incontrollabile. Lo ha dimostrato con il voto di mercoledì 21 gennaio per bloccare l’accordo con il Mercosur, rinviandolo davanti alla Corte di giustizia dell’Ue. La firma di von der Leyen è stata rimessa in discussione per appena dieci voti. Un quarto dei deputati del Ppe e dei socialisti e un terzo di quelli dei liberali di Renew hanno votato contro le indicazioni delle leadership dei rispettivi gruppi.
Il cancelliere Merz ha intimato a von der Leyen di andare avanti con il Mercosur, procedendo all’applicazione provvisoria dell’accordo una volta che uno dei quattro paesi – Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay – avrà ratificato. Giuridicamente spetta alla Commissione decidere. I governi, a maggioranza qualificata, hanno già dato il loro consenso. I portavoce di von der Leyen ieri hanno detto che “non è stata presa ancora una decisione”, ma la stessa presidente ha lasciato intendere che lo farà. Con una maggioranza stabile e un sostegno forte, sfidare il Parlamento non sarebbe un problema. Ma la rabbia cova da tempo in alcuni settori della “maggioranza Ursula”. Nelle quattro mozioni di censura votate negli ultimi sei mesi, von der Leyen non ha mai raggiunto il numero di voti che aveva ottenuto quando era stata confermata nel luglio del 2025.
Al conflitto sul Mercosur se ne sta aggiungendo un altro che riguarda un dossier commerciale chiave: l’approvazione della proposta della Commissione di azzerare i dazi sui prodotti americani, come previsto dall’accordo concluso a luglio da von der Leyen con Trump, che prevede dazi del 15 per cento sui prodotti europei. Ora che la minaccia di Trump contro la Groenlandia sembra essere rientrata, von der Leyen spinge per una rapida approvazione con la complicità della presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. “Con la rimozione della minaccia di dazi da parte degli Stati Uniti (sulla Groenlandia), ora possiamo tornare all’importante lavoro di attuare la dichiarazione congiunta Ue-Usa”, ha detto un portavoce della Commissione: “Von der Leyen è stata molto chiara quando ha detto che un accordo è un accordo”. Anche Metsola ha detto di “voler andare avanti”. Ma socialisti e verdi hanno subito protestato. Con Trump occorre evitare “di precipitarsi in misure prese senza un’adeguata riflessione”, ha avvertito la presidente dei socialisti, Iratxe García Pérez. “Qualsiasi decisione di congelare o riprendere i negoziati commerciali Ue-Usa non può essere presa unilateralmente”, hanno detto i Verdi. Non potendo contare su una maggioranza alternativa sul commercio (l’estrema destra è contraria), un colpo di forza del Ppe potrebbe portare a un altro voto contrario del Parlamento europeo e a un’altra sconfitta per von der Leyen.
Sulla presidente della Commissione pendono sempre le mozioni di censura. Mercosur e accordo sui dazi con Trump potrebbero alimentare le diserzioni nella sua maggioranza. La sua posizione diventerebbe insostenibile, non solo se sarà sfiduciata, ma anche in caso di pareggio nella plenaria di Strasburgo. Von der Leyen è consapevole di essere fragile. A Bruxelles circola voce che l’agricoltura sarà esclusa dall’accordo commerciale con l’India. La Commissione non ha confermato.