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Uno studio del Cato Institute smonta la bufala dell'“invasione” di migranti ai tempi di Biden
Il centro studi libertario ha analizzato tutti i dati di arrivi e respingimenti dal 2020, soprattutto quelli che non sono stati pubblicizzati. Un resoconto
Le violenze dell’Ice, la polizia antimigranti americana responsabile della morte della manifestante Renee Good a Minneapolis e di altre persone scomparse misteriosamente all’interno della sua rete di strutture detentive, stanno cambiando l’opinione pubblica sul tema dell’immigrazione illegale. Le politiche trumpiane prevedono provvedimenti draconiani come la quota di tremila arresti quotidiani che si realizza soprattutto catturando persone nei campi agricoli e nelle cucine dei ristoranti, una pratica che va oltre la separazione delle famiglie dei clandestini catturati nei pressi del confine con il Messico durante il primo mandato di Donald Trump. La causa profonda di questa situazione, secondo i sostenitori dell’universo Maga, sono le politiche di “immigrazione facile” dell’epoca di Joe Biden, il responsabile numero del confine “aperto”. A ben vedere però l’ex presidente è stato più duro nei confronti dei migranti rispetto a quanto fatto da Trump durante il suo primo quadriennio: è ciò che è emerge da un ampio studio pubblicato dal Cato Institute, centro studi di matrice liberal-libertaria che vuole mettere in luce non soltanto le falsità propalate dall’attuale Amministrazione Trump-Vance ma anche come Biden sia stato più intransigente nei confronti di chi passava il confine sud rispetto a quanto volesse far credere alla propria base. Non era un bello slogan di campagna elettorale, del resto, dire: ho deportato più clandestini di Trump.
Secondo il Cato Institute, la durezza delle politiche migratorie di Biden sin dal primo giorno era assoluta. Già a dicembre del 2020, prima di entrare in carica, aveva dichiarato che, contrariamente a quanto detto durante il periodo precedente al voto, le politiche di asilo non sarebbero cambiate perché altrimenti “ci sarebbero state due milioni di persone in più al confine”. E infatti dal 20 gennaio 2021 le espulsioni sono aumentate rispetto all’anno precedente, quando alla Casa Bianca c’era ancora Trump. Non solo, sarebbe stato utilizzato anche il titolo 42, una leggina risalente al 1944 che consente di deportare le persone più velocemente quando è in corso un’emergenza sanitaria come quella provocata dalla pandemia da Covid19. Un cavillo legale che sarebbe rimasto in vigore fino al maggio del 2023 grazie a un’ordinanza della Corte Suprema emanata nel dicembre 2022, quando la pandemia era già finita da oltre sei mesi. Non solo: le strutture detentive per migranti si sono triplicate e i voli di rimpatrio sono aumentati del 55 per cento rispetto al 2020. In particolare, al confine, gli immigrati illegali sotto custodia federali sono aumentati di dodici volte. Il motivo? Nell’ultimo biennio di Donald Trump la migrazione illegale verso il territorio americano era aumentata di dodici volte. Una repressione che all’epoca aveva colpito anche gli attivisti per i diritti dei latinos, che avevano accusato il presidente di non aver aperto nuovi percorsi per ottenere la cittadinanza. Anche all’inizio 2024, peraltro, il presidente aveva iniziato un difficile negoziato con l’opposizione repubblicana, con un team guidato dal senatore dell’Oklahoma James Lankford, per risolvere la crisi migratoria. Una volta trovata la quadra, Donald Trump, già candidato in pectore, aveva fatto saltare tutto con una frase inaspettatamente veritiera: “Non si può chiudere la questione migratoria in un anno di elezioni presidenziali”. Il 4 febbraio quindi, durante il voto al Senato, la legge non è passata.
La crisi quindi c’era ed era dovuta a cause strutturali: la ripresa economica statunitense post Covid era stata “più rapida” rispetto a molti paesi del mondo e questo aveva provocato una forte domanda di nuovi lavoratori in ogni ambito dell’economia. Inoltre il deciso sviluppo dei mezzi di comunicazione e dei social network ha reso molto più facile anche nei remoti angoli dell’America Latina la possibilità di organizzare un contatto con un trafficante che ti trasportasse oltre il confine. In più c’era un problema che l’Amministrazione Biden aveva aggravato: le espulsioni quasi sempre avvenivano in Messico, paese dal quale era relativamente facile riprovare l’impresa dello sconfinamento. Una scelta miope che ha favorito la narrativa fasulla del trumpismo con la quale tornare al potere nel 2024. Un concorso di colpa bipartisan, è la conclusione del Cato Institute.
Limiti e domande irrisolte