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Voci venezuelane su Rodríguez e i suoi rivali: “Si odiano con tutto il cuore”
"Abbiamo bisogno che accadano molte cose prima delle elezioni”, dice un parlamentare dell’opposizione ed ex prigioniero politico. Ma una transizione fluida nel paese da parte dell'Amministrazione americana non sarà facile: "Queste persone sono radicali quanto Maduro”
Washington. La leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado è andata giovedì a pranzo dal presidente Donald Trump alla Casa Bianca. Poche ore prima del loro incontro, la portavoce ha confermato che il presidente che ha ordinato la cattura di Nicolás Maduro non ha intenzione di installare Machado al suo posto. “La sua opinione su questa questione non è cambiata”, ha dichiarato Karoline Leavitt ai giornalisti quando le è stato chiesto se Trump credesse ancora che Machado non avesse il sostegno necessario per guidare il Venezuela. E’ stato un chiaro promemoria della scomoda realtà che affronta la vincitrice del premio Nobel per la Pace, celebrata a livello globale per il suo attivismo pro democrazia e poi messa da parte proprio dall’Amministrazione che ha rimosso il suo nemico di lunga data. Quasi due settimane fa, le forze statunitensi hanno catturato Maduro in un’operazione all’alba del 3 gennaio, estraendolo dal suo compound a Caracas. Quando la notizia si è diffusa, l’opposizione venezuelana è esplosa in giubilo, ma l’entusiasmo è svanito presto. Trump ha dato il suo appoggio a Delcy Rodríguez, la vicepresidente di Maduro, una figura che l’opposizione descrive come parte dello stesso apparato criminale dell’ex dittatore. Per ora, l’opposizione mantiene la sua gratitudine per la rimozione di Maduro ma è incerta sul proprio ruolo nel plasmare il futuro del paese: cerca intanto di rimanere unita, nonostante operi principalmente dall’esilio e sotto pressione.
Per alcuni dell’opposizione, l’approccio di Trump riflette una priorità concreta. “La mia ipotesi è che l’Amministrazione stia cercando di progettare una transizione più fluida. Non credo sarà facile, queste persone sono radicali quanto Maduro”, dice Freddy Guevara Cortez, parlamentare dell’opposizione ed ex prigioniero politico: “Ma la storia è anche piena di sorprese. Il regime è molto più debole di prima”. La scelta di Rodríguez – che ha anche incontrato il direttore della Cia, John Ratcliffe, che ha organizzato la cattura di Maduro – riflette i calcoli fatti sul potere sul campo. I fedeli del regime venezuelano controllano ancora l’esercito e l’apparato di sicurezza. Rodríguez, che ora funge da presidente ad interim, affronta rivali in Diosdado Cabello e nel ministro della Difesa Vladimir Padrino López. “Si odiano a vicenda con tutto il cuore”, dice Guevara. Alcuni nell’opposizione sostengono che Washington farà pressione su Rodríguez affinché adotti misure che indebolirebbero le fondamenta del regime e costituirebbero un suicidio politico, tra cui liberare gli oppositori politici, aprire il paese al business internazionale e porre fine al narcotraffico. “Gli Stati Uniti sanno forse più cose sul Venezuela perché l’intelligence è presente lì”, dice Manuel Avendaño, analista venezuelano e membro dell’opposizione. Crede che gli Stati Uniti stiano lavorando verso una transizione nel paese e se Rodríguez non raggiungerà gli obiettivi di Washington, “verrà cacciata da lì”. Finora sono emersi alcuni progressi sui prigionieri politici. Il Venezuela afferma di aver rilasciato oltre 400 detenuti, anche se i gruppi per i diritti umani ne verificano soltanto da 60 a 70 su un totale stimato di 800-1.200 ancora imprigionati. “Il primo passo è il rilascio dei prigionieri politici e la chiusura dei centri di tortura”, spiega Armando Armas, membro del Parlamento venezuelano del 2015 riconosciuto internazionalmente: “La democrazia arriverà come un sottoprodotto”.
Ma la strada verso un Venezuela libero dai resti del regime di Maduro non sarà facile. “Abbiamo bisogno che accadano molte cose prima delle elezioni. Garanzie reali che si possa fare politica senza essere perseguitati, uccisi o torturati. E riforme elettorali”, dice Guevara. Finora, tuttavia, l’Amministrazione Trump non ha parlato dei passi che si aspetta che le autorità venezuelane intraprendano per democratizzare il paese che ha vissuto sotto dittatura per più di due decenni. Ma Washington si è mossa in modo più aggressivo sul petrolio. Poche ore prima di incontrare Machado giovedì, il Pentagono ha sequestrato un’altra petroliera venezuelana, la sesta da metà dicembre, e gli Stati Uniti hanno iniziato a vendere petrolio venezuelano questa settimana, con una prima vendita del valore di 500 milioni di dollari. “Gli Stati Uniti parlano di petrolio, sicurezza e del fatto che il Venezuela non sia un alleato dei nemici dell’America. Ma parlano anche di libertà”, sottolinea Guevara: “La realtà è più complessa del bianco e nero. Molte cose possono essere vere allo stesso tempo”.