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Negli Stati Uniti
Oltre l'Ice, ricordare Waco. La battaglia campale americana del 1993
L'assedio iniziato da Fbi e Atf, il Bureau per gli alcolici, il tabacco e le armi: cinquantuno giorni d’inferno terminati con ottantasei morti, tra cui oltre quaranta bambini. Oggi l'agenzia di contrasto all’immigrazione clandestina viene paragonata alla Gestapo, e il rischio di alimentare un altro mostro è dietro l'angolo
La situazione inizia a sfuggire di mano quando da un lato Stephen Miller su Fox Tv proclama la completa immunità federale per le azioni poste in essere dagli agenti dell’Ice mentre dall’altro Joe Rogan nel suo seguitissimo e influente podcast si domanda: “Stiamo davvero diventando la Gestapo?”. Cnn, Nbc, Usa Today non credono ai loro occhi; Rogan rompe con Trump, scrivono. In realtà il popolare podcaster non è nuovo a forti polemiche contro l’agenzia di contrasto all’immigrazione clandestina. A ottobre scorso aveva criticato le tattiche di Greg Bovino e dei suoi agenti, sempre più simili a una forza paramilitare. Nel luglio 2025 aveva sparato a zero contro l’uso della brutalità per arrestare immigrati che, come si vedeva dai video e dalle foto, non avevano opposto resistenza alcuna.
Il salto di qualità nello scontro tra il libertario Rogan e la deriva securitaria Maga consiste però nell’espressa menzione della Gestapo. Per chiunque abbia familiarità con il lessico della comunicazione politica americana, l’evocazione della famigerata polizia nazista dovrebbe inquietare non solo per la nazificazione del dibattito: infatti c’è un precedente molto autorevole, e del pari agghiacciante, in cui una parte della destra americana, non solo quella libertaria, ha definito ‘Gestapo’ un’agenzia federale. E’ il 28 febbraio del 1993: in un’America percorsa da un’onda di violenza e di risentimento nei confronti del governo federale, dopo una lunga serie di morti e di standoff come quello di Ruby Ridge dell’agosto 1992, Fbi e Atf, il Bureau per gli alcolici, il tabacco e le armi, iniziano l’assedio di Waco. Cinquantuno giorni d’inferno, una autentica battaglia campale che terminerà con il ranch Mount Carmel Center, in Texas, trasformato dal predicatore Vernon Wayne Howell, conosciuto come David Koresh, nella casa della sua setta religiosa, ridotto a tizzone incandescente, arso dalle fiamme e crivellato dalle pallottole. Ottantasei morti, in totale, di cui quattro agenti dell’Atf e ottantadue “davidiani”, di cui oltre quaranta bambini. Waco diventerà il punto di non ritorno, il momento di congiunzione tra libertari, “patrioti costituzionali”, survivalist, separatisti, estremisti di destra e religiosi, tutti uniti contro il governo federale e le sue agenzie trasformate in milizie. “Atf = Gestapo”, si leggerà nei cartelli esposti durante le manifestazioni di piazza.
Il grido di dolore “Ricorda Waco”, come sottolinea l’agente dell’Fbi Gary Noesner, “diventerà il simbolo di un’America rabbiosa. Sento questa rabbia che percorre l’America. Sta innescando una guerra civile. Waco ha fatto loro qualcosa. Li ha uniti”. Intervistato nella serie tv “Waco: The Aftermat”, Noesner dice sconsolato “abbiamo contribuito a creare il mostro che avremmo voluto fermare”. Aveva ragione, perché Waco condurrà direttamente al devastante attentato contro il palazzo federale “Alfred P. Murrah” di Oklahoma City, 19 aprile 1995. 168 morti. Uno dei responsabili, Timothy McVeigh, estremista di destra ed ex militare, dirà di essere stato spinto ad agire anche per vendicare Waco. Quel nome diventerà un simbolo mitografico, un incubo ricorrente e uno spartiacque culturale, tanto da finire al centro di romanzi di formazione, come “Il giorno che brucia” di Bret Anthony Johnston, edito da Einaudi. “Eravamo ingenui, innocenti. Eravamo a Waco, Texas”.
Vance, Miller e quella parte radicale dell’universo Maga intenti a predicare un governo centrale forte, in spregio al Posse Comitatus Act del 1878 che fa divieto di utilizzare le forze armate in questioni di pubblica sicurezza e di militarizzare le agenzie federali, riaprono antiche ferite e questioni mai sopite. Quando J. D. Vance parla di Ice che andrà “porta a porta, casa per casa” evoca antichi incubi e spezza quel patto tacito instaurato tra una destra amante dell’ordine e dell’attivismo statale e la destra sostenitrice delle prerogative locali e dell’autodeterminazione, del diritto di portare armi e di autodifesa: per anni, nel cuore turbolento dei Tea Party prima e del Maga poi è parso che queste componenti avessero trovato un difficoltoso armistizio. Ora il Libertarian Party del Texas chiede l’abolizione dell’Ice. Il Cato Institute rammenta come esista un diritto costituzionalmente tutelato di riprendere in video i raid dell’Ice. Un recente sondaggio, condotto da Navigator, dimostra come la popolarità dell’Ice sia in calo anche tra gli elettori repubblicani, mentre si inizia a parlare, lo fa anche Musk su X, di applicare l’Insurrection Act del 1792. L’ultima volta che è stato usato, e non è mai stato applicato dal governo senza espressa richiesta del singolo stato, risale alla rivolta di Los Angeles, nel 1992. Bilancio finale: 63 morti. Attenzione, anche in questo caso, a non alimentare il mostro che si vorrebbe fermare.
Frattura nella sinistra