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Editoriali
Damasco concede storici diritti ai curdi ma nel nord si gioca una partita pericolosa
Le Forze democratiche siriane hanno avvertito al Sharaa e gli Usa che non cederanno il territorio oltre l'Eufrate, anche a costo di liberare migliaia di jihadisti. Resa dei conti a Dayr Hafir
Ieri Ahmed al Sharaa ha firmato un decreto storico, che concede ai curdi diritti mai goduti prima: cittadinanza, riconoscimento del curdo come lingua ufficiale, piena cittadinanza e istituisce quella del Nowruz festa nazionale. E proprio mentre il presidente siriano dà ai curdi concessioni senza precedenti, a Dayr Hafir, 60 chilometri a est di Aleppo, si gioca un pezzo importante del futuro della Siria. Il fronte della resa dei conti fra Damasco e le Forze democratiche siriane (Sdf) a guida curda si è spostato qui. All’inizio del mese, i curdi si erano asserragliati nei quartieri di Sheikh Maqsoud e al Ashrafieh, ad Aleppo. In pochi giorni i curdi sono stati cacciati, ma la tensione è alta. Le Sdf sono divise tra i più che sono inclini a unirsi alle forze di Damasco – tante sono state le defezioni in questi giorni – e chi invece, i curdi soprattutto, sono su posizioni più massimaliste. Gli accordi di marzo e aprile dello scorso anno siglati con Ahmed al Sharaa per fare confluire i curdi nello stato unitario sono rimasti lettera morta e parte delle Sdf chiede un progetto federale.
Due giorni fa, le Sdf hanno avvertito che se la situazione non dovesse rientrare ci sarebbero problemi nella tenuta della sicurezza nei campi di detenzione dei combattenti dell’Isis che gestiscono. Il messaggio subliminale è: non cederemo il territorio oltre l’Eufrate, a costo di liberare migliaia di jihadisti. Le Sdf tentano di rivendicare il loro ruolo centrale agli occhi degli americani. Un gioco che però potrebbe non funzionare più ancora a lungo. Con le forze di al Sharaa confluite nella coalizione internazionale contro l’Isis, le Sdf rischiano di perdere la loro posizione privilegiata agli occhi degli americani, trasformandosi da alleati anti Isis a forze destabilizzanti, e sodali dei terroristi del Pkk, come ripete la nuova propaganda di Damasco. Ieri, a Dayr Hafir è arrivata una delegazione di ufficiali americani che si è interposta con le forze di Damasco per scongiurare lo scontro. Oggi, l’inviato speciale degli Stati Uniti in Siria, Thomas Barrack, incontrerà il comandante delle Sdf, Mazlum Abdi, a Erbil. La prospettiva di una Siria divisa e in balia dell’Isis è l’ultimo degli scenari accettabili per Trump.