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Lo scontro

Infine Musk mette un limite a Grok, ma l'ira con Londra resta

Marco Arvati

X ha annunciato un aggiornamento per bloccare la possibilità di modificare immagini di persone vere nei paesi in cui verrà definito illegale. Ma il caso rischia di far esplodere nuovamente un confronto serrato tra Stati Uniti e Unione europea sulla regolamentazione delle piattaforme social

Negli ultimi giorni Elon Musk è di nuovo su tutti i media, assieme a Grok, il chatbot sviluppato da x.AI, integrato all’interno della piattaforma X, già criticato in passato per aver fatto elogi ad Adolf Hitler, e che ora ha acconsentito a migliaia di richieste di utenti di modificare foto di donne, ragazze, e in alcuni casi anche di bambini, in quello che in quel caso si configurerebbe già come un abuso sui minori, in modo da denudarle e porle in atteggiamenti provocanti. Il governo britannico di Keir Starmer, che si è posto da subito in contrasto a questa deriva rinfilandosi in una lotta ormai cronica con Musk, sta cercando di far applicare una legge per criminalizzare la creazione di immagini a sfondo sessuale senza il consenso della persona interessata, paragonandolo al revenge porn, reato già esistente per la condivisione di contenuti reali di questo tipo.

 

L’obiettivo del governo di Londra è ampliare il raggio dell’Online Safety Act, che vieta la condivisione del materiale e ha già portato l’anno scorso a una condanna a cinque anni di carcere per un ragazzo di 26 anni che aveva condiviso in un forum false immagini pornografiche di ragazze che conosceva. Il passaggio successivo, già votato all’interno del cosiddetto Data Act, consiste nel criminalizzare non soltanto la condivisione, ma anche la richiesta di creazione, come avviene appunto su X da quando l’ultimo aggiornamento di Grok ha semplificato notevolmente la possibilità di creare e modificare immagini. Ofcom, il garante delle comunicazioni del Regno Unito, ha aperto un’indagine su X per accertarne la responsabilità nella creazione delle immagini deepfake: se fosse dichiarato colpevole, il social di proprietà di Musk potrebbe ricevere una multa pari fino al 10 per cento del suo fatturato. In caso X decidesse di non collaborare all’inchiesta, che la ministra della Tecnologia Liz Kendall spera sia veloce, potrebbe fronteggiare il blocco del sito in tutto il paese.

 

La settimana scorsa Musk aveva annunciato che avrebbe limitato il servizio di creazione immagini di Grok, rendendolo disponibile soltanto agli utenti che pagano una sottoscrizione annuale al social, ma Starmer ha ritenuto questa soluzione “insultante per le vittime”. Il premier britannico ha aggiunto che se X non è in grado di controllare Grok, lo deve fare il governo, affermando che “se fai profitto su violenza e abuso, perdi il diritto all’autoregolamentazione”. Ieri X ha annunciato che implementerà un aggiornamento che bloccherà la possibilità di editare immagini di persone vere spogliandole nei paesi in cui verrà definito illegale.

 

Il caso rischia di far esplodere nuovamente un confronto serrato tra Stati Uniti e Unione europea sulla regolamentazione delle piattaforme social. L’Amministrazione statunitense, infatti, ha etichettato tutte le restrizioni europee al linguaggio social come un “attacco di stampo orwelliano alla libertà di parola” e anche in questo caso, nonostante la gravità del tema, non ha cambiato registro. In un’intervista all’emittente britannica di destra GB News, la sottosegretaria di stato americana Sarah Rogers ha attaccato il possibile blocco di X nel Regno Unito, ottenendo il plauso (non è certo la prima volta) della deputata repubblicana al Congresso Anna Paulina Luna, che ha richiesto sanzioni contro Londra nel caso dovesse optare per il blocco del social statunitense. Il vicepresidente degli Stati Uniti J. D. Vance, però, senza entrare troppo nel merito legale, ha definito “inaccettabile” la proliferazione di immagini sessualizzate non consensuali su X.

 

Nel frattempo, Musk ha affermato che si tratterebbe dell’ennesimo tentativo di attaccare la libertà di parola: ha scritto su X che “non gli è pervenuta nessuna immagine generata da Grok che riguarda minori e che Grok non crea immagini da solo, ma soltanto in accordo con le richieste degli utenti, e si rifiuta di produrre cose illegali”. Ma non è soltanto il Regno Unito che crea problemi al miliardario di origine sudafricana. L’Ue si è unita alle critiche, ribadendo che le piattaforme non devono consentire la generazione di tali contenuti. Un’investigazione è partita in California, dove il procuratore generale Rob Bonta ha affermato che “utilizzare Grok per generare contenuto illegale sarà trattato alla stessa stregua di condividerlo”. Malesia e Indonesia, invece, hanno già bloccato Grok nel loro paese, per via dell’uso malevolo del tool per creare deepfake sessualmente espliciti, in quella che la ministra delle Comunicazioni indonesiana Meutya Hafid ha definito “una violazione dei diritti umani”.

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