Ansa
l'intervista
I dolori dell'AfD tedesca davanti al Trump espansionista
Su Venezuela e Groenlandia, i leader dell’ultradestra hanno criticato pubblicamente il presidente americano. "Una manovra tattica volta innanzitutto a stabilizzare l’equilibrio interno al partito", dice il politologo e professore Oliver Lembcke
Berlino. La passione dell’AfD per Donald Trump non aveva mai scricchiolato così tanto: martedì i due leader dell’ultradestra tedesca hanno criticato pubblicamente il presidente americano. In merito alla cattura dell’ex presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, e alle mire di conquista della Groenlandia, Alice Weidel ha detto che “Trump ha violato una promessa elettorale fondamentale, ovvero quella di non interferire negli affari degli altri stati”. Tino Chrupalla ha invece parlato di “metodi da far west”. Entrambi i politici hanno poi rivendicato la necessità di pensare soltanto all’interesse nazionale tedesco. In linea con Mosca, tuttavia, Weidel ha anche detto di sperare che le mosse di Trump “non vadano a disturbare i negoziati di pace in Ucraina”, aggiungendo: “Da alcuni anni sentiamo lamentele sul fatto che Vladimir Putin violi il diritto internazionale, ma improvvisamente i media sono piuttosto silenziosi quando Trump fa la stessa cosa”.
L’atteggiamento dell’AfD è “una manovra tattica volta innanzitutto a stabilizzare l’equilibrio interno al partito – dice al Foglio il professor Oliver Lembcke, politologo dell’Università della Ruhr a Bochum – L’obiettivo, pur senza prendere una posizione chiara, è moderare le tensioni tra lo scetticismo sovranista nei confronti degli Stati Uniti e l’apertura di tipo transazionale verso l’occidente”. Dentro all'ultradestra c’è una lacerazione geopolitica: la fazione sovranista è legata “ideologicamente ai modelli interpretativi della Guerra fredda. Critica l’imperialismo e l’interventismo americani e mostra apertura nei confronti della narrativa russa. La politica internazionale appare come una lotta di potere tra grandi aree, in cui l’occidente ha perso la sua legittimazione morale”, dice Lembcke. “I sostenitori della linea transazionale hanno invece un orientamento più occidentale. Interpretano la politica di Trump in modo meno ideologico e più strategico: il deal making, la pressione sugli alleati e l’abbandono degli impegni multilaterali sono considerati una reazione razionale al mutato contesto geopolitico. Trump non viene giudicato come un classico interventista, ma come un attore che dà costantemente la priorità agli interessi nazionali”, cioè interessi cui la Germania potrebbe poi agganciarsi secondo necessità. Per Lembcke le ultime dichiarazioni dei leader dell’AfD sono sempre più un equilibrismo tra queste due anime del partito. Entrambe le correnti interne sembrano però concordare sul fatto che il diritto internazionale e il multilateralismo vadano usati strumentalmente. Se da un lato si suggerisce che il Venezuela appartiene di fatto alla sfera d’influenza degli Stati Uniti, dall’altro l’AfD può ricominciare a dire che l’Ucraina appartiene a quella della Russia.
Le divisioni dentro all’ultradestra emergono anche sull’Iran. Pochi giorni fa, un gruppo di parlamentari dell’AfD avrebbe lavorato a una mozione per invitare al Berlino Reza Pahlavi, in sostegno alla corrente monarchica antiregime. L’iniziativa sarebbe però naufragata ancora prima di vedere la luce: molti nel partito hanno posto il proprio veto, a partire dai segmenti più filorussi della Germania orientale. La scissione dell’AfD sulla politica estera, infatti, sembra seguire anche quella territoriale: più sovranisti e antiamericani a est, più realisti e occidentalisti a ovest.
Anche nel rapporto con il proprio elettorato, Weidel e Chrupalla potrebbero scoprire nuove cautele in merito all’entusiasmo pro Maga. Un recente sondaggio pubblicato da Politico dice che soltanto il 32 per cento degli elettori dell’AfD avrebbe una visione “positiva” o “molto positiva” di Trump: più della media nazionale, ma comunque meno di un terzo. Nel sondaggio sono emersi valori ancora più bassi tra gli elettori francesi del Rassemblement national: là gli entusiasti per Trump si fermano al 25 per cento: Marine Le Pen e Jordan Bardella hanno criticato Washington ancora prima dei colleghi tedeschi. Dagli endorsement di Elon Musk e J. D. Vance in poi, la dirigenza dell’AfD si è progressivamente galvanizzata per il sostegno americano – un sostegno ideologico che l’Amministrazione Trump spinge tatticamente in funzione anti Ue. L’amicizia transatlantica dell’ultradestra tedesca potrà continuare a essere conveniente, ma rischia di essere più complessa del previsto, esacerbando le divisioni dentro la stessa AfD.