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Gauche e mullah
“Per una Persia libera, democratica e amica di Israele”. Parla Michel Onfray
Da Sartre a Rima Hassan, passando per Badiou, per il filosofo francese lo slogan è sempre lo stesso: "Una dittatura antioccidentale è sempre democratica, mentre una democrazia occidentale è sempre una dittatura contro cui bisogna lottare con il pretesto dell’antifascismo”
Da Jean-Paul Sartre a Michel Foucault, la sinistra intellettuale francese ha sostenuto la rivoluzione islamica di Khomeini. Oggi i loro emuli, molto più scialbi, sono in imbarazzo per le rivolte popolari contro il regime a Teheran. “Non c’è alcun paradosso, una volta compreso che l’odio verso l’occidente in generale e verso la civiltà giudaico-cristiana in particolare anima la sinistra culturale” dice al Foglio il filosofo francese Michel Onfray. “Limitandoci al solo XX secolo, questa sinistra intellettuale si è gettata tra le braccia della Russia sovietica slavofila, poi in quelle della Germania nazista neopagana, da cui la sua adesione al patto germanico-sovietico che associava queste due mostruosità, il nazionalsocialismo e il marxismo-leninismo, per tutto il tempo in cui Hitler lasciò fare prima di fischiare la fine dei giochi con l’invasione dell’Unione sovietica”.
Dopo la guerra, la stessa gauche ha sostenuto la causa indipendentista musulmana e filosovietica del Fronte di liberazione nazionale durante la guerra d’Algeria. “Poi ha sostenuto il socialismo tropicale castrista, ostile allo stile di vita americano” prosegue Onfray al Foglio. “Ha sostenuto l’avvento dei mullah in un Iran che si stava occidentalizzando sotto lo Scià. Oggi sostiene Hamas e Hezbollah, che hanno come programma la distruzione di Israele. Per ora guarda con sufficienza a questo inizio di rivoluzione popolare laica iraniana. Domani si getterebbe tra le braccia di extraterrestri sbarcati da un pianeta sconosciuto, se il progetto di queste creature fosse quello di porre fine all’occidente cosiddetto bianco, colonialista, etc. Aggiungiamo che questa sinistra gracile e rachitica, abituata a uffici surriscaldati pieni di libri e ad anfiteatri conquistati alla loro causa, se non ai palcoscenici televisivi dove parlare non costa nulla, venera la virilità, nella speranza di realizzare il proprio desiderio di sottomissione. Dominique Fernandez ha analizzato bene questo tropismo nel voluminoso libro che dedica a suo padre collaborazionista Ramon, un intellettuale brillante affascinato dalla soldataglia nazista, al pari di Jean Genet”.
Sono le stesse persone che si dichiarano “woke” nei loro paesi. Nessuna follia, dice Onfray. “Al contrario, è molto logico. Il loro odio per l’occidente ha trovato nel wokismo uno strumento che si aggiunge alla venerazione dei movimenti antioccidentali, in particolare islamisti. I filopalestinesi che sfilano per strada con la bandiera lgbt ignorano la storia, che ha mostrato, in Iran per esempio, che durante la fase di distruzione di un nemico comune possono agire insieme, uniti dallo stesso odio, ma che, una volta giunti al potere, gli islamisti massacrano le persone lgbt che li avevano aiutati nella conquista. In Francia, Mélenchon crede a questa strategia; ma, arrivato al potere con i portatori delle bandiere arcobaleno, verrebbe immediatamente messo da parte, se non eliminato”.
C’è una stanchezza della libertà e della democrazia occidentali all’opera nel sostegno che i nostri progressisti danno a tutte le cause terzomondiste, da Gaza a Maduro e Teheran? “No, un ideologo non è mai stanco di nulla, perché non vive nel reale ma nella finzione della sua ideologia. Un’ideologia è infatti un mondo infantile, immaturo, che coloro che non riescono a diventare adulti mantengono per viverci come un bambino vive circondato dai suoi castelli fortificati e dai suoi dinosauri. La realtà non dà mai torto a un ideologo, poiché l’unica realtà che conosce è il suo sogno e le sue fantasie. Crede che l’occidente sia una dittatura e che le vere dittature che gli si oppongono siano dei paradisi. Da Sartre con l’Urss a Rima Hassan con l’Algeria, passando per Badiou con la Cina maoista, lo slogan è sempre lo stesso: una dittatura antioccidentale è sempre democratica, mentre una democrazia occidentale è sempre una dittatura contro cui bisogna lottare con il pretesto dell’antifascismo”.
Il loro odio per Israele e per gli ebrei è più forte della difesa dei dissidenti all’estero. “Israele è la nave ammiraglia dell’occidente” conclude Onfray, che ha scritto “L’autre collaboration” (Plon) sulle origini intellettuali dell’antisemitismo nella sinistra radicale. “Inoltre, Israele è una nave ancorata in una terra orientale. E’ quindi il nemico emblematico. Nessuna pace è possibile con coloro che vogliono distruggere e annientare l’occidente, dunque Israele; Israele, dunque l’occidente. La prospettiva di un Iran amico di Israele è straordinaria. E’ il ritorno della Grande Persia amica dell’occidente. Una Persia che instaurasse la democrazia in questa area geografica dove, a parte Israele, non esiste, creerebbe nuovi equilibri internazionali e ridisegnerebbe il mondo”.