La pellicola

A Parigi Carrère, Assayas e Da Empoli presentano il film su Surkov, l'ex eminenza grigia di Putin

Mauro Zanon

Tratto dal romanzo di Da Empoli, da cui trae anche il titolo "Il mago del Cremlino", due ore e venticinque minuti a metà tra un gangster movie e la pellicola d'autore. Dice lo scrittore francesce, autore di Limonov: "Io e Giuliano abbiamo scritto a distanza di circa dieci anni due libri su due personaggi praticamente sconosciuti da noi prima che ci occupassimo di loro, ma che raccontano qualcosa della Russia"

Parigi. Olivier Assayas e Emmanuel Carrère hanno passato assieme tre mesi a riflettere ininterrottamente su come adattare al cinema “Il Mago del Cremlino”, il grande romanzo di Giuliano da Empoli sulla nascita del putinismo attraverso gli occhi di Vadim Baranov, dietro cui si cela Vladislav Surkov, l’ex eminenza grigia di Vladimir Putin, il più importante e misterioso intellettuale di regime della Russia putiniana, colui che ha trasformato un anonimo funzionario del Kgb in uno Zar moderno. Tre mesi per trovare un equilibrio tra il piacere di un prodotto che assomigliasse a un film di gangster, con la forza delle grandi produzioni americane, e l’ambizione di raccontare, con la qualità della pellicola d’autore, trent’anni di storia della Russia, dalla fine dell’Unione sovietica ai nostri giorni. Il risultato è un film palpitante, dove il regista francese Assayas, grazie all’aiuto di un fine conoscitore della Russia come Carrère, l’autore di “Limonov” e di “Un romanzo russo”, che ha curato la sceneggiatura, riesce a trasporre la densità del romanzo daempoliano in due ore e venticinque minuti che volano via in un attimo: con Paul Dano nel ruolo di Vadim Baranov e Jude Law nei panni del capo del Cremlino. Il film è stato presentato martedì sera in avant-première all’Mk2 Bibliothèque di Parigi, in presenza di Assayas, Dano, Carrère e Da Empoli, evento a cui il Foglio ha partecipato.

 

“Una delle differenze tra la sceneggiatura del film e il romanzo di Giuliano è che abbiamo inserito in modo molto più evidente il narratore, che contraddice esplicitamente Baranov. E abbiamo rafforzato il personaggio di Xenia (la compagna di Baranov, ndr), che dal punto di vista etico e morale non gli lascia passare nulla”, racconta Emmanuel Carrère, sottolineando che “la sceneggiatura è stata scritta dopo l’invasione dell’Ucraina, mentre Giuliano ha scritto prima della guerra. Detto questo il Baranov del film è quasi identico a quello del libro. I dialoghi sono stati ripresi praticamente come sono nel romanzo”, aggiunge Carrère. Che avanza un paragone tra Limonov, il poeta maledetto dalle mille vite, idolo dell’underground sovietico, vagabondo e maggiordomo a New York, mercenario nelle guerre dei Balcani e capo di un partito nazional-bolscevico nella Russia del postcomunismo, e Baranov. “La cosa divertente è che io e Giuliano abbiamo scritto a distanza di circa dieci anni l’uno dall’altro due libri su due personaggi poco conosciuti, o meglio, praticamente sconosciuti da noi prima che ci occupassimo di loro, ma che raccontano qualcosa della Russia. In comune hanno il fatto di essere stati dietro le quinte, dietro a personaggi famosi, sono una sorta di Forrest Gump della storia della Russia. Tuttavia, quando Baranov emerge, diventa davvero un uomo di potere. Limonov invece non è mai stato un uomo di potere, anche quando ci ha provato: è una delle cose che lo rende straordinariamente simpatico. Limonov non è mai stato dalla parte dei potenti, è sempre stato una sorta di oppositore, ma stravagante. Non è stato un oppositore organizzato, ma una sorta di desperado”, dice Carrère. Prima di lasciare la parola a Da Empoli, che racconta l’avvicinamento al personaggio di Surkov. “Nel grigio entourage di Putin, dominato da quelli che in Russia vengono chiamati silovik, gli uomini della forza, persone che provengono dal Kgb o dall’esercito, all’improvviso sbuca un tipo che ha un percorso diverso, che proviene da un ambiente un po’ artistico e teatrale, e che decide di interpretare il suo ruolo di spin-doctor come se fosse una performance di arte contemporanea, di teatro dell’avanguardia. Quando ho scoperto questo personaggio, ne sono rimasto affascinato”, racconta lo scrittore italiano.

 

Sullo schermo dell’Mk2 Bibliothèqhe, a un certo punto, vengono proiettate quattro frasi tratte dal suo romanzo. La prima esce dalla bocca di Baranov: “Non c’è niente di più saggio che scommettere sulla follia degli uomini”. “In realtà è una massima di La Rochefoucauld”, dice Da Empoli. La seconda è dal narratore: “Non si deve mai sottovalutare la natura sentimentale dei rapporti politici”. “Questa è proprio la mia esperienza. Non bisogna mai sottovalutare la natura sentimentale dei rapporti politici se si fa politica... E io ne ho fatta un po’ come consulente. Penso che sia qualcosa che non si vede necessariamente dall’esterno, ma più ci si avvicina al cuore della politica e più diventa un luogo dove l’irrazionale e l’aspetto sentimentale hanno un ruolo molto importante”, spiega Da Empoli, ex consigliere politico di Matteo Renzi. La terza frase è pronunciata da Putin: “Noi non facciamo nulla: creiamo solo le condizioni di una possibilità”. “Quando si è a quel livello, non si fa necessariamente tutto direttamente. Ci sono persone che sono state uccise per fare un piacere a Putin il giorno del suo compleanno (il riferimento, tra gli altri, è a Anna Politovskaia, la giornalista e attivista russa assassinata a Mosca il 7 ottobre 2006, ndr). È stato lui a decidere di farli uccidere il giorno del suo compleanno? Non credo. Erano persone che volevano fargli piacere”, dice l’autore del “Mago del Cremlino”. La quarta è firmata Baranov: “La Russia è la macchina degli incubi dell’occidente”. “È quello che stiamo vivendo ora”, conclude Da Empoli. Lo scorso settembre, a margine del suo viaggio in Cina per rafforzare l’asse con Xi Jinping, Putin fu sollecitato da alcuni giornalisti sul “Mago del Cremlino”. “Ne sento parlare per la prima volta. Non posso commentare perché non ne so nulla”, commentò Putin. Il suo portavoce Dmitri Peskov, invitato a sua volta ad esprimersi in occasione di una conferenza stampa, si limitò a un commento lusinghiero nei confronti del proprio datore di lavoro: “Putin è uno dei leader più esperti e brillanti del pianeta. È difficile sopravvalutare la sua influenza sugli affari internazionali. È quindi naturale che diversi paesi del mondo siano interessati a lui”. E il “vero” mago del Cremlino? La sua ultima intervista risale al marzo 2025, un colloquio col settimanale  Express, in cui Surkov non si esprime sul testo di Da Empoli, ma dimostra di non aver perso la padronanza di tutti i meccanismi del putinismo, di non aver ancora abbandonato, nonostante la lontananza dal potere, la veste di mago del Cremlino: “Ho costruito un’ideologia ufficiale basata sul concetto di ‘mondo russo’, che esisteva già nei circoli filosofici. Il mondo russo non ha confini. Il mondo russo è ovunque ci sia un’influenza russa, in una forma o nell’altra: culturale, informativa, militare, economica, ideologica o umanitaria... In altre parole, è ovunque. L’entità della nostra influenza varia molto da regione a regione, ma non è mai nulla. Perciò ci espanderemo in tutte le direzioni, nella misura in cui Dio vorrà e nella misura in cui saremo forti”. E ancora: “Il sistema che ho contribuito a creare è il 99,9% di quello che avevo immaginato. Non so ancora come considerare il restante 0,1%: è una piccola variazione del piano che non ha alcuna importanza, oppure è una grande svista, un errore da parte mia? Ci penserò”.