Negli Stati Uniti
Il caso Good dimostra che il mantra “più armi per tutti” è un boomerang per Trump
Per quanto i raid dell’Ice e le maniere spicce utilizzate contro persone sospettate di immigrazione irregolare possano entusiasmare alcuni sostenitori del “law and order”, c’è una fetta consistente dell’opinione pubblica conservatrice attenta all’equilibrio tra la forza pubblica e i diritti degli individui
L’uccisione di Renee Nicole Good da parte di un agente dell’agenzia Ice (Immigration and Customs Enforcement) rischia di aprire un’ulteriore faglia all’interno del mondo conservatore. Una parte della destra conservatrice e libertaria – per altri versi contigua col mondo Maga – vede con grande sospetto la militarizzazione dell’ordine pubblico, specie quando coinvolge agenti federali.
Per comprenderne la prospettiva, bisogna tornare alle prime fasi dei neonati Stati Uniti d’America. E’ il 1789, poco più di una dozzina di anni dopo la dichiarazione di indipendenza. Le tredici colonie stanno per approvare la nuova Costituzione (quella tuttora in vigore). Il dibattito ruota attorno a un punto: qual è il giusto equilibrio tra i poteri degli stati e quelli del governo federale? La questione è cruciale perché alcuni rappresentanti delle colonie temono che si potrebbe riprodurre in patria il potere arbitrario e capriccioso precedentemente incarnato dalla Corona inglese, contro cui si erano ribellati. Il compromesso arriva con un pacchetto di dieci emendamenti – il cosiddetto Bill of Rights – che stabilisce i diritti indisponibili dei cittadini americani. Al primo posto, la libertà di espressione. Al secondo, “il diritto di detenere e portare armi”. L’idea è che i cittadini debbano potersi difendere, prima che dai criminali comuni, dal proprio stesso governo. “La libertà è quando il governo teme i cittadini; la tirannide è quando i cittadini temono il governo”, recita una massima sovente (ma erroneamente) attribuita a Thomas Jefferson.
Circa un secolo dopo, nel 1878, accade un altro fatto rilevante: l’approvazione del Posse Comitatus Act. E’ da poco terminata la Guerra tra gli stati (1861-65) e il paese è alle prese con una difficile ricostruzione. Dopo un lungo e teso confronto, il Congresso approva una norma che distingue nettamente le funzioni di tutela dell’ordine da quelle militari: in sintesi, non spetta ai soldati, ma alle autorità locali far rispettare la legalità. La norma vieta al governo federale di utilizzare l’esercito per finalità di ordine pubblico. Il bando viene successivamente esteso all’Aeronautica militare (1956), alla Marina e alla Space Force (2021, in seguito all’assassinio di George Floyd). Dalla disposizione restano esclusi alcuni corpi militari (come la Guardia nazionale) o paramilitari (come, appunto, l’Ice).
La saldatura tra il diritto di portare armi, che mette nelle mani dei singoli la responsabilità della loro libertà, e il rigetto dell’impiego delle forze armate nelle questioni interne, che limita la facoltà del governo di porre in essere atteggiamenti prevaricatori, si rafforza ulteriormente negli anni Novanta. Si verificano, infatti, diversi episodi in cui la militarizzazione dell’ordine pubblico è tra le cause della morte di civili americani: il massacro di Waco, Texas, nel 1993 (in cui persero la vita quattro agenti federali e almeno 81 fedeli davidiani) e l’assedio di Ruby Ridge, Idaho, quando in una serie di scontri a fuoco morirono un agente federale, la moglie di un sospettato di traffico di armi e il figlio quattordicenne. Questi fatti portarono a una riflessione critica sulla militarizzazione dell’ordine pubblico. Non è un caso se la richiesta di tracciare una linea sempre più netta vede convergere organizzazioni e intellettuali libertari (come il Cato Institute o il R Street Institute), alcune tra le maggiori organizzazioni dei possessori di armi (come la Second Amendment Foundation) e associazioni per i diritti civili (come la American Civil Liberties Union).
Le evidenti forzature di Trump, che ha spedito la Guardia civile a Chicago e conferito una sorta di lasciapassare politico all’Ice, alimentano di nuovo tale polemica. L’Ice non è un corpo armato ma è composto di agenti che, secondo molti osservatori, non hanno avuto un adeguato addestramento nel rapporto coi civili. Episodi come quello di Minneapolis tristemente confermano questa opinione. Tant’è che molti attivisti conservatori si spingono a chiederne l’abolizione. Il giurista Ilya Somin, in un articolo di agosto sulla rivista Reason, ha spiegato che è necessario abolire l’Ice e “dare i soldi a dei poliziotti veri”, per consentirgli di focalizzare i propri sforzi sul contrasto al crimine.
La tetragona difesa dell’agente che ha ucciso Renee Good da parte degli esponenti dell’Amministrazione ha suscitato proteste ancora più forti. Quando il vicepresidente J. D. Vance ha parlato di “immunità” c’è stata una sollevazione su X che ha coinvolto parlamentari o ex parlamentari repubblicani, quali Thomas Massie, Don Bacon e Justin Amash, oltre al libertario Rand Paul, perché nessuno è al di sopra della legge – e questo è un nervo a cui i conservatori americani, così legati all’eredità rivoluzionaria, sono sensibilissimi. La questione ha una rilevanza non solo culturale. Data la composizione del Congresso, è sufficiente un piccolo numero di senatori per far pendere la bilancia contro l’amministrazione: lo si è visto giovedì scorso, quando cinque repubblicani hanno votato coi democratici per obbligare il presidente a chiedere l’autorizzazione del Congresso prima di altri raid in Venezuela. La situazione potrebbe farsi ancora più incerta – e quindi il voto dei singoli senatori più importante – se le elezioni di midterm del prossimo novembre facessero pendere la bilancia dal lato dei dem.
In sostanza, per quanto i raid dell’Ice e le maniere spicce utilizzate contro persone sospettate di immigrazione irregolare possano entusiasmare alcuni sostenitori del “law and order”, c’è una fetta consistente dell’opinione pubblica conservatrice attenta alle procedure e all’equilibrio tra la forza pubblica e i diritti degli individui. Più l’Amministrazione Trump usa gli agenti federali per imporre le sue politiche, più rischia di indebolirsi proprio in quella parte di elettorato tradizionalmente più fedele al Grand Old Party.