I cani, le slitte, i russi, i cinesi

I danesi inviano truppe nella Groenlandia ambita da Trump

Paola Peduzzi

La Casa Bianca non rinuncia alle sue pretese. Copenaghen avvia una missione militare sull’isola, con altri paesi europei della Nato. Per contrastare russi e cinesi a Trump non serve annettere la Groenlandia

Ieri Donald Trump ha detto che l’America ha bisogno della Groenlandia per ragioni di sicurezza e perché altrimenti saranno russi e cinesi a prendersela; i danesi hanno mandato (e manderanno) truppe e mezzi militari sull’isola artica per l’esercitazione “Arctic Endurance” (“endurance” vuol dire perseveranza, tenacia, ma anche pazienza) e hanno chiesto ad altri paesi europei della Nato di farlo: gli svedesi sono già arrivati; una delegazione danese e groenlandese ha incontrato il vicepresidente americano, J. D. Vance e il segretario di stato Marco Rubio alla Casa Bianca: mentre l’incontro era in corso, l’account su X della Casa Bianca ha pubblicato un post con scritto: “Quale strada, Greenland man?”, e un disegno. 

Ci sono due slitte con i cani in primo piano che possono prendere due vie nella neve, andando verso o una Groenlandia con il cielo blu e la bandiera americana o una Groenlandia in tempesta con la bandiera russa e quella cinese che incombono. Il ministro degli Esteri danese, Lars Lokke Rasmussen, e la ministra degli Esteri groenlandese, Vivian Motzfeldt, hanno tenuto una conferenza stampa poco dopo aver lasciato la Casa Bianca all’ambasciata danese a Washington, dove c’è anche la rappresentanza groenlandese, visto che l’isola è un territorio semiautonomo sotto la corona della Danimarca.

I danesi e i groenlandesi avevano richiesto, la settimana scorsa, un incontro con Rubio, che è diventato – giusto o sbagliato che sia – l’interlocutore preferito degli europei: volevano fare chiarezza sulle pretese di annessione e/o acquisto della Groenlandia dell’Amministrazione Trump. Ieri però si sono ritrovati anche J. D. Vance,  che è il più ostile nei confronti dell’Europa. Nell’incontro con i giornalisti, le slitte con i cani sono tornate, perché come dice Rasmussen non si può parlare di sicurezza e Groenlandia senza citarle, ma il punto è che il grande disaccordo continua, “gli americani non hanno detto: scusate, è stato tutto un malinteso, rinunciamo alle nostre ambizioni”. L’obiettivo è continuare a lavorare insieme, con un gruppo di lavoro in cui presumibilmente ci saranno anche altri paesi europei: si deve collaborare per evitare che ci sia una conquista russa e cinese, perché è vero che la situazione della sicurezza nell’Artico è cambiata, ma senza violare la sovranità dell’isola. I due ministri hanno insistito sul fatto che bisogna parlare delle “sfumature”, perché il dibattito com’è oggi, “bianco e nero”, non è produttivo: è stato il loro modo per dire che l’incontro è stato in qualche modo produttivo, ma di fatto le pretese americane sono rimaste immutate. La ministra groenlandese Motzfeldt ha parlato poco, di rispetto, di alleanza, di collaborazione e di “rinormalizzazione” delle relazioni con il principale alleato della Nato, ma il senso di impotenza era evidente.  

Trump giustifica l’annessione della Groenlandia con la lotta a russi e cinesi che altrimenti si mangiano l’Artico e con il fatto che l’isola gli serve per costruire il sistema di difesa Golden Dome. Come ha spiegato Shashank Joshi, che si occupa di difesa e sicurezza all’Economist, le argomentazioni di Trump sono “senza senso”, per tre ragioni: la Groenlandia è certamente importante per la difesa missilistica degli Stati Uniti per la sua posizione strategica e per il suo radar che intercetta segnali in anticipo rispetto agli altri, ma questo radar c’è già, e da 70 anni, “senza che l’America abbia la sovranità” sulla Groenlandia; l’isola, facendo parte della Nato, è protetta dall’articolo 5 (e dagli Stati Uniti) contro qualsiasi attacco russo o cinese; infine, “confondere l’importanza militare della Groenlandia con la questione della proprietà americana dell’isola è disonesto che sia fatto da esperti o dal presidente”. 

Si tratta di una confusione tattica, che mette a rischio la tenuta dell’Alleanza atlantica, facendo così un favore ai cinesi e soprattutto ai russi. Da anni la propaganda e i troll di Mosca cercano di disarticolare la relazione tra danesi e groenlandesi, in modo da rendere più conquistabile l’isola artica: ora questa strategia si è saldata con quella trumpiana e con i tentativi di creare un movimento secessionista dentro la Groenlandia. Al momento, in questa confusione, si può dire che l’effetto sortito è contrario alle aspettative di russi e trumpiani: il premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen ha detto che, dovendo scegliere tra Danimarca e America, oggi sceglierebbe la Danimarca – lo ha detto martedì di fianco alla premier danese Mette Frederiksen, e si sa quanto siano complicati i rapporti, storicamente, tra la Groenlandia e la Danimarca – e ha anche aggiunto che si potrebbe riconsiderare l’idea dell’ingresso dell’isola nell’Unione europea, escluso anni fa. Il governo di Nuuk, di fronte alle minacce trumpiane, rafforza i legami con l’Europa, mentre la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ripete che spetta soltanto ai groenlandesi decidere il proprio destino. Così, tra disegnini e post in maiuscolo di Trump, i danesi decidono di aumentare la presenza militare sull’isola, seguendo quel che anche il presidente francese, Emmanuel Macron, ha suggerito: non ci si può sparare tra soldati della stessa alleanza militare, la Nato. In un’intervista all’Atlantic, il capo delle Forze armate danesi, Peter Boysen, ha detto: “Per mantenere la propria sovranità, servono i boots on the ground”. 
 

  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi