Ansa
Acrobazie europee
L'Ue inizia oggi a (ri)parlare di sanzioni all'Iran, ma si muove lenta e aspetta Trump
L'Alto rappresentante Kallas ha convocato una riunione straordinaria del Comitato politico e di sicurezza. Tuttavia la portata delle nuove misure rischia di essere limitata: la Repubblica islamica è già sottoposta a pesanti sanzioni dall’Ue
Bruxelles. “Mentre la repressione si intensifica, e la perdita di vite innocenti continua, stiamo monitorando la situazione con attenzione”, ha scritto la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, domenica su X per esprimere il suo sostegno alla lotta per la libertà del popolo iraniano. Nessun cambio di regime richiesto, una promessa di nuove sanzioni e l’attuazione immediata di misure puramente simboliche: alla terza crisi geopolitica dall’inizio dell’anno, dopo la cattura da parte degli Stati Uniti di Nicolás Maduro in Venezuela e le minacce di Donald Trump contro la Groenlandia, l’Unione europea e i suoi stati membri sono sempre relegati al ruolo di spettatori. Sono servite due settimane di proteste in Iran per spingere i leader delle istituzioni dell’Ue a esprimersi pubblicamente. Ma i tempi e il contenuto della risposta sembrano più dettati dalle congetture su ciò che farà Trump che da una politica definita dai propri interessi o dai propri valori. “Il cambio di regime non fa parte delle politiche dell’Ue”, ha detto ieri un portavoce della Commissione.
Ma il sostegno dell’Ue alla società civile iraniana “non è una novità e continueremo a usare tutti gli strumenti a nostra disposizione per garantire libertà e dignità”, ha aggiunto il portavoce in un perenne esercizio di acrobazia retorica. L’Ue mantiene “relazioni regolari con le autorità iraniane tramite la presidenza di turno dell’Ue a Teheran, attualmente esercitata da Cipro in assenza di una delegazione dell’Ue”. Ma non dialoga con Reza Pahlavi perché “spetta al popolo iraniano decidere da chi vuole farsi rappresentare”, ha detto il portavoce. L’Alto rappresentante, Kaja Kallas, proporrà “nuove sanzioni più severe a seguito della repressione”. Ma inserire il Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Ue, come chiedono i Paesi Bassi, non sarà possibile perché “è soggetto all’unanimità degli stati membri” e non tutti sono d’accordo.
Ieri il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha convocato gli ambasciatori e gli incaricati d’affari di diversi paesi europei – tra cui Francia, Germania, Italia e Regno Unito – per condannare il sostegno espresso per i manifestanti. La sessione è stata registrata e trasmessa dalla televisione di stato: agli europei sono state mostrate immagini delle manifestazioni, qualificate dall’Iran come “sabotaggio organizzato”. Il ministero iraniano ha chiesto “il ritiro delle dichiarazioni ufficiali che sostengono chi protesta” e ha denunciato “un’ingerenza manifesta nella sicurezza interna”. I diplomatici europei a Teheran hanno “espresso con forza le nostre preoccupazioni”, hanno spiegato fonti del Quai d’Orsay, il ministero degli Esteri francese. Dopo le parole, di fronte alla portata della repressione, anche per gli europei dovrebbe essere arrivato il momento degli atti.
Le discussioni sulle nuove sanzioni dell’Ue dovrebbero iniziare oggi. Kallas ha convocato una riunione straordinaria del Comitato politico e di sicurezza, l’organismo che riunisce gli ambasciatori dei ventisette stati membri. Tuttavia la portata delle nuove misure rischia di essere limitata. La Repubblica islamica è già sottoposta a pesanti sanzioni dall’Ue. Quelle più significative sul piano economico sono state reintrodotte a settembre per la violazione dell’accordo sul nucleare del 2015. Il Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica e alcuni dei suoi leader sono nella lista nera dell’Ue per il programma di armi di distruzione di massa. I ministri degli Esteri dell’Ue si incontreranno solo il 29 gennaio, tra due settimane. L’Iran sarà in agenda, ma potrebbe essere troppo tardi per fermare la repressione o influire sulle scelte di Trump.
Restano le misure simboliche. Ieri la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha deciso di vietare l’ingresso di diplomatici e rappresentanti ufficiali della Repubblica islamica. “Non può essere business as usual. Mentre il coraggioso popolo iraniano continua a difendere i propri diritti e la propria libertà, oggi ho preso la decisione di vietare a tutto il personale diplomatico e a qualsiasi altro rappresentante della Repubblica islamica dell’Iran l’accesso a tutti i locali del Parlamento europeo”, ha spiegato Metsola. “Questo Parlamento non contribuirà a legittimare questo regime che si è sostenuto attraverso la tortura, la repressione e gli omicidi”, ha detto Metsola. La presidente della delegazione del Parlamento europeo per i rapporti con l’Iran, Hannah Neumann, ha chiesto di espellere i diplomatici iraniani da tutta l’Ue.