Processi e rischi

Il dossier Le Pen. I sovranisti di Francia si spostano sempre più su Bardella

Mauro Zanon

Il processo iniziato oggi decide il futuro politico della leader del Rassemblement national. Se l’ineleggibilità sarà confermata, dovrà farsi da parte e lasciare campo libero al suo delfino. I sondaggi lo indicano già come favorito, trasformando il piano B del Rn nel nuovo centro di gravità. Le minacce (smentite) di Washington

Parigi. L’esito del processo iniziato oggi al Palazzo di Giustizia di Parigi determinerà il futuro di Marine Le Pen, la leader del sovranismo francese e attuale capogruppo dei deputati del Rassemblement national (Rn), che il 31 marzo del 2025, nell’ambito dell’affaire degli assistenti parlamentari europei a Strasburgo, è stata condannata per appropriazione indebita di fondi pubblici a 5 anni di carcere, di cui tre con la condizionale, e all’ineleggibilità con “esecuzione immediata”. Se la Corte d’appello dovesse confermare la sentenza di primo grado, Le Pen sarebbe automaticamente fuori dalla corsa per le presidenziali del 2027 e costretta a passare il testimone al suo delfino e attuale presidente di Rn Jordan Bardella. Se invece l’ineleggibilità venisse sospesa o annullata, la leader della destra identitaria potrebbe giocarsi quella che molti considerano l’ultima grande occasione della sua carriera politica. “Spero che la Corte d’appello mi ascolti”, ha detto ieri mattina prima di una riunione del suo gruppo parlamentare all’Assemblea nazionale. Assieme a lei, altri 11 imputati saranno giudicati per appropriazione indebita fino al 13 febbraio, in attesa della sentenza prevista in estate.

  
Ma cosa viene contestato a Le Pen?
Da un lato di aver stipendiato con i fondi dal Parlamento europeo, dove è stato eurodeputata dal 2004 al 2017, quattro assistenti parlamentari che in realtà avrebbero lavorato per conto del suo partito, l’allora Front national. Dall’altro, i giudici ritengono che Le Pen sia stata al centro di un “sistema” volto a far beneficiare indebitamente il suo partito dei fondi europei, per un danno stimato in circa 4,4 milioni di euro. Assistita dal suo storico avvocato, Rodolphe Bosselut, e da una nuova avvocatessa, Sandra Chirac-Kollarik, la capogruppo dei deputati Rn potrebbe abbandonare la strategia della vittimizzazione adottata durante il processo di primo grado e insistere maggiormente sulla “non intenzionalità” nel commettere i fatti che le vengono contestati. Ma non sarà semplice: “C’è una regola inderogabile che è sempre esistita, ovvero che i fondi versati all’assistente parlamentare sono destinati al deputato, non al partito. Questa regola è sempre esistita”, ha ricordato ieri mattina su Rtl Patrick Maisonneuve, avvocato del Parlamento europeo, parte civile. Durante le udienze di primo grado e dopo la sentenza che per ora la condanna al ruolo di spettatrice delle presidenziali del 2027, Le Pen non aveva esitato a politicizzare il processo, rimproverando pubblicamente alla giudice, Bénédicte de Perthuis, un “tono di parzialità”, e definendo la sua condanna una “decisione politica”. Attacchi alla magistrata arrivarono pure da opinionisti dei media di Bolloré e da diversi utenti sui social che la minacciarono di morte, spingendo le autorità francesi ad assegnarle una scorta.

  
Ad appesantire il clima contro i giudici che si stanno occupando del dossier Le Pen ci sono le minacce di Washington. Il processo che rischia di sbarrare la strada per l’Eliseo alla leader sovranista è  seguito da vicino dall’Amministrazione Trump, che secondo un articolo dello Spiegel starebbe valutando sanzioni contro i giudici francesi che hanno condannato Le Pen in primo grado, informazioni poi smentite dall’ambasciata degli Stati Uniti a Parigi, che le ha definite “un’apparente fuga di notizie obsoleta e falsa”. Ma c’è un precedente che inquieta: le sanzioni americane ai danni del magistrato francese Nicolas Guillou, incaricato del mandato d’arresto contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu presso la Corte penale internazionale.

  
Intanto, sullo sfondo, Jordan Bardella si prepara. Davanti ai giornalisti tiene il profilo basso e ribadisce che Marine è “la candidata naturale” per l’Eliseo. Ma i sondaggi lo danno vincente contro qualsiasi candidato nel 2027 e indicano che gli stessi elettori del partito sovranista hanno abbandonato la sua mentore. Secondo un sondaggio Verian per il Monde uscito nel weekend, il 70 per cento dei simpatizzanti Rn ritiene infatti che Bardella “abbia più possibilità di vincere le elezioni presidenziali” rispetto a  Le Pen. Il “piano B”, insomma, sta diventando sempre più “piano A”. Merito anche delle recenti dichiarazioni di Bardella contro il metodo utilizzato da Trump in Venezuela e le sue mire in Groenlandia, contro “le ambizioni imperiali” del presidente americano che violano il principio sacro e inviolabile, per Rn, della sovranità. Bardella sa bene che il suo partito non può permettersi di “fare due volte l’errore russo”, come scrive l’Huffington Post riferendosi alla vecchia amicizia di Le Pen con Putin, e che la posizione francese nei confronti degli Stati Uniti sarà una delle questioni chiave della campagna per le presidenziali del 2027.