Alain Orsoni, ai tempi presidente dell'Ajaccio ((foto di Jean Marie Hervio per Dppi via Ansa)
Chi era Alain Orsoni, l'indipendentista corso ucciso al funerale della madre
Un’esecuzione in pieno giorno riporta alla luce decenni di lotte interne, scissioni politiche e regolamenti di conti tra clan rivali dell’indipendentismo corso
Parigi. Era il barone del nazionalismo corso. Alain Orsoni, 71 anni, ex dirigente del Fronte di liberazione nazionale corso (Flnc), è stato assassinato lunedì 12 gennaio attorno alle 16.30 mentre assisteva ai funerali della madre nel cimitero di Vero, a trenta chilometri da Ajaccio. Orsoni è morto sul posto, colpito al cuore da un unico proiettile “sparato da lunga distanza”, ha dichiarato all’Afp il procuratore di Ajaccio Nicolas Septe, recatosi sul luogo dell’omicidio. Non è ancora chiaro se l’esecuzione a sangue freddo sia legata alla faida in corso da decenni tra le diverse bande che si contendono la leadership delle rivendicazioni indipendentiste della Corsica oppure se il delitto sia riconducibile agli ambienti della malavita tradizionale.
Nato ad Ajaccio da un padre combattente dell’Oas, l’organizzazione paramilitare e insurrezionale nata con l’obiettivo di opporsi con il terrorismo al distacco dell’Algeria dalla Francia, Orsoni è stato uno dei protagonisti della rinascita del nazionalismo corso negli anni Settanta. Nel 1972, in occasione della finale della Coppa di Francia tra il Bastia ed il Marsiglia, vola a Parigi: è la prima occasione per un club corso di conquistare un trofeo nazionale, e moltissimi tra i tifosi del Bastia sono legati ai movimenti indipendentisti corsi. Il Marsiglia si impone 2 a 1, e Orsoni, insieme ad altre centinaia di tifosi, attraversa quella sera gli Champs-Elysées cantando l’inno nazionale corso, “Dio vi salvi Regina”, creando disordini nella metropolitana e scandendo lo slogan degli indipendentisti: Viva u Babbu!, un riferimento a Pasquale Paoli, il padre della patria corsa. Dopo essersi iscritto all’Università Panthéon-Sorbonne, si avvicina al Gud, collettivo studentesco di estrema destra. Da allora la sua militanza nei movimenti indipendentisti corsi si intensifica e negli anni Ottanta diventa uno dei leader del Fronte di liberazione nazionale corso, sulle orme del fratello Guy, che viene assassinato il 17 giugno 1983. Gli inquirenti giungono presto ad arrestare i colpevoli, Orsoni si radicalizza e costituisce un commando in seno al Fnlc con il solo obiettivo di eliminare tutti i mandanti dell’omicidio del fratello, giungendo ad assassinare esponenti della malavita corsa e sarda. Il figlio di Alain Orsoni, nato nel 1984, riceverà in seguito il nome di Guy in onore dello zio. Nel 1986 viene eletto all’Assemblea territoriale della Corsica e quattro anni dopo è tra gli scissionisti che fondano il Mouvement pour l’Autodétermination (Mpa), insieme ad altri ex-dirigenti del Flnc, in polemica con la corrente interna al movimento che fa capo a François Santoni. Alle elezioni del 1992 le due liste indipendentiste (Mpa e Corsica Nazione) ottengono il 25 per cento dei suffragi, ma Orsoni perde il posto all’Assemblea a causa di una condanna per irregolarità finanziarie durante la campagna elettorale. Il suo Mpa si dissolve e lui lascia la Corsica nel 1996, nel pieno della guerra fratricida all’interno del movimento nazionalista. Vive in Nicaragua e in seguito in Florida, a Miami, dove gestisce una pizzeria. E nel 2006 si trasferisce a Barcellona dove lavora per una società concessionaria di videopoker, la Pefaco. Due anni dopo, Orsoni rientra in Corsica e diventa presidente della squadra di calcio dell’AC Ajaccio (Aca), che all’epoca militava in Ligue 2 (la Serie B francese), e lo stesso anno sfugge a un attentato. Da tempo l’ex presidente dell’Ajaccio ed ex politico si spostava seguìto da guardie del corpo e viaggiava su un’Audi 6 blindata. Per timore di essere preso di mira durante le partite della sua squadra, aveva addirittura fatto piazzare dei cecchini sulle colline attorno allo stadio di Ajaccio. Prima dell’agguato del 2008 alcuni stretti collaboratori di Orsoni erano caduti sotto i proiettili dei clan rivali. Nel 2015 si dimette dalla carica di presidente dell’Aca e viene sostituito da Léon Luciani, prima di tornare alla guida del club nel 2022 e lasciarlo nuovamente nel 2023.
Negli ultimi tempi faceva la spola tra Nicaragua e Corsica, dove era rientrato in questi giorni per assistere al funerale della madre e dove è stato freddato con un solo colpo di arma da fuoco. Il suo assassino, secondo quanto riportato da BfmTv che cita diverse fonti, è ancora in fuga.
Quello di Alain Orsoni è senza dubbio uno degli omicidi più eclatanti degli ultimi vent’anni dopo quello del presidente dell’ordine degli avvocati di Ajaccio Antoine Sollacaro nel 2012, che era anche il suo avvocato e il cui assassino è stato condannato a dicembre a 30 anni di carcere in assenza del presunto mandante dell’omicidio, Jacques Santoni, sospettato di essere il capo della banda criminale del “Petit Bar”. Quest’ultima era stata coinvolta nel progetto di assassinio di Alain Orsoni nel 2008. Da diversi anni esiste una forte rivalità tra il clan Orsoni e quello del “Petit Bar”. A metà maggio, Guy Orsoni, oggi quarantunenne e detenuto, è stato condannato a 13 anni di carcere a Marsiglia per aver tentato di uccidere nel 2018 Pascal Porri, presunto membro del “Petit Bar”. Lo stesso Porri è a sua volta indagato nell’ambito di un’indagine sul tentato omicidio di Guy Orsoni nel settembre 2018.