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l'editoriale dell'elefantino

Da Minneapolis un monito all'Italia: la politica del grilletto facile è un pericolo da combattere

Giuliano Ferrara

Se crolla l'establishment che protegge l'operato dei giudici americani, si apre la strada a un uso autoritario della democrazia, non temperata da poteri bilanciati e guidata da un solo uomo al comando. In Italia la responsabilità è di evitare che in nome della sicurezza si giustifichi la violenza

Quella di Trump non è una crociata per la sicurezza, ne ha solo la forma propagandistica. Scatenare forze speciali di polizia e conferire loro l’immunità quando sparano a vista contro immigrati illegali da estradare o contro cittadini americani che protestano è un crimine demagogico che si rivelerà anche un errore politico. Perfino lo zar del confine esterno designato da Trump ha detto che si deve accertare in sede di giustizia che cosa sia successo a Minneapolis, prima di pontificare sull’immunità di chi ha sparato. Peraltro è tutto giornalisticamente chiarissimo dalle evidenze filmate: un poliziotto dell’Ice dal grilletto facile, per paura o disprezzo della vita umana o altro, ha ammazzato una donna incolpevole che stava aggirando un brutale controllo di polizia. Questo è avvenuto nell’ambito di una radicalizzazione belluina del piano di sicurezza e di rimpatrio dell’immigrazione illegale concepito non con la nazione, con i poteri non federali, con le magistrature, ma contro le città democratiche, gli stati riottosi alle espulsioni che si fanno santuari dell’accoglienza indiscriminata, giusto o sbagliato che sia. Tutte cose che non hanno a che vedere con il grilletto facile e l’istituzione di polizie speciali e il sequestro delle indagini da parte dell’Fbi ultrapoliticizzata di Kash Patel, un altro braccio armato della legalità trumpiana. Nella tradizione americana purtroppo c’è il ricordo dello sceriffo, della legge del west e della nuova frontiera, del ladro di cavalli impiccato all’albero più vicino.

 

 

La insigne costruzione costituzionale e il giusto processo e l’indipendenza nonostante tutto dei giudici sono un modello ideale che funziona, e molto bene, se protetto da un establishment compos sui. Crollato l’establishment, sia repubblicano sia democratico, si apre la strada a un uso autoritario della democrazia, alla democrazia illiberale, non temperata da poteri bilanciati, guidata e illuminata da un solo uomo al comando in nome del suo potere di mandato elettorale. E allora l’America ridiventa il paese della pena di morte e dello spettacolo della pena di morte a favore delle vittime del delitto, ridiventa il paese delle armi facili in nome dell’autodifesa privata, gli apparati di repressione scontano l’indifferenza per le vite dei cittadini, di qualunque colore sia la loro pelle, come dimostrano i casi di George Floyd e di Renee Nicole Good, la protesta contro l’illegalità di stato diventa illegalità sociale, la spirale si avvita con conseguenze orribili.

 

 

Detto questo, visto che secondo la presidente Giorgia Meloni arriva l’anno della sicurezza anche in Italia, bisogna dire che noi siamo l’opposto simmetrico dell’America, e per fortuna, ma solo in un certo senso. Le garanzie sono incorporate nella nostra cultura e nella costruzione costituzionale antiautoritaria e antifascista, i casi di violazione patente della legalità riguardano massicciamente le carceri e i poveri cristi implicati in deviazioni drammatiche e mortali che in genere culminano in giuste campagne di denuncia umanitaria, in processi e in condanne senza alcuna immunità per i grilletti o le bastonate facili. Ma siamo anche il paese delle scarcerazioni irresponsabili, del coltello in crescita come arma di un dissennato regolamento di conti, anche privo di motivazioni minime, siamo il paese in cui si assiste allo spettacolo avvilente dell’insicurezza ai danni di vittime che si potevano evitare con una migliore tenuta della custodia in carcere dei delinquenti nazionali (tanti) o con espulsioni e rimpatri della manovalanza extranazionale del crimine e dell’attentato alla persona. Siamo il paese degli imam setteottobristi protetti dai vescovi della Chiesa cattolica e dai dementi in folla dell’ideologia pro palestinese o dai centri sociali cosiddetti. Il paese delle stazioni off limits, dei controlli antistalking e antifemminicidio che non funzionano, e di tante altre bellurie che fanno leggermente schifo. Opposizione e governo, la maggioranza in funzione di maggiore responsabilità, dovranno fare qualcosa per contenere il fenomeno prima che a qualche geniaccio di estremista venga in mente di fondare anche qui, come in Francia e in Germania, come in America, una psicologia di massa della sicurezza a ogni costo capace di produrre corpi speciali, grilletti facili, bastonature alla leggera e altre brutture, naturalmente per specularci sopra. 

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.