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editoriali

L'America first deraglia sulla Difesa

Redazione

Donald Trump annuncia 500 miliardi in più sui piani militari e spiazza gli investitori 

Mercoledì sera, a mercati chiusi, il presidente americano ha annunciato su Truth, “dopo lunghe e difficili trattative con senatori, ministri, deputati e altri responsabili politici”, di volere aumentare a 1.500 miliardi il budget per la difesa americana per il 2027 rispetto ai 1.000 miliardi stanziati per il 2026. Circa 500 miliardi in più in un solo colpo. Questa scelta, ha detto Trump, permetterà agli Stati Uniti di costruire “l’esercito dei nostri sogni a cui aspiriamo da tempo e che ci garantirà la sicurezza a prescindere dal nemico”. Che si tratti di un annuncio ad effetto o della reale intenzione di richiedere al Congresso il via libera all’aumento della spesa militare del 50 per cento, queste parole fanno capire quanto siano costose le ambizioni militari della Casa Bianca che smentisce così il suo mantra di America First. Le risorse, per Trump, arriveranno dai dazi anche se, come fanno notare alcuni analisti, le entrate tariffarie previste saranno diverse centinaia di miliardi inferiori a quanto il presidente chiede.

Intanto, l’annuncio ha creato un effetto asimmetrico sulla borsa newyorkese: i titoli legati alla difesa (Northrop Grumman, Lockeed Martin, Kratos Defence) sono schizzati consolidando i guadagni delle sedute che hanno seguito il blitz in Venezuela (e l’effetto si è propagato anche ai titoli della difesa europea, compresa Leonardo) mentre il listino tecnologico, il Nasdaq, si è indebolito in apertura quasi a temere un aumento dell’incertezza sul piano geopolitico e internazionale. Gli investitori hanno finora mostrato una certa freddezza di fronte alle nuove mire di conquista trumpiane tra America Latina ed Europa (Groenlandia), ma qualche preoccupazione comincia a trapelare dagli osservatori dei mercati a causa dell’impatto che nel lungo periodo ci potrebbe essere su inflazione, petrolio e crescita. Inoltre, l’aumento della spesa militare al 5 per cento del pil (dall’attuale 3,7) è considerato inaspettato e poco realistico per un paese con un debito pubblico tanto elevato come gli Stati Uniti. Ma con Trump non si può mai dire.

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