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Negli Stati Uniti
Il sindaco Jacob Frey difende il Minnesota dall'accanimento Maga
Lo stato, visto come esempio di successo progressista in una Rust Belt del Midwest, è nel mirino dei sostenitori di Trump sin dal 2020. E quando è avvenuto l’omicidio di Renee Good, il primo cittadino di Minneapolis ha detto apertamente agli agenti dell'Ice di levarsi di torno
L’uccisione di Renee Good a Minneapolis, in Minnesota, durante un confronto non violento con gli agenti dell’Ice, la polizia federale antimigranti statunitense, ha pesanti risvolti politici che seguono una tendenza ormai vecchia di settimane, con la classe politica dello stato, quasi integralmente di sinistra. Il brutale omicidio di una trentasettenne bianca, avvenuto in pieno giorno senza che le proteste in corso (per il quinto anno dall’attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021) prendessero una piega violenta, rientra nella strategia incendiaria dell’Amministrazione Trump, che mira a conquistare a novembre il controllo del potere dello stato. Servirebbe un incidente con le autorità, che autorizzasse quindi, almeno momentaneamente, l’uso da parte della Casa Bianca dell’Insurrection Act del 1807, lo stesso utilizzato ai tempi della guerra civile nel 1861 e nel 1992 durante le proteste californiane che ci furono dopo il pestaggio di Rodney King.
Il sindaco di Minneapolis, il democratico Jacob Frey, ha già affrontato le proteste che ci furono dopo l’assassinio di George Floyd nel 2020 e, durante la scorsa estate, ha gestito le conseguenze di una sparatoria avvenuta dentro una scuola cattolica. Frey, rieletto nel 2021 e nel 2025 contro due avversari di sinistra radicale, ha sempre avuto come obiettivo principale il riequilibrio delle relazioni tra la polizia locale, da anni percepita come eccessivamente violenta, e la comunità cittadina. In questo caso, per la prima volta, la minaccia è venuta dall’esterno, con interi quartieri invasi da agenti mascherati. Frey in questa, come nelle occasioni precedenti, ha cercato di evitare scontri. Quando però è avvenuto l’omicidio, ha detto apertamente agli agenti levarsi di torno (le parole che ha usato lui sono più efficaci: get the fuck out of our city). Un’uscita insolita ma necessaria per evitare di passare come troppo indulgente nei confronti dell’Ice e mantenere intatto il capitale di fiducia politica con i propri cittadini che lo hanno riconfermato dopo che, quattro anni fa, aveva fatto passare per via referendaria un rafforzamento dei suoi poteri. Questo equilibrio lo rende una delle poche figure della politica statale a non aver subìto scandali o attacchi mirati sia da parte dell’opposizione repubblicana sia da parte della sinistra, che pure non ha gradito le sue critiche alle manifestazioni propal del 2024.
Bisogna fare però un passo indietro per capire come si sia arrivato a questo livello di scontro politico. Lo stato, visto come esempio di successo progressista in una Rust Belt del Midwest che oscilla da anni tra trumpismo e voto ai democratici, è nel mirino dei Maga sin dal 2020 e lo stesso presidente rimpiange di non aver usato le maniere forti. Il bersaglio favorito è Ilhan Omar, deputata musulmana che fa parte della “Squad” di Alexandria Ocasio-Cortez e ha origini somale. Periodicamente il presidente la attacca con post sui social, invocandone la deportazione in seguito alla denaturalizzazione. Nonostante la gravità delle minacce, i toni costantemente sopra le righe dell’attuale della Casa Bianca hanno di fatto ridimensionato i contenuti, anche se Omar vive da anni sotto scorta. Poi il dipartimento di Giustizia ha riesumato mediaticamente un vecchio caso di frode finanziaria attuato da alcune strutture che hanno preso finanziamenti pubblici per erogare servizi all’infanzia e pasti caldi agli indigenti. In alcuni casi le condanne ai truffatori, per fatti avvenuti durante la pandemia da Covid19, erano già state emanate nel corso del 2022, ai tempi dell’Amministrazione Biden. Solo che questa volta c’è stato un video manipolatorio di fronte a un asilo gestito dalla comunità somala girato dall’influencer di destra Nick Shirley che ha messo in moto la macchina dell’indignazione Maga, anche grazie alla viralità pilotata su una piattaforma come X, dov’è stato ricondiviso anche dal vicepresidente J. D. Vance.
La risposta balbettante del governatore Tim Walz, che pure ha cercato di minimizzare, è apparsa come scarsamente convincente. L’ex candidato vicepresidente dei democratici nel 2024 ha quindi deciso di non ricandidarsi a novembre, lasciando il terreno libero per un altro esponente della sinistra, che potrebbe essere la senatrice Amy Klobuchar. Nel frattempo, i democratici al Congresso si preparano a protestare con l’unica arma a loro disposizione: un potenziale shutdown dopo che i fondi stanziati lo scorso novembre si esauriranno il prossimo 31 gennaio.