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Trattori a Parigi
Contro le sue convinzioni, Macron è costretto a essere in minoranza sul Mercosur
Il presidente non ha avuto scelta e ha annunciato che la Francia voterà contro l'accordo di libero scambio con gli stati sudamericani. L’alternativa era votare “sì”, infiammare la protesta agricola, provocare la caduta del governo Lecornu ed essere accusato di tradire il paese
Bruxelles. Centonove trattori e 670 manifestanti a Parigi, la presidente dell’Assemblea nazionale coperta di fischi mentre cerca di dialogare con gli agricoltori, quattro autostrade e diversi depositi di carburanti bloccati, partiti di maggioranza e di opposizione che minacciano di censurare il governo: Emmanuel Macron non ha scelta nel giorno della conta europea sul Mercosur. Il presidente francese può vantarsi delle concessioni strappate alla Commissione di Ursula von der Leyen. Può essersi convinto che gli agricoltori francesi saranno tutelati dalle clausole di salvaguardia per bloccare le importazioni, dalle clausole specchio per impedire l’ingresso di prodotti coltivati con prodotti vietati nell’Ue e dai finanziamenti aggiuntivi promessi per la Pac. Macron sa anche quanto la firma sul Mercosur sia importante sul piano economico e geopolitico per un’Ue che necessita urgentemente di una strategia di diversificazione di fronte a Donald Trump. Ma il Mercosur sta alla Francia come il Mes sta all’Italia. E’ un trattato politicamente tossico e potenzialmente mortale per qualsiasi governo, compreso quello di Sébastien Lecornu. La Francia voterà “contro” l’accordo di libero scambio con il Mercosur, ha annunciato ieri sera Macron, constatando un “rigetto politico unanime”.
La presidenza cipriota del Consiglio dell’Ue ha confermato che all’ordine del giorno della riunione di oggi degli ambasciatori dei ventisette Stati membri ci sarà l’accordo di libero scambio con il Mercosur. Prima dovranno essere convalidate le clausole di salvaguardia concordate con il Parlamento europeo (stop alle importazioni dei prodotti sensibili in caso di aumento improvviso dell’8 per cento). Poi si conteranno i voti dei ventisette. Ungheria e Irlanda hanno ribadito il “no”. L’Italia è il paese chiave per arrivare alla maggioranza qualificata. A Bruxelles tutti si aspettano che Giorgia Meloni passi nel campo del “sì”, dopo le ultime concessioni della Commissione per il settore agricolo. Se sarà raggiunta la soglia di 15 paesi che rappresentano il 65 per cento della popolazione, scatterà la procedura scritta per approvare l’autorizzazione a von der Leyen di firmare, con ogni probabilità lunedì 12 gennaio in Paraguay. “Riteniamo che sia un accordo essenziale dal punto di vista economico, politico, strategico e diplomatico per l’Ue, e crediamo che, con le ulteriori garanzie e tutele introdotte negli ultimi 12 mesi, in particolare per rassicurare i nostri settori agricoli e agroalimentari, ora abbiamo sul tavolo un accordo che può essere sostenuto con piena fiducia da tutti i nostri Stati membri”, ha detto un portavoce della Commissione.
Come Meloni, anche Macron si era vantato di quanto ottenuto da von der Leyen. “La sovranità agricola e alimentare dell’Europa è la mia priorità. La Pac ne è il fondamento. Accolgo con favore gli annunci fatti oggi dalla Commissione in merito all’agricoltura nel prossimo bilancio pluriennale dell’Ue, che aggiungono 45 miliardi di euro ai quasi 294 miliardi di sostegno al reddito già garantiti agli agricoltori”, aveva detto Macron il 6 gennaio. “Non ci sarà alcun aumento dei prezzi dei fertilizzanti legato alla tassa sul carbonio alle frontiere (...). Dopo il rafforzamento del bilancio della Pac, abbiamo appena ottenuto dalla Commissione questi nuovi impegni per i nostri agricoltori. Era indispensabile”, aveva detto il 7 gennaio. I diplomatici francesi si lamentano che Meloni rivendichi il successo come suo, perché sarebbero stati loro a lavorare con la Commissione per le misure a favore dell’agricoltura. Secondo diverse fonti, Macron si era convinto che non ci sono più motivi per opporsi al Mercosur. Al contrario: l’intervento di Trump in Venezuela ha rafforzato le ragioni geopolitiche dell’accordo con Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay.
Ma a novembre l’Assemblea nazionale ha votato una risoluzione per impegnare il governo a votare contro. Un solo deputato si è opposto. Per la prima volta nel suo mandato, Macron è dunque costretto a votare “no” contro le sue convinzioni, ad accettare di essere messo in minoranza nell’Ue e a subire critiche in Francia per il suo isolamento e la sua sconfitta. L’alternativa era votare “sì”, infiammare la protesta agricola, provocare la caduta del governo Lecornu ed essere accusato di tradire la Francia. A poco più di un anno dalle presidenziali, con l’estrema destra del Rassemblement National favorita, Macron non poteva permetterselo.