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zero budget
Si dimette il capo dell'inchiesta Onu sul regime venezuelano (tutti i fondi dedicati contro Israele)
Marta Valiñas esce di scena citando l’incapacità delle Nazioni Unite di fornirle personale e stanziamenti adeguati. La perenne “crisi di liquidità” però non ha impedito al Palazzo di vetro di spendere cento milioni di dollari ogni anno per colpire lo stato ebraico
Era dal 10 aprile 2019 che António Guterres, segretario generale dell’Onu, non pronunciava la parola “Venezuela”. Guterres di Venezuela è tornato a parlare in risposta all’arresto di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti: “Sono profondamente preoccupato per il possibile intensificarsi dell’instabilità in Venezuela, per il potenziale impatto sulla regione e per il precedente che potrebbe creare sul modo in cui vengono gestite le relazioni tra gli stati. La situazione è critica, ma è ancora possibile impedire un incendio più ampio e distruttivo. Invito tutti gli attori venezuelani a impegnarsi in un dialogo inclusivo e democratico in cui tutti i settori della società possano determinare il proprio futuro, nel pieno rispetto dei diritti umani, dello stato di diritto e della volontà sovrana del popolo venezuelano”. E mentre Guterres postava la sua preoccupazione su X, la donna a capo dell’inchiesta dell’Onu sui diritti umani in Venezuela, Marta Valiñas, si dimetteva citando l’incapacità delle Nazioni Unite di fornirle personale e fondi adeguati, il che ha “influito notevolmente e negativamente” sul suo lavoro.
Nel 2020, la Valiñas documentò 5.094 casi di uccisioni extragiudiziali da parte delle forze di sicurezza di Maduro, che fino al 2022 aveva anche un suo uomo nello stesso Consiglio dei diritti umani dell’Onu a cui doveva rendere conto Valiñas. Quell’Onu che, in perenne “crisi di liquidità”, non trova i fondi per indagare a fondo su un regime che ha ridotto milioni di venezuelani alla disperazione, ma che nel frattempo non ha impedito al Palazzo di vetro di spendere cento milioni di dollari ogni anno per colpire Israele.
Sì, le Nazioni Unite spendono cento milioni all’anno in rapporti, dibattiti, meccanismi speciali e attività di comunicazione quasi esclusivamente per colpire Israele. Di conseguenza, all’Onu non hanno budget per indagare sulle brutali dittature in tutto il mondo. Jean Ziegler è stato l’esperto Onu sul diritto al cibo per molti anni. Il Venezuela ha nominato Ziegler, un alleato di lunga data del clan Castro, alle Nazioni Unite e gli ha dato il suo sostegno. In cambio, Ziegler ha elogiato Hugo Chávez (e poi Maduro).
Le Nazioni Unite, quel colosso burocratico eretto sulle ceneri della Seconda guerra mondiale con la nobile pretesa di preservare la pace e i diritti umani, si rivela ancora una volta per ciò che è realmente: un’arena dove i dittatori si pavoneggiano e le democrazie vengono messe alla gogna. Il Venezuela di Maduro, che ha trasformato un paese un tempo libero e prospero in un inferno di fame, repressione (migliaia di oppositori uccisi dagli squadroni della morte di Maduro) ed esodo biblico (7,7 milioni di venezuelani hanno lasciato il loro paese dal 2014 nel più grande esodo della storia dell’America Latina e in una delle più grandi crisi di sfollamento al mondo) la passa liscia, mentre dal 2006 il Consiglio dei diritti umani ha adottato oltre 112 risoluzioni contro Israele, più di quante ne abbia dedicate a Siria, Iran, Russia e Venezuela messi insieme.
Onu silenzioso anche sulle proteste in Iran di questi giorni. Mentre il Consiglio di sicurezza si è riunito per condannare il riconoscimento da parte di Israele del “Somaliland”, nessuna sessione urgente ha affrontato la repressione in corso nella Repubblica islamica. 34 morti in nove giorni e non sentirli. Il 2025 si è chiuso con zero condanne dell’Onu per Cuba, Cina, Sudan, Hamas e Venezuela; una per l’Iran; due per gli Stati Uniti e quindici per lo stato ebraico. Dal 2015, 156 condanne per Israele; otto per l’Iran e zero per il paradiso dei lavoratori bolivariani.