Tulsi Gabbard (foto Ap, via LaPresse)
l'analisi
Perché Tulsi Gabbard è stata esclusa dal dossier Venezuela
Il silenzio e il ruolo marginale della direttrice dell’intelligence nazionale durante il raid in Venezuela mettono in luce le tensioni interne all’Amministrazione Trump
Negli ultimi giorni i principali consiglieri per la sicurezza nazionale del presidente Donald Trump si sono prodigati nel lodare pubblicamente la sua audace decisione di lanciare il rischioso raid militare che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Ma una figura chiave è rimasta in gran parte assente dalla scena pubblica: la direttrice dell’intelligence nazionale Tulsi Gabbard.
Gabbard, veterana della guerra in Iraq che per anni si è espressa contro i costosi interventi statunitensi all’estero, ha atteso più di tre giorni prima di commentare pubblicamente l’Operazione Absolute Resolve. I suoi profili su X, dove mantiene account ufficiali e personali solitamente molto attivi, sono rimasti insolitamente silenziosi fino a quando martedì pomeriggio ha diffuso una dichiarazione stringata. E’ mancata all’appello anche su Fox News e su altre emittenti conservatrici, dove è stata spesso ospite, difendendo le priorità di Trump e attaccando i suoi presunti nemici con un tono che i precedenti capi dell’intelligence avevano evitato.
“Il presidente Trump ha promesso al popolo americano che avrebbe messo in sicurezza i nostri confini, affrontato il narco-terrorismo, i pericolosi cartelli della droga e i trafficanti di stupefacenti”, ha scritto martedì sul suo account ufficiale su X. “Complimenti ai nostri uomini e donne in uniforme e agli operatori dell’intelligence per l’esecuzione impeccabile dell’ordine del presidente Trump di mantenere la promessa attraverso l’Operazione Absolute Resolve”. I commenti di Gabbard a sostegno dell’operazione divergono nettamente dalle posizioni che aveva espresso sette anni fa, quando metteva esplicitamente in guardia contro un intervento in Venezuela. I suoi post sui social del 2019 sono tornati a circolare senza sosta negli ultimi giorni, spesso accompagnati da commenti sarcastici. […] Secondo tre funzionari statunitensi attuali ed ex, che hanno parlato a condizione di anonimato per fornire dettagli su operazioni sensibili, Gabbard ha avuto un ruolo marginale nella pianificazione e nell’esecuzione del complesso raid condotto tra la notte di venerdì e le prime ore di sabato a Caracas per catturare Maduro e sua moglie, Cilia Flores.
Il nucleo centrale del team era composto da Stephen Miller, vicecapo di gabinetto della Casa Bianca e consigliere per la sicurezza interna, dal segretario di Stato Marco Rubio, dal segretario alla Difesa Pete Hegseth e dal direttore della Cia John Ratcliffe, che hanno lavorato per mesi sulla questione, discutendo i piani dell’operazione in numerosi incontri riservati che talvolta includevano Trump, secondo una persona a conoscenza della pianificazione. Quel gruppo si trovava nella residenza di Trump a Mar-a-Lago, in Florida, quando l’operazione è iniziata nella tarda serata di venerdì. Gabbard non era presente, ha detto questa persona, e non faceva parte degli alti funzionari che hanno informato i parlamentari lunedì sera. Una portavoce di Gabbard, rispondendo a diverse email che chiedevano commenti sulla posizione della direttrice riguardo all’intervento di Trump in Venezuela e sul suo ruolo nell’operazione, ha rimandato al post pubblicato martedì su X. “Il presidente Trump ha piena fiducia nell’intero suo eccezionale team per la sicurezza nazionale”, ha dichiarato in una nota il direttore della comunicazione della Casa Bianca Steven Cheung. “I tentativi dei media tradizionali di seminare divisioni interne sono una distrazione che non funzionerà”.
Il giorno di Capodanno, mentre gli operatori speciali delle Forze armate statunitensi aspettavano con ansia che il meteo migliorasse a sufficienza per consentire l’avvio della missione, Gabbard ha pubblicato sul suo account personale su X delle foto che la ritraevano mentre faceva yoga su una spiaggia, apparentemente nel suo stato natale delle Hawaii. “Il mio cuore è colmo di gratitudine, aloha e pace”, ha scritto, aggiungendo l’emoji delle mani giunte in preghiera. L’intervento di Trump in Venezuela e le minacce ad altri paesi – da Cuba all’Iran, dalla Groenlandia alla Colombia – hanno messo in luce potenziali fratture all’interno della sua base politica e sollevato interrogativi su come le sue promesse “America First” si possano conciliare con quella che ora appare come una politica estera più muscolare e interventista.
Alla fine di ottobre, Gabbard si è rivolta a leader mediorientali e di altri paesi durante un evento a Manama, in Bahrein, affermando che l’Amministrazione Trump segnava l’inizio di una nuova fase della politica estera statunitense e la fine del “rovesciamento dei regimi [e del] tentativo di imporre il nostro sistema di governo agli altri”. “Sembra piuttosto evidente che non facesse parte di questa [missione Maduro] e che non faccia parte del cerchio ristretto da tempo, ammesso che lo sia mai stata”, ha detto un ex funzionario dell’intelligence statunitense parlando di Gabbard. “Lei è un’isolazionista, e Trump è una sorta di imperialista anomalo”, ha aggiunto il funzionario, parlando a condizione di anonimato per discutere osservazioni personali.
Nel ruolo di direttrice dell’Intelligence nazionale, incaricata di coordinare il lavoro di tutte le agenzie di intelligence statunitensi, Gabbard si è concentrata sull’attacco a quelli che lei e i suoi alleati definiscono nemici politici, accusati di far parte di un “deep state” non sufficientemente leale a Trump. Ad agosto ha revocato pubblicamente le autorizzazioni di sicurezza a 37 funzionari statunitensi attuali ed ex, tra cui uno dei massimi esperti di Russia della Cia. Questa decisione ha involontariamente danneggiato i tentativi dell’Amministrazione Trump di perseguire penalmente l’ex direttore della Cia John Brennan per presunte menzogne al Congresso su un’indagine sull’interferenza russa nelle elezioni del 2016, perché diversi dei funzionari colpiti dal provvedimento erano potenziali testimoni nel caso, secondo un funzionario attuale e uno ex. In un’altra mossa, a maggio Gabbard ha licenziato i due più alti funzionari del prestigioso National Intelligence Council, dopo che il gruppo aveva prodotto una valutazione che contraddiceva l’affermazione di Trump secondo cui il governo di Maduro stava dirigendo le attività della banda venezuelana Tren de Aragua. Gabbard ha inoltre promosso la declassificazione di documenti rimasti sepolti per decenni riguardanti gli assassinii del presidente John F. Kennedy, di Robert F. Kennedy e di Martin Luther King Jr. I fascicoli hanno fornito nuovi dettagli storici, ma nessuna rivelazione clamorosa. […] Il rapporto di Gabbard con il team di Trump è stato altalenante. Durante la campagna elettorale e la transizione, alcuni la vedevano come rappresentante, insieme al vicepresidente JD Vance e ad altri, di una generazione più giovane del movimento Make America Great Again. Gabbard è stata confermata di stretta misura dalla Commissione intelligence del Senato e poi dall’intero Senato per l’incarico di direttrice dell’intelligence nazionale.Ma funzionari della Casa Bianca si sono irritati per quella che hanno considerato una serie di passi falsi da parte di Gabbard e del suo ufficio.
Il 10 giugno Gabbard ha pubblicato sui social un video in cui raccontava una recente visita a Hiroshima, in Giappone, il luogo del bombardamento nucleare statunitense che contribuì a porre fine alla Seconda guerra mondiale. “Oggi ci troviamo più vicini che mai al baratro dell’annientamento nucleare, mentre élite politiche guerrafondaie fomentano irresponsabilmente paura e tensioni tra potenze nucleari”, diceva nel video. In seguito Trump ha affrontato Gabbard durante una riunione alla Casa Bianca alla presenza di altre persone, dicendole: “Ho visto il video, e non mi è piaciuto”, secondo una persona a conoscenza dello scambio.
Pochi giorni dopo, Israele ha iniziato ad attaccare i principali siti nucleari iraniani […]. A marzo Gabbard aveva testimoniato davanti al Congresso – riflettendo la valutazione della comunità di intelligence statunitense di allora – che l’Iran non stava costruendo un’arma nucleare, ma che la pressione sulla Guida suprema Ali Khamenei affinché lo facesse stava aumentando. Interrogato su quella affermazione a giugno, Trump ha detto che Gabbard si sbagliava. “Non mi importa di quello che dice”, ha dichiarato.
Warren P. Strobel
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