Ansa
fragili equilibri
La transizione di potere a Caracas e la paura che blocca il paese
Parla l'ex colonnello e analista di sicurezza e difesa venezuelano: "Oggi il potere è nominalmente nelle mani di Delcy Rodríguez, ma in realtà il potere militare e politico è nelle mani di Trump”
Roma. Dove va il Venezuela? Ne parliamo con Antonio María Guevara Fernández, analista di sicurezza e difesa venezuelano, colonnello in pensione (dal 2002), autore di numerosi libri e editorialista di El Nacional, uno dei due maggiori quotidiani storici del Venezuela. La testata ha subito il sequestro della sede da parte del regime e dal 2018 può operare soltanto online. “Sembra che il trio formato da Delcy Rodríguez, Diosdado Cabello e Vladimir Padrino López resti per ora al potere. Delcy Rodríguez, che in qualità di vicepresidente, in assenza di Nicolás Maduro, ha assunto la presidenza dopo aver prestato giuramento davanti all’Assemblea Nazionale, è stata anche indicata nominalmente dal presidente Donald Trump per guidare la transizione. Ma il potere è di fatto condiviso con Padrino, che controlla le Forze armate nazionali, e con Diosdado Cabello, che controlla le strade e i gruppi paramilitari. In qualità di ministro dell’Interno, Cabello è inoltre responsabile della repressione dell’opposizione”. Gli Stati Uniti hanno nel frattempo avvertito Diosdado Cabello che farà la stessa fine di Maduro se non collaborerà alla transizione. Ma come sta reagendo il popolo venezuelano? La diaspora festeggia, e talvolta i suoi esponenti arrivano allo scontro verbale con stranieri che manifestano a favore di Maduro. Ma all’interno del paese? Chi riesce a far arrivare messaggi confessa di avere molta paura. “Il popolo venezuelano è fin troppo passivo. Di fatto, il lunedì successivo al blitz, giorno feriale, la gente ha continuato a occuparsi delle proprie attività con assoluta normalità, come se nulla fosse accaduto. Ovviamente, ci sono due fattori che hanno influenzato l’andamento degli eventi. In primo luogo, è stato attivato un decreto di stato di emergenza, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Questo, naturalmente, conferisce al regime poteri straordinari di repressione”.
Si sa di almeno due persone arrestate per aver festeggiato l’arresto di Maduro, e anche 16 giornalisti sono stati brevemente detenuti. La ong Foro Penal ha inoltre ricordato che in Venezuela ci sono 863 prigionieri politici, chiedendo una amnistia generale. “Ovviamente, tutto questo genera una paura enorme. E’ chiaro che la reazione naturale a quanto accaduto il 3 sarebbe stata quella di scendere in piazza, per esprimere le proprie emozioni, la propria gioia, perché la democrazia potrebbe essere sul punto di essere ripristinata. Ma, oltre alla paura, che circola liberamente e paralizza la popolazione, non c’è stato alcun appello da parte della leadership dell’opposizione emersa dopo il 28 luglio”. Ma se il regime è così capace di incutere timore, come è stato possibile l’arresto di Maduro senza quasi alcuna resistenza? “Un certo grado di resistenza c’è stato, come dimostra un numero considerevole di vittime. Il regime cubano ha ammesso che 32 suoi militari, appartenenti alla cerchia di sicurezza interna di Nicolás Maduro, sono stati uccisi dagli americani durante l’operazione. Inoltre, sono stati conteggiati 25 morti venezuelani, appartenenti alle unità militari dislocate nelle immediate vicinanze della residenza di Maduro. Restano però forti dubbi sul fatto che Maduro sia stato tradito”. Secondo alcune ricostruzioni, Delcy Rodríguez avrebbe fatto arrestare il comandante della Guardia d’Onore Presidenziale, il generale Javier Marcano Tábata, accusandolo di aver disattivato i protocolli di difesa aerea di Forte Tiuna la mattina di sabato. “In realtà, alcuni specialisti militari hanno descritto con precisione specifici meccanismi tecnici in grado di negare l’accesso allo spazio e allo spettro elettromagnetico proprio nell’area in cui i commando si sarebbero infiltrati”. E ora che cosa può fare l’opposizione? “Questo è il punto più importante. Assegnando a Delcy Rodríguez la responsabilità della transizione, senza indicare una data precisa, Trump ha lasciato all’opposizione uno spazio di manovra molto ridotto. E’ vero che Trump, tramite il segretario di Stato Marco Rubio, ha dichiarato che quelle elezioni erano illegittime e che, di conseguenza, non esiste un presidente eletto. Tuttavia, in conferenza stampa ha affermato quasi testualmente che María Corina Machado è una brava donna, ma che non avrebbe i requisiti per esercitare la leadership durante la transizione. Questo può essere interpretato come un’apertura allo smantellamento formale dell’opposizione. E stiamo parlando di chi detiene il potere in questo momento, perché oggi in Venezuela il potere è nominalmente nelle mani di Delcy Rodríguez, ma in realtà il potere militare e politico è nelle mani di Trump”.