l'annuncio

Il Venezuela libera prigionieri politici. Ci sono anche gli italiani Gasperin e Pilieri. Attesa per Trentini

Maurizio Stefanini

Jorge Rodríguez parla di un gesto di distensione con "l'intenzione di perseguire la pace". Madrid annuncia che sono stati scarcerati quattro spagnoli. L'Italia spera per Alberto Trentini. Ma l’opposizione e le ong sottolineano che serve ancora il rilascio completo e giustizia per le vittime di tortura

A sorpresa, è stato annunciato il rilascio di “un numero significativo” di prigionieri politici in Venezuela da parte del presidente dell’Assemblea Nazionale Jorge Rodríguez, fratello della vicepresidente e presidente facente funzioni Delcy Rodríguez. “Considerate questo gesto, con la sua ampia intenzione di perseguire la pace, come il contributo che tutti dobbiamo dare per garantire che la nostra repubblica continui la sua vita pacifica e la sua ricerca della prosperità”, ha spiegato. Delcy Rodríguez ha ringraziato per la mediazione Lula, Zapatero e il Qatar.

Al momento di scrivere non si sanno ancora tutti i nomi, ma si sa che si tratterà di varie centinaia di persone, e che ci saranno anche stranieri. “Il governo bolivariano, insieme alle istituzioni statali, ha deciso di rilasciare un numero significativo di cittadini venezuelani e stranieri, e queste procedure di rilascio stanno avendo luogo immediatamente”, sono state le parole precise. “Si tratta di un gesto unilaterale di pace e non è stato concordato con nessun'altra parte”, ha sottolineato Jorge Rodríguez. 

 

L'annuncio riguarda anche l'Italia, perché tra i nomi dei rilasciati c'è quello dell'imprenditore Luigi Gasperin e del giornalista e politico italo-venezuelano Biagio Pilieri, da oltre 16 mesi detenuto nel carcere di Caracas.. Una svolta che riaccende le speranze per Alberto Trentini, da oltre 400 giorni nelle carceri di Caracas, e per gli altri connazionali reclusi nel paese sudamericano, come il commercialista piemontese Mario Burlò, partito per il Venezuela nel 2024 per esplorare nuove opportunità imprenditoriali, e detenuto da oltre un anno senza motivi chiari.. 

Gasperin, imprenditore di 77 anni, era stato arrestato il 7 agosto 2025 nello stato Monagas per presunta detenzione, trasporto e uso di materiale esplosivo presso gli uffici di una società di cui era socio di maggioranza e presidente, la  “Tecnica petrolera Wlp C.A” - che aveva collezionato 60 appalti con la società petrolifera di Stato Pdvsa. Era tra i 28 italiani, alcuni dei quali con doppia nazionalità, costretti al carcere in Venezuela per motivi legati alla politica, all'attività professionale o all'espressione di opinioni considerate scomode al governo di Maduro. Altri si spera possano essere rilasciati a breve, una volta completate le procedure. 

Il ministro Antonio Tajani si è messo in contatto con l'ambasciatore a Caracas, la rete consolare e esponenti della Chiesa e società civile in Venezuela: il governo, ha fatto sapere la Farnesina, ha "posto in essere azioni che possano garantire una soluzione favorevole per ogni singolo detenuto" e "accelerare" il rilascio degli altri connazionali.
 

Cinque detenuti spagnoli, quattro con cittadinanza solo spagnola, una con doppia cittadinanza spagnola-venezuelana, sono stati rilasciati in Venezuela.Si tratta di Andrés Martínez Adasme, José María Basoa, Miguel Moreno, Ernesto Gorbe e la spagnola-venezuelana Rocío San Miguel, difensore dei diritti umani ed esperta di questioni militari. A confermarlo fonti diplomatiche. Il ministro degli Esteri spagnolo, Josè Manuel Albares ha parlato di "un grande primo passo".

 

Fra i venezuelani rilasciati anche Enrique Marquez, già candidato alla presidenza del Venezuela, e Javier Tarazona, direttore dell'organizzazione non governativa Ong FundaRedes. La lista è stata confermata ad "Agenzia Nova" da persone vicine ad alcuni scarcerati.

  

La decisione arriva cinque giorni dopo l'operazione statunitense a Caracas, culminata nella cattura del dittatore venezuelano Nicolás Maduro, accusato di narcoterrorismo. L'organizzazione venezuelana per i diritti umani Foro Penal ha documentato almeno 863 persone incarcerate o perseguitate per motivi politici, tra cui 106 donne. Il suo direttore, Alfredo Romero, ha chiesto un'amnistia generale per tutti i detenuti. Tra loro anche 28 cittadini italiani, tra cui Alberto Trentini. “Un'amnistia generale per il rilascio dei prigionieri politici sarebbe un gesto importante per unire la popolazione venezuelana, ovviamente senza garantire l'impunità per i crimini contro l'umanità”, ha scritto Romero sul suo account X.

 

La Piattaforma Democratica Unitaria, la più grande coalizione di opposizione venezuelana, ha chiesto che il rilascio di tutti i prigionieri politici sia accompagnato da altre azioni urgenti e immediate. In una dichiarazione, la coalizione ha dichiarato: “Il rilascio di TUTTI i prigionieri politici, la cessazione della repressione e il disarmo dei gruppi irregolari che minacciano l'ordine pubblico sono azioni urgenti che devono essere attuate immediatamente, poiché dipendono esclusivamente dagli ordini dei responsabili”. La dichiarazione ha inoltre avvertito: "Non si può parlare di transizione democratica finché queste misure non saranno adottate". Anche la Ong Provea ha avvertito che il rilascio di alcuni prigionieri non è sufficiente per ottenere giustizia e ha chiesto il rilascio completo di coloro che sono incarcerati per motivi politici. “La tortura in Venezuela è diventata una pratica diffusa e sistematica, commessa quotidianamente nella maggior parte delle carceri e dei centri di detenzione del Paese”, ha affermato.

 

Le denunce includono testimonianze di arresti arbitrari, detenzione in isolamento, sospensione delle visite dei familiari e condizioni disumane in strutture come El Rodeo, Las Crisálidas e Tocorón. Provea ha insistito sul fatto che la chiusura di un centro di detenzione “non è sufficiente a garantire un senso di giustizia” e ha chiesto efficaci meccanismi di responsabilità e sanzioni per i responsabili delle violazioni dei diritti umani.

 

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva già dichiarato lunedì che il regime chavista stava procedendo alla chiusura di un centro di tortura nel cuore di Caracas, dopo la caduta di Maduro. “Ha torturato delle persone. Hanno una camera di tortura nel centro di Caracas che stanno chiudendo. Ma lui ha torturato delle persone", ha sottolineato.

 

La notizia ha generato una rapida reazione da parte delle famiglie dei detenuti, che stanno organizzando veglie e proteste a Caracas in attesa della conferma ufficiale dei nomi presenti nelle liste di rilascio. Il provvedimento è interpretato da diversi analisti come un tentativo da parte della fazione governativa rimanente di aprire canali di dialogo o di allentare la pressione internazionale, in una settimana che per la leadership del governo di Caracas è segnata da importanti traguardi legali nei tribunali statunitensi.

  

Ancora ieri, dopo giorni di attesa e di silenzio, la famiglia di Alberto Trentini, il cooperante detenuto in Venezuela, da oltre 400 giorni, aveva lanciato un appello ad “evitare qualunque strumentalizzazione” in giornate che potrebbero risultare cruciali per una svolta positiva del caso. I genitori – assistiti dall'avvocata Alessandra Ballerini – avevano invitato a “rispettare la consegna del silenzio indicata da Palazzo Chigi perché ogni parola sbagliata può compromettere la liberazione di Alberto. Ringraziamo tutti per la comprensione e la solidarietà”.