L'avanzata degli uomini del governo legittimo dello Yemen verso Aden (foto Getty)
nel mar rosso
Gli Emirati arresi e umiliati. L'epilogo (per ora) della sfida ai sauditi
I secessionisti del sud dello Yemen si ritirano da Aden e la strategia per controllare il Mar Rosso si dissolve nel giro di una nottata. La strana guerra tra gli alleati degli Stati Uniti
Nell’arco di una nottata, il piano attuato nell’ultimo anno dagli Emirati Arabi Uniti per controllare le rotte del Mar Rosso e il destino dello Yemen è fallito. Stanca delle provocazioni degli alleati di Abu Dhabi, in poche ore l’Arabia Saudita ha cooptato le milizie del Consiglio di transizione del sud (Stc), che hanno voltato le spalle agli Emirati e si sono schierate con Riad. Un gruppo di combattenti un tempo sodali dei separatisti e che si fa chiamare le Brigate dei Giganti, comandate da Abdulrahman al Mahrami che impartiva i suoi ordini comodamente da un hotel in Arabia Saudita, ha così preso il controllo di Aden per conto dei sauditi, costringendo ciò che restava delle Stc a ritirarsi. Dopo avere richiamato le sue forze armate dall’arcipelago di Socotra – 400 chilometri a sud dello Yemen, dove centinaia di turisti occidentali, tra cui decine di italiani, sono rimasti bloccati per giorni a causa del conflitto – ora gli Emirati hanno perso anche Aden. Il suo porto strategico era la chiave per controllare il paese, soprattutto se collegato con il Corno d’Africa, dove gli emiratini hanno basi e influenza in Somaliland e Puntland. Solo il mese scorso, le forze dell’Stc avevano occupato le regioni di Hadramawt e el Mahra, entrambe ricche di petrolio, togliendole al controllo del governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale e sostenuto dai sauditi. Ora, quelle conquiste sono perdute.
La controffensiva di Riad non si è fermata qui e anzi gli eventi hanno seguito un corso rocambolesco. Mercoledì, decine di leader delle Stc erano state invitate in Arabia Saudita per discutere una tregua. Secondo i separatisti del sud dello Yemen, più che di un invito si era trattato di un ordine: i sauditi avrebbero minacciato di bombardare Aden se la delegazione non avesse partecipato alle trattative. Arrivati a Riad però i cinquanta capitribù yemeniti sono scomparsi e nessuno è più riuscito a mettersi in contatto con loro.
Secondo le Stc, sarebbero stati sequestrati dai sauditi, ma poche ore dopo, quasi a smentire le accuse, l’ambasciatore saudita in Yemen si è fatto fotografare a Riad in compagnia di una ventina di capi yemeniti, tutti sorridenti. “Abbiamo rivisto le mosse recenti dell’Stc e del suo leader Aidarous al Zubaidi che ha danneggiato la causa del sud dello Yemen, anziché servirla, e ha minato l’unità nell’affrontare i nemici comuni”, ha scritto su X intendendo, per “nemici comuni” agli houthi, contro cui un tempo Arabia Saudita ed Emirati erano uniti in guerra.
Anche Aidarous al Zubaidi era atteso a Riad per i negoziati dietro “invito” dei sauditi, ma sospettando delle reali intenzioni di Riad gli emiratini hanno deciso di metterlo in salvo e di esfiltrarlo dallo Yemen per portarlo al sicuro ad Abu Dhabi. Mercoledì poco dopo mezzanotte, al Zubaidi si è imbarcato su un piccolo battello passeggeri, il Bamedhaf, salpato da Aden e arrivato a mezzogiorno del giorno dopo a Berbera, il principale porto del Somaliland. Una volta attraccato, al Zubaidi ha contattato telefonicamente un certo Abu Saeed, il cui vero nome è Awad Saeed Musleh al Ahbabi, vicecomandante delle Operazioni congiunte del ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti. Con il suo aiuto, il leader delle Stc è salito su un aereo cargo emiratino, un Il-76TD, che l’ha portato prima a Mogadiscio e poi ad Abu Dhabi accompagnato da un funzionario degli Emirati. L’aereo ha spento il segnale satellitare Ais rendendosi invisibile per poi riattivarlo nei pressi dell’aeroporto militare di al Reef, ad Abu Dhabi. Se conosciamo tutte queste informazioni sulle sorti di al Zubaidi lo dobbiamo al ministero degli Esteri dell’Arabia Saudita, che ha pubblicato un comunicato ufficiale insolito, perché pieno zeppo di dettagli. Lo scopo era dare un messaggio ad Abu Dhabi: sappiamo tutto di quello che avevate in mente, di come operate e di quali sono i vostri mezzi e i vostri uomini sul campo, anche in Somaliland. Giovedì, il quotidiano nazionale dell’Arabia Saudita, l’Arab News, ha pubblicato una grande foto di al Zubaidi con sopra scritto “Wanted”, accusandolo di tradimento.
Se per gli Emirati Arabi Uniti è stata un’umiliazione senza precedenti, per l’Arabia Saudita si è trattato di un’offensiva altrettanto inedita rivolta contro un paese alleato del Golfo. Non è chiaro quale ruolo abbiano giocato gli Stati Uniti. Nelle stesse ore in cui si svolgevano questi eventi, il ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan al Saud, era a Washington per incontrare il segretario di stato Marco Rubio. Gli americani sono alleati sia degli Emirati sia dell’Arabia Saudita, che oltre a investire massicciamente negli Stati Uniti sono anche in affari direttamente con la famiglia Trump e sono sponsor dell’accordo di pace a Gaza. Sembra che Rubio abbia spinto per una rapida soluzione diplomatica della contesa ma che comunque alla fine abbia prevalso la linea dura di Riad a scapito della famiglia reale emiratina al Nahyan, che tanto aveva investito nei suoi piani nel Mar Rosso. Oltre a ridisegnare la mappa delle forze in Yemen, i risvolti di questa resa sono ancora tutti da decifrare.
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