Chi era Renee Nicole Good, la donna uccisa da un agente dell'Ice a Minneapolis
Aveva 37 anni, era madre di tre figli. È stata uccisa, a pochi isolati da casa sua, con tre colpi di pistola durante un’operazione federale che non la vedeva come obiettivo. La sua morte riapre il dibattito sull’uso della forza dell'agenzia per l'immigrazione americana
Renee Nicole Good aveva 37 anni e tre figli. È stata uccisa a Minneapolis, a pochi isolati da casa sua, durante un’operazione dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice), in un episodio che ha subito scatenato proteste e un acceso dibattito nazionale sul ruolo delle forze federali.
Renee Good non era l’obiettivo del blitz dell’Ice, secondo quanto riferito ai quotidiani americani dalle autorità. Eppure, nelle prime ore di mercoledì, un agente federale le ha sparato tre colpi di pistola alla testa mentre la donna si trovava alla guida della sua auto, un suv Honda Pilot bordeaux, e cercava di allontanarsi dal luogo dell’operazione. Il governo americano ha sostenuto che l’agente avrebbe agito per legittima difesa e ha accusato Good di aver tentato di investire gli agenti. Ma le immagini video che sono circolate nelle ore successive all'incidente sembrano raccontare un’altra storia: mostrano l'uomo esplodere i tre colpi in rapida successione verso il finestrino del guidatore (uno ha attraversato il parabrezza, come si vede nelle foto della scena) mentre l’auto sterza a destra. Il Washington Post ha fatto un'analisi fotogramma per fotogramma della ripresa fatta da un testimone. In quelle immagini si vede il veicolo di Good superare l'agente mentre quest'ultimo spara all'autista. Inoltre, il video mostra l'agente camminare sulla scena per più di un minuto dopo la sparatoria. Immagini che smentiscono la dichiarazione di Trump, che ha scritto nel suo post su Truth che era "difficile credere che [l'agente] fosse ancora vivo".
Nata a Colorado Springs, Renee Nicole Good era laureata in inglese all’Old Dominion University, in Virginia, aveva studiato scrittura creativa e nel 2020 aveva vinto il prestigioso Academy of American Poets Prize per studenti universitari. Sui social si autodefiniva, con ironia, una “poetessa e scrittrice e moglie e mamma e pessima chitarrista dal Colorado”, alle prese con la vita a Minneapolis. Oltre alla poesia, coltivava una passione per il cinema, le maratone di film e l’arte “disordinata” da fare insieme ai suoi figli, come si legge in una mini-biografia pubblicata sulla pagina Facebook del Dipartimento di inglese e ripresa dal Minnesota Star Tribune.
Good lascia una figlia di 15 anni e due figli di 12 e 6 anni. Il più piccolo era nato dal matrimonio con il comico Tim Macklin, morto nel 2023. Renee viveva a Minneapolis con il suo compagno. Era cittadina statunitense, un dettaglio che in queste ore viene rilanciato da diversi esponenti politici del Minnesota, che stanno attaccando con forza l’operazione dell’Ice.
“Ha avuto una vita bella, ma anche difficile”, ha detto il padre al Washington Post. “Era una persona meravigliosa.” La madre l’ha ricordata come “una delle persone più gentili che abbia mai conosciuto: amorevole, indulgente, affettuosa” e ha detto che probabilmente durante il confronto con gli agenti "era terrorizzata". Parole che trovano eco nei messaggi di amici, vicini e rappresentanti politici che l’hanno descritta come una presenza generosa e luminosa nella comunità.
La morte di Renee Good è diventata rapidamente un caso politico. La senatrice democratica Tina Smith ha chiesto che l’Ice “lasci immediatamente il Minnesota” e ha invocato un’indagine completa e imparziale. La deputata statale Leigh Finke ha parlato di una “membro della comunità amata e celebrata, strappata alla sua famiglia”, chiedendo trasparenza e responsabilità.