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l'editoriale dell'elefantino
Contro le signore mie del madurismo
Prima il tribunale della Coscienza Morale Collettiva condanna l’America perché vuole esportare la democrazia, oggi perché vuole esportare petrolio. L’export di Bush e quello di Trump, dedicato a chi ha gli affettati sugli occhi
Signora mia, questo Trump non ha alcun interesse per l’export democratico, vuole solo il petrolio in funzione competitiva e di business con russi e cinesi, giganteggia per opportunismo, scarica la Machado alla prima botta, e ignora il presidente davvero eletto al posto di Maduro e ora in esilio in Spagna, agisce da colonialista, per lui le elezioni in Venezuela non sono un problema, l’importante è che il regime decapitato faccia quello che vuole Rubio sotto la supervisione di Donald, è un presidente clanico, dunque alla fine scendiamo in piazza per la liberazione di Maduro, stiamo stretti intorno alla presidenta ad interim Rodríguez, e viva siempre l’antimperialismo democratico.
Signore mie, c’era una volta un presidente americano, con il suo vice e il suo ministro della Difesa, si chiamavano George W. Bush, Dick Cheney e Donald Rumsfeld, erano ispirati dai neoconservatori, gente di sinistra assalita dalla realtà, come dicevano di sé, si preoccuparono di una risposta strategica alla provocazioncella jihadista delle Twin Tower, si impegnarono con il voto del Congresso e un assetto bipartisan, cacciarono i talebani dall’Afghanistan, e fecero in modo che gli afghani per vent’anni votassero il loro governo, i bambini e le bambine andassero a scuola, le donne fossero rispettate invece che lapidate, cose così, finché Trump concordò la resa e il suo successore Biden la realizzò nel modo che sappiamo; poi eliminarono il regime di Saddam Hussein, un socialista arabo anche lui come Maduro, altro socialista, con il vizio della tortura inflitta ai dissidenti, e fecero, con l’opposizione di francesi e tedeschi alcuni gravi errori come la convocazione di libere elezioni e la costruzione di uno stato canaglietta magari ma non canaglia, sacrificarono uomini donne mezzi e denari nell’assurdo proposito di espandere la democrazia in medio oriente, retrospettivamente riuscendo nell’impresa, visto che oggi l’Iraq non sta maluccio, e furono accusati dai benpensanti e altre signore mie di essere assetati di petrolio, di essere genocidari, criminali di guerra fottutissimi, e chi più ne ha più ne metta. Una volta il tribunale della Coscienza Morale Collettiva o Cmc condanna gli americani perché vogliono esportare la democrazia, un’altra volta perché vogliono esportare petrolio sotto la ferula della Chevron solo a chi interessa loro, infischiandosene allegramente dell’export democratico.
Tra la democrazia come strategia e bandiera della moral clarity e la democrazia come pretesto predatorio neocoloniale bisognerebbe optare una volta per tutte, a voler essere minimamente seri. Invece ogni volta prevalgono le fette di prosciutto ideologico ben distese sugli occhi della signora mia che chiacchiera, il realismo cinico è invocato a singhiozzo, dannato a singhiozzo, sono le intermittenze del cuore sempre a prevalere e a dettare la linea. A noi va benone che Maduro sia in un carcere di Brooklyn invece che nel palazzo di Miraflores, e speriamo in un processo giusto, con i migliori avvocati e giudici sperimentati e di sinistra, nominati da Clinton, e tutto il resto; ci va anche bene che la dittatura venezuelana sia in certo senso sotto tutela della dottrina Monroe rivisitata per l’occasione, speriamo che dal male minore di un golpe internazionale a metà venga una transizione democratica piena, ma quell’America del Norte dove il Congresso votava, i democratici erano associati per via politica a decisioni politiche, e l’obiettivo era esportare la democrazia, come avvenne in Europa dopo il 1945, ci sembrava, signore mie, migliore del male minore.