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Editoriali

86 italiani bloccati nello Yemen, come un anno fa. I danni dei social al turismo

Redazione

Il paese è fra quelli non sicuri da almeno dieci anni, per la Farnesina. Ma è anche uno dei più belli al mondo e l’arrivo degli influencer di viaggi lo ha reso una meta ancora più appetibile, con prezzi esorbitanti

Libertà e democrazia hanno a che fare anche con il passaporto. Sono i governi autoritari quelli che smettono di emetterli: un paese democratico non vieta ai suoi cittadini i movimenti, al massimo li avverte. E’ per questo che il ministero degli Esteri italiano gestisce il sito Viaggiare sicuri, dove lo Yemen è considerato un paese non sicuro – almeno da dieci anni, cioè dall’inizio del conflitto interno. Ma il paese è anche uno dei più belli del mondo, e in particolare l’isola di Socotra, di fronte al Golfo di Aden, è un luogo paradisiaco per natura e spiagge: lì i turisti internazionali sono quasi sempre in una bolla lontana dai combattimenti e dalle situazioni pericolose. L’arrivo degli influencer di viaggi sui social ha reso poi la meta ancora più appetibile, con prezzi esorbitanti da parte dei tour operator (una settimana a Socotra dall’Italia costa circa 1.700 euro, poco meno del reddito medio annuo pro capite dello Yemen). Ma chiunque prenda un volo oggi dovrebbe prima riflettere sulla complessità dei conflitti, che hanno cicli interni di remissione e di recrudescenza improvvisi.

Già a maggio dello scorso anno 15 turisti italiani erano rimasti bloccati sull’isola di Socotra dopo che Air Arabia aveva cancellato il loro volo di ritorno verso gli Emirati: la Farnesina si era attivata per farli rientrare una settimana dopo la data prevista (“Stiamo bene, ma l’attesa è snervante”, aveva detto uno di loro). Dopo quell’episodio, il ministero degli Esteri aveva pubblicato un avviso specifico per l’isola di Socotra. Ma la notizia di questi giorni è che il ministero degli Esteri (e l’ambasciata di Riad competente per lo Yemen) si sta attivando per far rientrare circa 86 (ottantasei!) italiani di nuovo bloccati sull’isola, dopo che i collegamenti aerei sono stati interrotti negli ultimi giorni a causa dell’escalation della crisi tra fazioni armate rivali. Stanno bene, rientreranno presto. Ma viene da chiedersi se, prima di partire, questi viaggiatori non dovrebbero fidarsi un po’ meno dei tour operator e degli influencer su TikTok, e un po’ di più della Farnesina. O, banalmente, dei vituperati giornali.

 

 

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