Foto Epa via Ansa
la lettera
Un intervento selettivo e sostenibile. Perché dico sì al blitz americano in Venezuela
Tra l’illusione dell’Onu e i fallimenti dell’“export della democrazia”, resta una sola scelta: difendere libertà e autodeterminazione con interventi sostenibili, anche militari. Ci scrive il segretario nazionale del Partito Liberaldemocratico
Al direttore - Cerchiamo di procedere con ordine. C’è chi pensa che i valori di libertà e democrazia debbano essere diffusi il più possibile, e c’è chi invece li ritiene valori non necessari, sopravvalutati o persino dannosi. A noi interessa il primo gruppo. Il secondo lo lasciamo volentieri a Putin, Xi Jinping, Khamenei, Kim Jong Un, Hamas e i loro numerosi e crescenti supporters.
Il primo gruppo però si divide in due ulteriori categorie. La prima pensa che i popoli debbano arrangiarsi da soli: se vogliono libertà e democrazia, se la conquistino da soli con le proprie forze, che noi abbiamo già tanti pensieri. La seconda categoria invece pensa che libertà e democrazia rappresentino valori universali, da difendere e da diffondere il più possibile con supporto esterno, anche militare.
Questa seconda categoria ha a lungo accarezzato l’illusione che a farlo potesse essere un organismo internazionale super-partes, una sorta di “governo mondiale illuminato” che tanti (ulteriormente illusi) hanno tradizionalmente identificato con l’Onu. Ma tale ipotesi è miseramente fallita. E per un motivo molto semplice: l’Onu – come qualsiasi altro organismo internazionale – altro non è che la somma algebrica dei sistemi politici nazionali. Gran parte dei quali considera libertà e democrazia concetti superati, superflui, negativi. Ne deriva che non potrà essere questo il “poliziotto buono”. E da qui alle commistioni tra Unwra e Hamas o alle varie “relatrici speciali” il passo è breve. Come se non bastasse, questa categoria poi è stata ulteriormente delusa dai tentativi unilaterali di diffondere (“esportare”, si diceva) democrazia e libertà. Il misero fallimento delle avventure americane in Vietnam, Somalia, Iraq e Afghanistan ha insegnato che non è possibile imporre con le armi libertà e democrazia a popoli che non l’hanno mai conosciuta e in fondo non ne hanno neanche mai fatto richiesta, se non fittiziamente da parte di chi semplicemente cercava l’aiuto occidentale per sostituirsi al dittatore di turno.
Dopo questa gara a eliminazione, cosa rimane a chi ancora pensa che – a maggior ragione nel mondo di oggi – libertà e democrazia vadano difese e diffuse a tutti i costi? Due sole opzioni. O rintanarsi nel gruppone di chi pensa che i popoli oppressi debbano arrangiarsi da soli, oppure sostenere interventi (sì, anche militari: nessun dittatore se n’è andato mai con la moral suasion) che però rispettino alcune condizioni di sostenibilità.
A mio parere l’intervento americano in Venezuela le rispetta. E’ avvenuto in un paese dove esiste una opposizione autenticamente democratica, che non solo gode di ampio riconoscimento internazionale (sancito addirittura col premio Nobel alla Machado), ma che ha addirittura vinto democratiche elezioni, ignorate ferocemente dal dittatore Maduro. E’ quindi già pronto, ed è ovviamente condizione assolutamente necessaria per giudicare con favore l’intera operazione, quello che è tragicamente mancato in passato: un piano per il “dopo”, che rispetti in pieno l’autodeterminazione dei popoli. E in secondo luogo, tutto ciò non è stato raggiunto tramite una lunga avventura militare con enormi costi in termini di vite umane e sofferenze per la innocente popolazione civile, bensì con un intervento selettivo di 60 minuti che, speriamo vivamente sia confermato, non ha creato nessun tipo di “danno collaterale”.
La democrazia liberale è sotto attacco, da nemici esteri e interni, come mai negli ultimi 80 anni. Ciascuno è libero di chiudere gli occhi e pensare che libertà e democrazia un giorno trionferanno da soli. O di invocare un diritto internazionale morto e sepolto molto tempo fa, spesso proprio ad opera dei dittatori la cui dipartita ora sembra scandalizzare così tanto.
Altri, tra cui noi del Partito Liberaldemocratico, pensano che il tempo che viviamo richieda coraggio e forza. Coraggio e forza di aiutare i giovani iraniani, di contrastare il progetto dei Fratelli Musulmani in occidente, di tener testa a Putin, e di aiutare i popoli derubati del loro diritto di autodeterminazione. Sempre che libertà e democrazia siano valori a cui in fondo teniamo per davvero.
Luigi Marattin, deputato, segretario nazionale del Partito Liberaldemocratico