Nicolas Maduro e il ministro della Difesa Vladimir Padrino López (foto Ansa)

lo scenario

Perché non basta la cattura di Maduro per smantellare il regime venezuelano

Maurizio Stefanini

La Machado ha il consenso del popolo, ma non il controllo delle forze armate, che ora rispondono alla vicepresidente Rodríguez. Ufficiali di grado superiore e in pensione controllano la distribuzione alimentare, le materie prime e la compagnia petrolifera statale Pdvsa, mentre decine di generali siedono nei consigli di amministrazione di aziende private

Ha suscitato un certo scalpore che Trump nella conferenza stampa rilasciata dopo la cattura di Maduro abbia prima definito la vicepresidente del Venezuela Delcy Rodríguez come disposta a “fare ciò che riteniamo necessario per rendere il Venezuela di nuovo grande”, ed ha poi minimizzato il ruolo di María Corina Machado. “Nessuno prenderà il potere. Hanno una vicepresidente (Delcy Rodríguez) che è stata scelta personalmente da Maduro, e ora è lei la vicepresidente, e immagino che ora sia anche la presidente”, sono state le sue esatte parole. “Marco (Rubio) sta lavorando direttamente (con Delcy Rodríguez). Ha appena parlato con lei, e lei è essenzialmente disposta a fare ciò che riteniamo necessario per rendere il Venezuela di nuovo grande", ha poi informato, per aggiungere: “Governeremo il Venezuela, lo salveremo. È un paese morto”. Dunque, metteranno “il Venezuela sotto steroidi”. Successivamente, in un’intervista al New York Post ha ribadito che gli Usa non schiereranno truppe in Venezuela né effettueranno nuovi attacchi se la vicepresidente Delcy Rodríguez “farà ciò che vogliamo”.

Sulla leader dell’opposizione ha invece osservato che sarebbe “molto difficile” per la premio Nobel diventare leader del Venezuela. Sebbene sia una “donna molto gentile, non ha il sostegno o il rispetto necessari all'interno del paese”. Personaggi influenti dell’opposizione venezuelana parlando in condizioni di anonimato ci hanno addirittura manifestato il dubbio che Trump col suo tipico stile pasticcione potesse aver fatto confusione con i nomi. Una insofferenza del presidente Usa per la Machado è comunque trapelata nella prima dichiarazione del suo ufficio stampa alla notizia del Premio di Oslo: non di apprezzamento ma di disappunto perché non fosse stato appunto insignito il tycoon. E sembra abbastanza evidente che nel Comitato di Oslo ci sia stata anche l’intenzione di fare uno sberleffo a Trump, col premiare qualcuno diverso da lui cui non potesse fare rimproveri ideologici. La Machado ovviamente non si può permettere di scontrarsi con la Casa Bianca, e ha cercato in tutti i modi di distendere i toni, parlando con lui e dedicandogli il Premio. Ma sembra evidente che certi nodi stiano tornando al pettine, al di là della presumibile confusione del modo con cui Trump vede le cose.

Delcy Rodríguez pochi minuti prima in tv aveva però denunciato l’aggressione militare venezuelana e chiesto conto delle condizioni di Maduro. C’erano stati dubbi se fosse in Russia, poi smentito da Mosca. È poi tornata tv insieme ad altri alti funzionari per denunciare la detenzione di Maduro, che ha definito un rapimento. “Chiediamo l'immediato rilascio del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, Cilia Flores”, ha dichiarato riferendosi a Maduro come “l'unico presidente del Venezuela”.

Evidentemente, o Trump o la Rodríguez non la dicono giusta. Va ricordato che il Vicepresidente in Venezuela non è eletto dal popolo, ma è nominato dal presidente con funzioni di primo ministro alla francese, anche sfiduciabile dall’Assemblea Nazionale a maggioranza qualificata. In teoria, se il presidente viene meno subentra, ma dovrebbe convocare nuove elezioni entro 30 giorni. Il Tribunale Supremo di Giustizia ha dunque fatto una dichiarazione di presidenza a interim per assenza “temporale”, dal momento che Maduro è stato rapito. Significa che formalmente è ancora lui presidente. “Si ordina alla cittadina Delcy Eloína Rodríguez Gómez, Vicepresidente Esecutiva della Repubblica, di assumere ed esercitare, in qualità di interinale, tutti i poteri, i doveri e le facoltà inerenti alla carica di Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, al fine di garantire la continuità amministrativa e la difesa integrale della nazione”, ha annunciato la Presidente del Tsj Tania D’Amelio, in una dichiarazione trasmessa su radio e televisione. Questa situazione può durare 90 giorni ed essere prorogata dall’Assemblea Nazionale per altri tre mesi. Dunque, ci sono sei mesi per capire cosa fare.

In effetti, vari simpatizzanti dell’opposizione riconoscono che la Machado ha il consenso del popolo, ma non il controllo delle forze armate. E anche se lo avesse resterebbero in Venezuela altri soggetti armati, dai guerriglieri colombiani di Eln e Farc dissidenti ai collettivi chavisti. La necessità che la transizione sia accettata e concordata è piuttosto condivisa ed ha portato a vari negoziati con mediazione internazionale. Ultimo il Processo di Barbados, che poi Maduro non rispettò, col manipolare le elezioni.

La Rodríguez ha anche riferito questo sabato sull'attivazione del Consiglio di Difesa Nazionale e sulla presentazione al Tsj del decreto che dichiara lo stato di agitazione esterna. Secondo il nuovo presidente ad interim del regime, i poteri conferiti dal decreto consentiranno la mobilitazione delle Forze Armate Nazionali Bolivariane in tutto il Paese, il controllo militare immediato delle infrastrutture di servizio pubblico, dell'industria degli idrocarburi e delle industrie di base per garantire. Le misure sembrano confermare la triade al potere tra la Rodríguez, il ministro dell’Interno Diosdado Cabello e il ministro della Difesa Vladimir Padrino López. 

Questa struttura di potere rende lo smantellamento dell’attuale governo venezuelano più complesso della rimozione di Maduro, secondo i pareri della maggior parte degli analisti. “Si possono rimuovere quanti pezzi del governo venezuelano si voglia, ma ci vorrebbero più attori a diversi livelli per spostare l'ago della bilancia”, ha affermato un ex funzionario statunitense coinvolto in indagini penali in Venezuela. La chiave è soprattutto Cabello, considerato “l'elemento più ideologico, violento e imprevedibile del regime venezuelano”. Ex ufficiale, compagno di golpe di Chávez e importante personaggio del partito socialista, esercita influenza su una parte significativa delle forze armate, sebbene l'esercito venezuelano sia formalmente guidato dal Ministro della Difesa Padrino da oltre dieci anni. Il Venezuela conta ben 2.000 generali e ammiragli, più del doppio rispetto agli Stati Uniti. Ufficiali di grado superiore e in pensione controllano la distribuzione alimentare, le materie prime e la compagnia petrolifera statale Pdvsa, mentre decine di generali siedono nei consigli di amministrazione di aziende private. Cabello è stato anche strettamente associato alle milizie filogovernative, in particolare ai gruppi di civili armati in moto noti come colectivos. Oltre ai contratti, i funzionari militari traggono profitto dal commercio illecito, affermano disertori e investigatori statunitensi, attuali ed ex. Una analisi è che “ci sono dai 20 ai 50 ufficiali nell'esercito venezuelano che devono andarsene, probabilmente anche di più, per rovesciare completamente questo regime”.

Secondo il progetto di Trump, le figure chiave del team di transizione sarebbero il Segretario di Stato Marco Rubio e il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, e dovrebbero collaborare con un “gruppo” non ancora pienamente specificato per supervisionare il paese. Qualcuno sulla base di quel che ha detto Trump ipotizza divisioni tra la fazione “civile”, guidata da Delcy Rodríguez e suo fratello Jorge, presidente dell’Assemblea Nazionale, e appunto i militari Cabello e Padrino. Il modo in cui Maduro è stato preso a sorpresa grazie a presumibili “talpe” farebbe però intendere che la Cia potrebbe avere “risorse” anche tra i militari.

Magari, da avviare anche esse a sorpresa.